È stata inaugurata martedì 10 marzo al Parlamento europeo di Strasburgo la mostra fotografica “Le rose spezzate e il metodo Chinnici in Europa”, promossa dall’europarlamentare Caterina Chinnici.
Tener viva la memoria dei magistrati morti per difendere la legalità
L’iniziativa ha l’obiettivo di mantenere viva la memoria dei 28 magistrati che hanno dedicato la propria vita alla difesa della legalità e dello Stato, a partire proprio da Rocco Chinnici, che ha profondamente innovato il metodo di contrasto alla criminalità organizzata: un approccio che oggi rappresenta un modello di riferimento per la legislazione europea.
“Portarla nelle istituzioni europee significa trasformarla in responsabilità e impegno concreto, affinché il Metodo Chinnici, fondato su collaborazione e coraggio, continui a rappresentare un modello europeo di contrasto alla criminalità organizzata – spiega l’europarlamentare Caterina Chinnici – Ho voluto portarla qui, al Parlamento europeo di Strasburgo, perché i volti e le storie di questi magistrati raccontano un impegno e un sacrificio che appartengono ai valori fondanti dell’Europa”.
Le rose e quel legame col padre Rocco
All’inaugurazione sono intervenute la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e le vicepresidenti Pina Picierno e Antonella Sberna. Presenti inoltre la curatrice della mostra Lavinia Caminiti e una delegazione di baby sindaci della città di Varese e provincia accompagnati dai loro insegnanti.
“Il titolo della mostra nasce anche da un ricordo molto personale – continua Chinnici – Le rose erano la grande passione di mio padre: amava coltivarle nel giardino di casa nostra. Ho sempre pensato a quelle rose come a vite curate con dedizione per il bene comune e spezzate troppo presto. Ma il loro esempio continua ancora oggi a indicare una strada”.
“Con questa mostra ho voluto proprio questo: ricordare quelle storie e, soprattutto, trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità, della responsabilità e dell’impegno civile – conclude – mi auguro che questo percorso non si fermi qui: l’idea è che la mostra possa presto essere replicata anche in Italia, per continuare a diffondere questa memoria e questi valori”.
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