Vino, dalla Brianza all’Isola inseguendo l’eccellenza - QdS

Vino, dalla Brianza all’Isola inseguendo l’eccellenza

redazione

Vino, dalla Brianza all’Isola inseguendo l’eccellenza

sabato 06 Novembre 2021 - 02:30

La storia di Raffaele Catania che ha abbandonato tutto per coltivare vitigni autoctoni a Chiaramonte Gulfi. Vendemmia 2021 salvata in calcio d’angolo dalle piogge di fine settembre

La Sicilia, ponendosi ai vertici del panorama vitivinicolo italiano per quantità ma anche per qualità dei vini prodotti, può essere considerata un vero e proprio continente vinicolo. Tante le storie delle eccellenze locali, come quella della famiglia Catania che, da anni, si dedica alla coltivazione di vitigni autoctoni, con l’eccezione dello Chardonnay, allevandoli con il tradizionale sistema ad alberello non irrigato e praticando una viticoltura rispettosa dell’ambiente e condotta in regime biologico certificato. Ci troviamo a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, nella zona del Cerasuolo di Vittoria e, in esclusiva per il Quotidiano di Sicilia, abbiamo intervistato Raffaele Catania, produttore vitivinicolo che ha lasciato la Brianza ed il suo lavoro per inseguire un sogno.

Quando ha deciso di ritornare in Sicilia e perché?
“Sono nato ed ho vissuto in Brianza. Mi sono laureato in legge all’Università Cattolica di Milano ed ho conseguito l’abilitazione alla pratica forense. Ho esercitato la professione di avvocato fino a 32 anni. Poi però ho deciso di cambiare lavoro ed è iniziata l’avventura come venditore di prodotti chimici. L’avventura è stata breve, mi sentivo un pesce fuor d’acqua, due anni di frustrazioni professionali che hanno fatto maturare in me la volontà di voler diventare un vignaiolo. Ho comunicato alla mia famiglia la decisione e, nel giro di un mese, sono partito alla volta della Sicilia, destinazione cantina Gulfi. La mia permanenza in Sicilia, allora, non durò a lungo, ma non volli abbandonare il mio obiettivo, così iniziai a lavorare in vigna tra la Toscana e il Friuli, poi in Veneto, a Susegana, in terra di prosecco. Da quel momento, per oltre 6 anni, ebbi la possibilità di lavorare con grandi aziende vitivinicole nel territorio italiano e non, formando il loro personale nella gestione della pianta della vite (potatura secca e verde, gestione della parete fogliare, dendrochirurgia). Questo mi permise di conoscere e collaborare con grandi professionisti del settore, in sostanza una straordinaria esperienza. Nel 2017, purtroppo venne a mancare mio padre e nel 2019 ritornai in Sicilia per occuparmi delle vigne di famiglia, prima saltuariamente e poi trasferendomi, definitivamente, nel 2020”.

La tradizione vitivinicola della famiglia Catania, qual è il vostro legame con il territorio ragusano?
“Mio nonno Raffaele iniziò a produrre vino negli anni ’80. Dopo la sua morte, mio padre decise di continuare la tradizione di famiglia e nel 1997 produsse la prima bottiglia di Nerojbleo. Il legame con il territorio ragusano è sempre stato forte, mio padre non ha mai smesso di credere nei vitigni autoctoni, applicando per primo in Sicilia il concetto di “Cru” (Il termine cru, in enologia, indica un determinato vigneto, di una precisa e delimitata zona geografica, da cui si ricava un vino considerato di qualità superiore alla media e per questo particolarmente pregiato) ed in particolare di Nero D’avola. La rispettosa valorizzazione del suolo e del lavoro agricolo, ed in particolare vitivinicolo, ci ha fatto mantenere un forte legame con il territorio ragusano e pachinese. Tutta la mia famiglia ama il vino, mia nonna Fortunata a 96 anni degusta uva e vino!”.

Com’è andata la vendemmia?
“La vendemmia 2021 la definirei provvidenziale! L’annata, come risaputo, è stata caratterizzata da temperature elevate, siccità e tre forti ondate di scirocco. L’ultima pioggia rilevata nel territorio ragusano è stata di 5 mm ad inizio giugno. Le piante hanno sofferto il caldo e, da un lato lo scirocco ha bruciato i grappoli esposti al caldo vento, dall’altro la pianta, in forte stress, ha bloccato il proprio lavoro (generare il frutto) ed ha cominciato a riassorbire l’acqua dal frutto. Pertanto, abbiamo vendemmiato i bianchi in netto anticipo, il 13 agosto lo Chardonnay e, a fine agosto, il Carricante. Purtroppo abbiamo avuto delle quantità ridotte anche del 30%, con un buon grado ma una maturazione, nel suo complesso, non del tutto soddisfacente. Le aspettative per i rossi erano tutt’altro che rosee, invece al termine della prima settimana di settembre è arrivata la provvidenziale pioggia. Un quantitativo abbastanza uniforme di acqua tra i 20 e 25mm che su tutte le vigne, in un paio di giorni, ha concorso ad una eccezionale quanto inaspettata maturazione del frutto. La rapida vendemmia che si è concentrata negli ultimi giorni di settembre ha regalato un frutto ed un mosto tra i migliori degli ultimi anni. Un’annata provvidenziale perché, in quattro settimane, la provvidenza ha deciso le sorti di un’annata produttiva”.

Quali sono i vostri vini di maggior pregio?
“Non lo saprei dire perché, per ognuno di loro, mettiamo in vigna ed in cantina la medesima cura. Posso dire che il Nerobufaleffi e Neromaccari per il Nero D’avola, il Cerasuolo di Vittoria e il Frappato sono quelli che, più di tutti, racchiudono l’essenza della nostra terra e che esportiamo in tutto il mondo. Il mio preferito è il Nerojbleo perchè lo ritengo versatile come un paio di jeans, metti la giacca e sei elegante, la maglietta e sei sportivo!”.

Progetti per il futuro?
“Sicuramente cercheremo di lavorare ed affinare le tecniche colturali della vite ed il lavoro in cantina. Penso che la viticoltura, lo dice la parola stessa, non sia altro che il patrimonio del sapere e delle esperienze nell’allevare la pianta e trasformare il frutto in vino. Stiamo lavorando per formare una cooperativa di lavoro agricolo con l’intento di valorizzare il saper fare in viticoltura ed olivicoltura. Vogliamo creare uno strumento di lavoro per i soci ed un valido servizio per le aziende del territorio”.

Biagio Tinghino

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