Home » Askanews » Vino, A. Guerrieri Gonzaga: fatturato San Leonardo crescerà anche nel 2025

Vino, A. Guerrieri Gonzaga: fatturato San Leonardo crescerà anche nel 2025

Vino, A. Guerrieri Gonzaga: fatturato San Leonardo crescerà anche nel 2025

Il produttore ad askanews: al vino serve una comunicazione diversa

Milano, 29 ott. (askanews) – ‘Il 2025 non sta andando male: registriamo un piccolo calo sull’etichetta più importante ma per quanto concerne tutte le altre siamo parecchio sopra. L’anno scorso abbiamo chiuso a 6,2 milioni di euro e credo che quest’anno il fatturato crescerà tra il 2 e il 4%, forse anche del 5, ma è tutto da vedere: per i rossi l’autunno è il momento clou dell’anno. Abbiamo chiuso i primi otto mesi a -5-6%, proprio per il rallentamento sui rossi, ma tutti hanno confermato le allocazioni e andranno avanti a ritirarle da adesso a dicembre. Certo, noto molto nervosismo tra gli operatori del settore: le aziende vogliono avere poco stock e questo pesa. Ci sono restrizioni di portafoglio che, per fortuna, non ci colpiscono, perché San Leonardo è un unicum. Per noi ora il problema è la logistica: molti importatori e operatori vogliono prima smaltire ciò che non hanno venduto in passato (non parlo dei nostri vini) e cercano di restare estremamente ‘leggeri’. Tutti risolvono all’ultimo momento, vogliono ritirare le allocazioni insieme, e noi non siamo un’azienda di logistica: da un monastero del 1200 non è facile far uscire fisicamente la merce, così stiamo pensando di creare un po’ di polmone in altri punti per agevolare questa fine d’anno complesso’. Ad annunciarlo ad askanews è Anselmo Guerrieri Gonzaga, a cui il padre, il marchese Carlo, ha lasciato da tempo la guida di San Leonardo che l’anno scorso ha festeggiato 300 anni di storia a Villa Gresti, la residenza di famiglia alle porte di Rovereto (Trento).

Un fatturato in crescita, anche se di poco, in un anno complesso come questo è indubbiamente un successo, ma le questioni sul tavolo del mondo del vino sono diverse e non si può stare fermi nemmeno quando si ha la ‘fortuna’ di avere una lunga storia, un brand importante e un fatturato bilanciato, costruito per il 50% sull’Italia. Così la celebre Tenuta della Vallagarina che si estende lungo 300 ettari, di cui 30 vitati, ha fatto il suo ingresso in ‘EFI Fine Wines’, il nuovissimo progetto di Edoardo Freddi International nato per promuovere nel mondo una selezione di grandi vini italiani di alta gamma. ‘Oggi è difficile per un’azienda che non sia molto grande avere un apparato professionale dedicato all’export, perché i fine wine necessitano di essere seguiti su più canali. È importante rappresentare per l’importatore un punto di riferimento che va seguito con attenzione, perché spesso sei solo un puntino tra tanti marchi più o meno buoni’ spiega l’imprenditore romano classe 1978, evidenziando che ‘un’azienda come EFI Fine Wines ci aiuta ad avere la nostra giusta posizione, perché la qualità del vino e il nome sono molto importanti, ma il commercio bisogna saperlo portare avanti con la stessa cura che si dedica all’eccellenza del vino. E il vino – chiosa – oggi necessita di una comunicazione diversa: dobbiamo inventare qualcosa di più semplice, non troppo commerciale, ma più diretto, non per svilire un grande prodotto della terra ma per abbattere le barriere tra noi e i consumatori’.

‘San Leonardo’ e ‘Carmenère’ sono tra i vini più premiati e celebrati in Italia e all’estero. Il mercato le sta dando soddisfazione ma è innegabile che il clima che si respira nel settore è piuttosto pesante. ‘Ci troviamo davanti ad una concomitanza di fattori: inflazione, dazi e oscillazioni del dollaro che influenzano molti mercati’ replica il produttore, evidenziando che ‘poi c’è un cambio di abitudini che è quello che mi preoccupa di più anche se non so quanto sia effettivamente reale. Per il vino di alta gamma – precisa – credo che il mercato andrà bene, però, come in tutte le cose, serve il giusto valore: oggi spesso si parla di perdita di valore dietro l’etichetta, non solo nel vino ma anche nella moda e in altri settori. Non è il denaro che manca: l’appassionato c’è ma deve essere convinto che quello che compra valga davvero la pena’.

