Milano, 23 set. (askanews) – Le esportazioni mondiali di vino sfuso hanno aperto il 2026 con una contrazione del 18,9% in volume e del 18,8% in valore. Tra gennaio e marzo gli scambi si sono fermati a poco più di 7 milioni di ettolitri per 566 milioni di euro, mentre il prezzo medio è rimasto sostanzialmente invariato a 0,80 euro al litro. È questo il mercato con cui dovrà confrontarsi la 18esima edizione della ‘World Bulk Wine Exhibition’, in programma ad Amsterdam il 30 novembre e il 1 dicembre.
La brusca flessione del trimestre accentua una tendenza che prosegue da anni. Nei dodici mesi compresi tra aprile 2025 e marzo 2026 le esportazioni di sfuso sono scese del 10,3% a 30 milioni di ettolitri e dell’11,8% a 2,333 miliardi di euro, con una quotazione media di 0,78 euro al litro. Nello stesso periodo l’intero commercio mondiale di vino ha perso il 6,6% in volume e l’8,8% in valore: lo sfuso sta quindi arretrando più rapidamente della media del settore.
Il suo peso rimane però decisivo sul piano quantitativo. Escludendo i mosti, quasi un terzo del vino scambiato nel mondo viaggia in contenitori superiori a 10 litri: il 32,9% dei volumi, contro appena il 7,1% del valore. La distanza si spiega con prezzi medi molto inferiori rispetto alle altre categorie. A marzo 2026 lo sfuso valeva in media 0,78 euro al litro, il Bag-in-Box 1,93 euro, il vino imbottigliato 4,57 euro e gli spumanti 7,76 euro.
La traiettoria di lungo periodo rende ancora più evidente il cambiamento. Dal 2017 gli scambi di vino sfuso hanno perso il 19,3% in volume e l’11,7% in valore, passando da 37,1 a poco meno di 30 milioni di ettolitri. La quota sul commercio mondiale del vino è scesa dal 34 al 32,9% in quantità e dall’8,5 al 7,1% in valore.
Il confronto con il vino fermo imbottigliato mostra dove si concentra la maggiore fragilità. Dal 2017 le due categorie hanno perso quasi la stessa quantità di prodotto, il 19,3% lo sfuso e il 19,8% l’imbottigliato. Sul valore, però, la distanza è netta: -11,7% per lo sfuso, -2,5% per l’imbottigliato. In altre parole, il problema non riguarda soltanto quanti litri vengono venduti, ma la capacità di difendere valore quando i consumi rallentano.
La Spagna resta il perno dell’offerta mondiale. Nei dodici mesi terminati a marzo 2026 ha esportato 10,2 milioni di ettolitri, nonostante una riduzione del 5,2%. Il rialzo del prezzo medio a circa 0,53 euro al litro ha però consentito al valore di crescere dello 0,9%, fino a 538 milioni di euro. Dal 2021 il Paese vende progressivamente meno vino sfuso, ma a quotazioni più alte.
Dietro il primato spagnolo convivono modelli molto diversi. L’Australia è seconda per volume con circa 3,9 milioni di ettolitri, ma la riduzione dei prezzi ha pesato sui ricavi. La Nuova Zelanda, con quantità molto inferiori, raggiunge invece il secondo posto per valore grazie a un prezzo medio di 1,83 euro al litro. La differenza mostra quanto origine, destinazione e posizionamento possano incidere anche in un comparto spesso considerato prevalentemente legato al prezzo.
L’Italia occupa il terzo posto tra gli esportatori mondiali sia per volume sia per valore. Nei dodici mesi fino a marzo ha spedito circa 3,1 milioni di ettolitri, il 13,3% in meno rispetto all’anno precedente, per 273 milioni di euro, in calo dell’11,3%. Il prezzo medio, vicino a 0,88 euro al litro, è invece aumentato del 2,3%.
La Germania resta uno dei mercati più importanti per lo sfuso europeo, ma i rapporti di forza sono cambiati. La Spagna ha superato l’Italia come primo fornitore e nei dodici mesi terminati a marzo ha raggiunto 311,9 milioni di litri, contro i 192,8 milioni dell’Italia. Le spedizioni italiane sono diminuite del 3,4%, quelle spagnole dello 0,9%.
Un andamento opposto emerge in Danimarca, dove l’Italia ha recentemente superato l’Australia ed è diventata il primo fornitore. Le vendite italiane hanno raggiunto 18,8 milioni di litri nei dodici mesi, con una crescita del 33%, proseguita anche nei primi tre mesi del 2026. È un mercato molto più piccolo di quello tedesco, ma segnala come la riduzione complessiva degli scambi nasconda dinamiche molto diverse tra una destinazione e l’altra.
