Edgar Allan Poe (1809-1849) scriveva ironicamente: “L’ignoranza è una benedizione. È una benedizione completa quando è così profonda da non sospettare neppure sé stessa”.
L’ignoranza è il male dei nostri giorni, dovuta in gran parte agli smartphone, i cui possessori si convincono di sapere tutto in quanto vi possono trovare ogni risposta, anche se quasi sempre lapidaria. Poi, però, queste risposte non vengono immagazzinate e ordinate nel proprio cervello, cosicché all’interno di ognuno non si forma quel complesso di informazioni indispensabili a capire eventi, fatti e circostanze. Non solo, ma non avendo sufficienti cognizioni, le persone sono oggetto di paure dell’ignoto, cioè di ciò che non conoscono.
Gustave Flaubert (1821-1880), nel 1857 dava un consiglio, attuale anche oggi: “Occorre leggere per vivere”. Per inteso, non la vita materiale, come quella degli animali, ma la vita delle persone (animali umani), dotate di capacità elaborative su ciò che conoscono e intuitive su ciò che non conoscono.
Ignoranza e presunzione: un binomio pericoloso che alimenta la cultura del favore
Come si scriveva prima, ciò che non si conosce genera paura, ma la paura si può vincere solo apprendendo quello che non si sa.
Spesso gli ignoranti (cioè coloro che ignorano) sono anche presuntuosi e quindi si difendono con comportamenti inadeguati, che colpiscono altri ignari più deboli.
Le persone pensano se hanno coscienza, ma non basta. Debbono avere anche la forza di non essere presuntuose. Chi è presuntuoso è anche pericoloso, perché può compiere atti e gesti dannosi per i terzi. Quindi, chi è ignorante e presuntuoso è capace di fare carognate e poi si muove su quel lurido binario che è la cultura del favore. Per cui, non solo pretende, ma in più non ha mai riconoscenza per ciò che riceve dagli altri, anche gratuitamente. La riconoscenza, infatti, è delle persone perbene, che però non sono molte.
Gli ignoranti hanno paura, si scriveva, ma non hanno la consapevolezza che per togliersi da quello stato dovrebbero leggere e informarsi, soprattutto tramite libri e giornali di carta perché, come espresso più volte, questi consentono una migliore memorizzazione dei contenuti.
Da Enrico VIII a Thomas More: quando l’ignoranza del potere cambia la storia
Una carognata storica la fece il Re d’Inghilterra, Enrico VIII (1491-1547), quando ripudiò la moglie, Caterina d’Aragona, per sposare Anna Bolena.
Thomas More (1478-1535) bollò quell’atto in maniera pesante e ricevette l’allontanamento da parte del Re, il quale si privò volentieri di quell’alta personalità che lo criticava e, contemporaneamente, scisse la Chiesa anglicana da quella cattolica, divenendone anche il capo.
La storia ci ricorda tanti fatti di scissione dovuti a comportamenti non adeguati all’Etica, come quello che ebbe Papa Leone X quando scomunicò Martin Lutero (1483-1546) nel 1515, il quale fondò il protestantesimo, ancora oggi presente.
Cultura è Libertà: la lettura come antidoto contro l’ignoranza e la manipolazione
L’antidoto contro l’ignoranza è dunque la lettura, lo ripeteremo fino alla nausea. La lettura che dà cultura e libertà, per cui possiamo coniare la frase: Cultura è Libertà.
Chi è in possesso di cognizioni vive meglio, perché capisce meglio quello che accade e quindi è libero di regolarsi secondo il proprio giudizio, non secondo istruzioni palesi o nascoste che vengono comunicate. Insomma, alla fine ognuno deve decidere se essere parte di un gregge o una persona che valuta con la propria testa e si comporta di conseguenza, in modo adeguato a quello che dovrebbe essere un buon membro di una Comunità, che vuole crescere sui principi etici di equità e di rispetto.
Purtroppo non tutti si rendono conto che essere ignoranti equivale a essere sudditi, anzi pretendono di essere qualcuno proprio perché non capiscono di essere manipolati. In fondo, i responsabili delle istituzioni preferiscono che i loro amministrati siano ignoranti, per poterli indirizzare secondo la propria convenienza e non secondo l’interesse generale.
Questa è storia vecchia, che si perpetua da decine di secoli e che è dura da cambiare. Tuttavia, bisogna continuare a essere ottimisti e a provare a modificare le cattive abitudini, anche quelle più radicate.