Tra le difficoltà attuali si può inserire anche il tema della conduzione biologica che ha annunciato di voler interrompere? ‘L’abbandono del biologico non va interpretato come una mancanza di convinzione: il biologico ci ha insegnato moltissimo, ha migliorato i nostri vini e la nostra dedizione al vigneto, che è enormemente cresciuta da quando, nel 2015, convinsi mio padre, allora direttore e amministratore dell’azienda, a intraprendere questa strada. Ne vado fiero, tuttavia negli ultimi tre anni abbiamo perso un’intera annata’ rivela Anselmo Guerrieri Gonzaga, indicando che ‘con primavere così piovose, non si può pensare che dal Trentino alla Sicilia si segua lo stesso protocollo: le precipitazioni, le sollecitazioni e le condizioni sono troppo diverse. Continueremo comunque a mantenere il 70-80% del protocollo biologico, non voglio abbandonarlo – rassicura – ma nel nostro territorio non è più sostenibile, non solo economicamente ma anche sotto il profilo ambientale. L’uso del trattore è troppo frequente e rame e zolfo sono sempre chimica: c’è molto romanticismo dove invece serve realismo e la chimica ha fatto passi avanti enormi: è molto meno invasiva rispetto a trent’anni fa, quando era terribile. Amo essere trasparente – mette in luce – non è un abbandono con rabbia o antipatia verso il biologico: l’ho sposato e continuerò a seguirlo, ma mediandolo con ciò che permette all’azienda di vivere bene’.

Le novità per l’azienda trentina potrebbero non finire qui, perché in cantina ci sono due ipotesi allo studio. ‘Stiamo lavorando con l’enologo Carlo Ferrini ad un possibile nuovo bianco, il nostro terzo (ci sono già un Riesling e il Sauvignon Blanc ‘Vette’, ndr), di cui sono molto fiero: una piccola parte sarà in anfora, una parte in acciaio e un piccolo affinamento in tonneau da 900 litri. Potrebbe uscire tra due anni, perché vogliamo lasciarlo maturare in bottiglia’ rivela ad askanews, facendo cenno anche ad un’altra possibile referenza, un 100% Cabernet Franc dalla tiratura sempre ridotta a qualche migliaio di bottiglie.

Nel frattempo, dopo il titolo di ‘Cantina dell’Anno 2025’ del Gambero Rosso e ben 27 ‘Tre Bicchieri’ conquistati in 37 anni, il ‘Vigneti delle Dolomiti San Leonardo 2020’ è stato proclamato miglior vino rosso dell’anno dalla ‘Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026’ di DoctorWine. Il riconoscimento, assegnato dal team guidato da Daniele Cernilli, premia un blend bordolese ‘estremamente affidabile anno dopo anno, dalla prima annata del 1982 fino a questa particolarmente performante’. Del resto la 2020, favorita da un’estate equilibrata e regolare, ha offerto una maturazione perfetta delle uve Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot.

Il ‘San Leonardo’ è un vino storicamente leggiadro di corpo, con una bella acidità ed estremamente teso. Questa 2020 è ancora più leggera ed elegante, come se il cambiamento climatico avesse avuto paradossalmente un influsso positivo. ‘Noi siamo in una valle estremamente stretta che riceve quasi quattro ore in meno di sole diretto rispetto a zone che distano appena quindici chilometri, dove inizia la pianura’ racconta ad askanews Anselmo Guerrieri Gonzaga, spiegando che ‘questo ci ha aiutato enormemente, complice anche il fatto che abbiamo reintrodotto molta pergola negli ultimi vent’anni. Il 2020 ha 12,5 gradi di alcol, è molto contemporaneo ma fedele alla linea stilistica di San Leonardo. Il nostro obiettivo non è fare il miglior vino possibile in assoluto ma il miglior vino possibile nello stile di San Leonardo’.

‘È la ventesima annata di Carlo Ferrini, che fu molto bravo nel passaggio di consegne con Tachis, e non volle cambiare il vino, mentre cambiò molto la parte agronomica, che è cresciuta tantissimo: negli anni Novanta la cantina contava più dell’agronomia, oggi è l’agronomia la protagonista’ continua il produttore, evidenziando che ‘Ferrini fu intelligente: cominciò a lavorare di più in vigna e i vini sono diventati più completi rispetto al passato, e forse, anche grazie al clima un po’ più caldo, oggi i vini sono pronti prima: una volta bisognava aspettare dieci anni. La sua mano continua ad essere estremamente delicata e il connubio Ferrini-San Leonardo funziona: noi abbiamo sempre mirato alla bevibilità del vino. Forse non è un termine così elegante da usare – conclude – ma il grande vino deve anche togliere la sete, non deve essere solo un oggetto da rimirare nel bicchiere ma un piacere da bere mangiando. L’annata appena uscita sul mercato è già godibile: questo grazie al desiderio di estrarre meno, 12-14 giorni al massimo. Non è una modernizzazione per andare incontro ad uno stile contemporaneo – chiosa – ma un proseguimento naturale’. (Alessandro Pestalozza)