Più difficile il quadro statunitense. Nel primo trimestre 2026 le importazioni di vino sfuso degli Stati Uniti sono diminuite del 22% in volume e del 24% in valore, fermandosi rispettivamente a 77,6 milioni di litri e 61,3 milioni di euro. Nei dodici mesi fino a marzo le forniture italiane hanno perso il 13,2%, mentre Australia, Cile e Nuova Zelanda sono riusciti ad aumentare le vendite.
Sul fronte delle importazioni l’Italia mostra oscillazioni ancora più accentuate. Tra gennaio e marzo 2026 gli acquisti dall’estero sono scesi del 52,8% in volume, a 22,6 milioni di litri, e del 56,1% in valore, a 12 milioni di euro. Il prezzo medio si è attestato a 0,52 euro al litro. Le importazioni italiane dipendono in misura rilevante dal rapporto tra disponibilità della produzione nazionale e andamento delle vendite: quando il vino interno è sufficiente, il ricorso allo sfuso estero può ridursi rapidamente.
La Spagna resta di gran lunga il principale fornitore dell’Italia, con 109,5 milioni di litri nei dodici mesi terminati a marzo, nonostante una flessione del 21,6%. In controtendenza la Francia, salita a 20,2 milioni di litri con un incremento del 58,6%. Due movimenti opposti che mostrano quanto gli approvvigionamenti possano cambiare rapidamente anche all’interno dello stesso mercato.
La domanda mondiale rimane fortemente concentrata. Sono 129 i Paesi che comunicano dati ufficiali sulle importazioni di sfuso, ma le prime dieci destinazioni assorbono circa tre quarti del totale. Nel primo trimestre 2026 Francia, Stati Uniti, Italia e Canada hanno ridotto sensibilmente gli acquisti, mentre Germania e Regno Unito hanno registrato flessioni più contenute. Questa concentrazione rende il comparto particolarmente esposto alle decisioni di pochi grandi compratori.
Anche il confronto con il Bag-in-Box aiuta a comprendere la trasformazione in corso. Dal 2017 le due categorie hanno perso circa un quinto dei volumi, ma il valore ha seguito strade differenti. Il prezzo medio del Bag-in-Box è passato da circa 1,30 a 1,93 euro al litro, mentre quello dello sfuso è salito soltanto da 0,71 a 0,78 euro. Il formato tra 2 e 10 litri ha quindi mostrato una maggiore capacità di valorizzazione, pur senza sottrarsi al rallentamento più recente.
Dopo aver raggiunto 716 milioni di euro nei dodici mesi terminati nell’agosto 2023, anche il Bag-in-Box ha iniziato a perdere terreno. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni mondiali sono diminuite dell’11,1% in valore e del 9,7% in volume. Francia, Italia e Spagna rappresentano insieme più della metà del valore mondiale della categoria e circa la metà delle quantità, ma nei primi tre mesi dell’anno le spedizioni italiane sono arretrate del 16,1%.
È in questo scenario che la ‘World Bulk Wine Exhibition’ prepara l’edizione 2026. Nel 2025 la manifestazione aveva riunito ad Amsterdam oltre 2.150 operatori provenienti da 60 mercati e 240 espositori, con più di 1.000 incontri commerciali qualificati.
‘WBWE è un appuntamento consolidato per il settore dello sfuso e il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il suo ruolo in linea con i cambiamenti in atto’ ha spiegato Caterina Tucci, direttrice della manifestazione. ‘In un contesto complesso, vogliamo supportare i produttori nell’individuazione di nuovi mercati. Ci affidiamo a studi e dati concreti per identificare le aree a maggiore potenziale e raggiungere buyer qualificati, in particolare in Africa occidentale, Asia ed Europa centrale. Il nostro obiettivo rimane chiaro: sostenere il settore dello sfuso nella diversificazione dei mercati e nella creazione di nuove opportunità commerciali’.
Il programma di Amsterdam prevede circa dieci sessioni tra Academy, conferenze, panel e masterclass. Al centro ci saranno l’evoluzione del mercato mondiale dello sfuso, il segmento no e low alcohol, la redditività, la capacità delle imprese di reagire alla volatilità e la costruzione di valore attraverso marchio, confezionamento e racconto del prodotto. Un nuovo spazio al centro dell’area espositiva ospiterà incontri e analisi tra operatori, rappresentanti delle regioni produttrici e delegazioni diplomatiche.
Il 29 novembre, alla vigilia dell’apertura della ‘World Bulk Wine Exhibition’, tornerà anche l”International Bulk Wine Competition’. L’edizione 2026 riunirà 20 giudici internazionali. Nel 2025 il concorso aveva premiato 39 vini e distillati provenienti da dieci Paesi, assegnando quattro Grand Gold.

