Milano, 2 mar. (askanews) – La pugliese Cantele Winery festeggia l’ingresso nella seconda decade di “Negroamaro Rosato Rohesia”, uno dei vini più rappresentativi dell’azienda salentina, regalandogli il tappo a vite, chiusura considerata tra le più efficaci e sicure e sempre più in uso in Italia, dove rimane comunque una nicchia a differenza di quanto accade in diversi, altri, Paesi.
“E’ una scelta che guarda al futuro, nonostante la tradizionale diffidenza del consumatore italiano verso questa tecnologia” spiega Gianni Cantele, rimarcando che “siamo convinti che innovazione e qualità vadano di pari passo e con il ‘Rohesia 2024’ vogliamo dimostrare che tradizione e innovazione possono convivere. Con l’introduzione della nuova chiusura – precisa – proteggiamo al meglio la qualità e l’eleganza del nostro rosato e al contempo perseguiamo una sempre maggiore sostenibilità delle pratiche produttive”.
Durante la ristrutturazione dell’impianto di imbottigliamento nel 2020, l’azienda aveva intelligentemente previsto l’adozione di un sistema di chiusura alternativo, che si è ora concretizzato con l’introduzione del tappo VinTop, sviluppato da Vinventions in collaborazione con Alplast.
Con la nuova chiusura “Rohesia” presenta anche un restyling dell’etichetta eseguito dalla designer grafica pugliese Elisa Costa. La nuova immagine reinterpreta la rosa (a cui è ispirato il nome Rohesia, dal latino medievale), simbolo di bellezza ed eleganza, attraverso un pattern geometrico che non è solo un gioco di forme ma una rappresentazione stilizzata del fiore. Il design moderno, fatto di linee nette e precise, “rappresenta un nuovo modo di interpretare la tradizione: un equilibrio tra passato e presente, tra artigianalità e innovazione”.
Cantele si trova a Guagnano nel Salento (Lecce), dove negli anni Cinquanta è iniziata alla sua storia da un’emigrazione “al contrario”, con Giovanni Battista Cantele e sua moglie Teresa Manara che da Imola si sono trasferiti al Sud. Negli anni Settanta i figli Augusto e Domenico hanno acquistato i primi vigneti che oggi si compongono di 50 ettari di proprietà e 100 in conduzione. Nel 2001 è entrata in azienda la terza generazione composta dai quattro cugini Gianni e Paolo (figli di Augusto), e Umberto e Luisa (figli di Domenico).

