Il Movimento 5 Stelle torna sul reddito di cittadinanza, già misura manifesto del partito su scala nazionale e poi abolito dal governo in carica, e lo fa riproponendo la misura in formato regionale. Il gruppo parlamentare all’Ars ha infatti depositato il disegno di legge per istituirlo, rendendo così strutturale la misura una tantum dell’attuale governo regionale sul “reddito di povertà”. L’iniziativa è stata presentata dal coordinatore regionale, il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola, insieme a Nunzia Catalfo, già ministra del Lavoro e figura di riferimento del reddito di cittadinanza nazionale, Aldo Penna promotore della bozza di legge, Roberto D’Agostino, già Presidente del Comitato provinciale INPS di Palermo, Giancarlo Minaldi, docente di Scienze Politiche e Giampiero Trizzino, già deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana.
I fondi ci sono ma sono spesi male
Secondo Nuccio Di Paola ci sono “tantissimi milioni di euro che ogni anno vengono messi nel bilancio della Regione e vengono utilizzati per cose improprie”. Il riferimento è anche alle ormai note sagre di paese che, secondo il coordinatore regionale Cinque stelle, vanno bene per il rilancio turistico del territorio ma secondo l’idea pentastellata siciliana i fondi “si possono utilizzare per aiutare tantissimi siciliani e soprattutto ricordiamo che quei fondi vanno nelle tasche dei siciliani e vengono spesi nel territorio siciliano e nelle attività commerciali siciliane”. Sulla concreta possibilità che nel corso dell’attuale legislatura si possa trovare una maggioranza a Sala d’Ercole per approvare una proposta del genere, Di Paola ricorda la misura del presidente Schifani “che nel 2025 ha stanziato 50 milioni di euro solo per un anno”.
Una misura anti povertà ed anti microcriminalità
Il Movimento 5 stelle vuole quindi rendere “la misura più strutturata, allargando i benefici a quella platea di centomila famiglie che in questo momento sono in assoluta difficoltà – dice Nuccio Di Paola – e soprattutto questa misura interviene su tantissimi giovani che vengono attratti dalla microcriminalità”. Sull’idea di proporre un reddito regionale durante la legislatura che ha gli stessi colori di quella nazionale che ha abolito il reddito di cittadinanza nazionale, il coordinatore regionale sostiene che si tratta di una contraddizione del centrodestra regionale: “Abbiamo sempre detto che quelle centinaia di milioni di euro che arrivavano in Sicilia tramite il reddito di cittadinanza venivano spesi qui in Sicilia”. Si punta quindi sulle ricadute della misura a sostegno delle persone in difficoltà economica. Gli effetti indiretti che contribuiscono al Pil della regione.
Da 50 milioni dell’una tantum di Schifani a 200 milioni
Le coperture, secondo Nuccio Di Paola, “possono venire già dal bilancio della Regione Siciliana, poi vedremo se ci possono essere pure fondi extraregionali che possono essere utilizzati per il reddito di cittadinanza siciliano”. Sull’ordine di ampiezza della platea di eventuali beneficiari, quindi della necessaria copertura finanziaria per sostenere l’iniziativa, il vicepresidente dell’Ars spiega che ci sono le varie statistiche fatte lo scorso anno da Irfis per la misura voluta e realizzata dal presidente della Regione Renato Schifani con il contributo una tantum alle fasce più deboli. Lo stesso Nuccio Di Paola intende chiedere ad Irfis FinSicilia accesso alla documentazione relativa alle centomila famiglie che avevano fatto richiesta a fronte di uno stanziamento di 50 milioni di euro che sono stati sufficienti per circa diecimila famiglie. L’intenzione del Movimento siciliano è di arrivare a 200 milioni.
Si attende intanto la parifica dei rendiconti regionali
Per poter concretamente coprire la misura, il cui disegno di legge è stato depositato oggi all’Ars, bisognerà attendere con ogni probabilità la parifica di almeno due dei tre rendiconti regionali ancora fermi alla Corte dei Conti e per i quali il presidente della Regione auspica si riesca a concludere entro l’estate. Già la parifica dei rendiconti 2022 e 2023 svincolerebbero seicento milioni di euro. La parifica del rendiconto 2024, con il l’avanzo della Regione di oltre due miliardi di euro, darebbe il via ad impegni di spesa più consistenti ed anche strutturali.
Il reddito di cittadinanza esiste anche in Bulgaria
La misura riproposta dai Cinque stelle, che il promotore della bozza di ddl Aldo Penna ricorda esistere perfino in Bulgaria, deve però fare i conti – in modo favorevole o contrario – con le emergenze che adesso la Sicilia si trova a dover affrontare e causate principalmente dal ciclone che l’ha colpita e travolta. Inoltre, la presidenza dell’Ars è di Gaetano Galvagno, che fa parte dello stesso partito che ha conquistato Palazzo Chigi ed abolito il reddito di cittadinanza del primo governo Conte. Resta comunque una bandiera, alta, che il Movimento 5 Stelle siciliano pianta con il proprio ddl in vista di una campagna elettorale regionale che non escluderà colpi su alcun fronte, inclusa la povertà, la povertà relativa e la microcriminalità dilagante anche in Sicilia.
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