Milano, 9 giu. (askanews) – La ripresa dei combattimenti tra Israele, Usa e Iran ha avuto un impatto diretto anche sul vino italiano nei mercati del Medioriente e dei Paesi del Golfo Persico. A segnalarlo è Sandro Bottega, imprenditore vitivinicolo alla guida dell’azienda di Bibano (Treviso), che indica nei duty free delle aree colpite dalla guerra un calo complessivo delle vendite del 50%, dopo punte che tra aprile e maggio avevano raggiunto l’85%.
Secondo Bottega, la crisi in corso non solo ha bloccato i commerci con l’area mediorientale, ridotto drasticamente i consumi per effetto del crollo del turismo internazionale, ma ha anche inciso pesantemente sia sui costi logistici sia sui tempi di consegna. Le spedizioni verso tutta l’Asia, ha spiegato, hanno registrato un raddoppio dei tempi, dovuto in parte alla circumnavigazione dell’Africa ma soprattutto alla carenza di navi disponibili e alla situazione di confusione che si è generata sui traffici.
“In questo momento di incertezza diffusa non possiamo individuare facilmente un determinato evento come responsabile principe dell’impatto sulle nostre economie e dei risultati che ne conseguono. Sicuramente la difficoltà maggiore arriva dalla guerra in Iran che ha bloccato i commerci con il Medioriente e con i paesi del Golfo Persico, che ha ridotto i consumi drasticamente a causa del crollo del turismo internazionale e che ha avuto un forte impatto sull’aumento dei costi di trasporto delle merci e sull’incremento esponenziale dei tempi di consegna” evidenzia Bottega, sottolineando che “nei duty free delle zone colpite dalla guerra le vendite complessive sono calate del -50% e questa può anche essere considerata una notizia non troppo negativa, visto che nel mese di aprile-maggio si sono raggiunte punte del -85%. Inoltre – chiosa – i tempi per le spedizioni in tutta l’Asia sono raddoppiati, in parte a causa della circumnavigazione dell’Africa, ma soprattutto a causa della mancanza di navi disponibili e della confusione generale che si è generata”.
L’imprenditore lega a questo scenario anche l’aumento dei costi di trasporto delle merci e dei biglietti aerei. Sul fronte produttivo distingue però la posizione della propria azienda da quella di altre realtà del comparto, spiegando che l’impiego di energia da fonti alternative consente un impatto inferiore sui costi interni per vini, distillati e liquori. La protezione, aggiunge, non si estende tuttavia a materiali come vetro e cartoni, che restano esposti all’impennata dei prezzi di mercato.
“Sono raddoppiati sia costi di trasporto delle merci, che i costi dei biglietti aerei” prosegue il produttore veneto, spiegando che “riguardo ai costi di produzione noi, come azienda Bottega, siamo tra i fortunati, in quanto, utilizzando energia da fonti alternative, abbiamo un impatto inferiore rispetto agli altri. Ma concerne solo i vini, i distillati e i liquori che produciamo, mentre per vetro, cartoni e altro siamo anche noi soggetti all’impennata dei prezzi di mercato.”
Accanto alla lettura dello scenario internazionale, Bottega apre anche un fronte interno e chiama in causa le istituzioni sul tema del lavoro nero, indicato come una delle cause strutturali di perdita di competitività per le imprese che operano nel rispetto delle regole. “Sul fronte interno, mi appello alle nostre Istituzioni, affinchè stronchino almeno il lavoro nero, la piaga strutturale che da decenni penalizza la competitività nel nostro Paese. La gran parte delle entrate fiscali (Irpef in primis) sono a carico dei lavoratori dipendenti e, di conseguenza, delle aziende che rispettano le regole” rimarca l’imprenditore, evidenziando che “bisogna pertanto che le nostre Istituzioni intervengano rapidamente con controlli rigorosi, sanzionando severamente le aziende che utilizzano lavoratori in nero e che non versano i giusti contributi previsti dalla legge. Le tecnologie digitali ci sono, ora basta ci sia la volontà politica per farlo. Il lavoro nero – conclude – è una piaga non soltanto per i lavoratori, ma anche per le aziende virtuose che subiscono la concorrenza sleale da parte di imprese, che proprio per questo motivo praticano prezzi ribassati, destabilizzando il mercato”.

