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Vino, in Emilia-Romagna meno volumi e più vigneto bio e sostenibile

Vino, in Emilia-Romagna meno volumi e più vigneto bio e sostenibile

A Vinitaly 2026 filiera in evoluzione che rafforza profilo qualitativo

Milano, 10 apr. (askanews) – L’Emilia-Romagna si presenta a Vinitaly 2026 con una viticoltura che riduce i volumi, rafforza il profilo qualitativo e accelera sulla sostenibilità. Con 52.564 ettari vitati, la regione resta la quinta in Italia per estensione, dopo Veneto, Sicilia, Puglia e Toscana, mentre la filiera affronta una fase di trasformazione segnata dalla crescita del biologico, dalla riorganizzazione delle imprese e da un quadro commerciale più complesso.

Il vitigno più diffuso continua a essere il Trebbiano romagnolo, presente sul 29% della superficie regionale, pari a circa 15.400 ettari, oltre il doppio del Sangiovese fermo all’11%. Seguono Ancellotta con il 10%, Lambrusco Salamino con il 9%, Pignoletto con il 5%, Lambrusco Grasparossa con il 4%, Barbera con il 3% e, con il 2% ciascuno, Croatina, Lambrusco di Sorbara, Merlot e Chardonnay. Ravenna conserva il primato provinciale con oltre 15mila ettari, davanti a Reggio Emilia con 8.535, Modena con 8.182 e Forlì con 5.562.

Nel 2025 i viticoltori emiliano-romagnoli hanno conferito in cantina quasi 8 milioni di quintali di uva, da cui sono stati ottenuti 5,37 milioni di ettolitri di vino finito. Il quadro produttivo conferma il peso della regione nel panorama nazionale, ma restituisce anche l’immagine di un comparto che sta cambiando struttura, assetto varietale e strategie.

Il segnale più evidente arriva dal fronte ambientale. Negli ultimi tre anni il vigneto regionale si è ridotto di 671 ettari, ma nello stesso periodo è cresciuta la superficie biologica, passata dai 4.653 ettari di fine 2018 ai 5.800 di fine 2025, con un aumento del 24,6%. Oggi il bio copre l’11,03% del vigneto emiliano-romagnolo, contro il 9,1% del 2018, con una presenza concentrata soprattutto nelle province di Forlì-Cesena, Piacenza, Modena, Reggio Emilia e Bologna. Nello stesso tempo sono aumentate anche le superfici in produzione integrata, salite da 6.194 ettari nel 2024 a 7.836 nel 2025, con una crescita del 27% in un anno e del 9% rispetto al 2020. L’espansione più marcata si registra nelle province di Forlì e Rimini.

Anche i consumi stanno incidendo sulle scelte in vigneto. Nel 2025 prosegue infatti la preferenza per i bianchi leggeri a scapito dei rossi più strutturati, una tendenza che orienta pure i reimpianti. Solo nell’ultimo anno il 40% dei nuovi vigneti realizzati in Emilia-Romagna è stato destinato al Trebbiano romagnolo, varietà sempre più legata non soltanto ai vini freschi ma anche alle basi spumante.

Sul versante estero, la regione ha chiuso il 2025 con esportazioni di vino pari a 433 milioni di euro secondo i dati Istat, in calo del 7,27% rispetto al 2024. La flessione si inserisce in un contesto internazionale segnato da volatilità e rallentamenti in diversi Paesi importatori, ma l’Emilia-Romagna mantiene una posizione di rilievo tra le principali aree vitivinicole italiane per valore dell’export e capacità di presidio dei mercati.

Nel 2026 il sostegno regionale alla filiera supera i 26 milioni di euro: oltre 12,5 sono destinati alle pratiche di reimpianto attraverso un bando già aperto, ai quali si aggiungono 6 milioni per gli investimenti rivolti al miglioramento del rendimento complessivo delle cantine. Un terzo bando, da oltre 6 milioni, sarà dedicato alla promozione nei Paesi terzi e dovrebbe uscire nella prima metà di maggio, mentre a fine giugno è previsto quello per gli investimenti sulla sostenibilità dei vigneti.

La riorganizzazione del comparto emerge anche dai numeri delle imprese. Le aziende vitivinicole emiliano-romagnole sono oggi poco più di 14mila, di cui circa 10.800 ditte individuali e oltre 3.200 società o altre forme d’impresa. Le prime gestiscono il 61% della superficie vitata regionale, pari a 31,4 mila ettari, mentre alle seconde fa capo il 39%, circa 20,3 mila ettari. Il confronto con il dato precedente segnala un calo di oltre mille imprese, che nel 2025 erano 15.243, ma conferma una tendenza verso strutture mediamente più organizzate e più orientate agli investimenti. Tra le ditte individuali il 21% è guidato da donne, quota che sale al 30% nelle altre forme societarie.

Accanto ai numeri dell’economia resta il tema del patrimonio viticolo più fragile. Secondo lo Schedario vitivinicolo regionale, in Emilia-Romagna risultano 24 vigneti eroici localizzati in provincia di Piacenza e 5 vigneti storici per 0,15 ettari complessivi tra le province di Parma e Bologna. A questo quadro si aggiunge Modigliana, territorio appenninico che ha trasformato la marginalità in un elemento di riconoscibilità. Qui la vite continua a essere presidio agricolo, risposta allo spopolamento e leva di sviluppo, in un contesto segnato da altitudine, bosco, marne e arenarie. Anche dopo le alluvioni che hanno colpito la Romagna, Modigliana continua a rappresentare una delle espressioni più forti della viticoltura di collina, dove produrre vino significa anche difendere paesaggio, biodiversità e continuità economica delle aree interne.

In questo scenario, i vigneti eroici e storici restano marginali sul piano numerico ma centrali sul piano simbolico, perché tengono insieme memoria agricola, qualità del paesaggio e prospettive future della viticoltura emiliano-romagnola.