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Vino, Valoritalia: nel 2025 male Igt (-12%), rossi (-13%) e export (-3%)

Vino, Valoritalia: nel 2025 male Igt (-12%), rossi (-13%) e export (-3%)

Bianchi +2,7%, rosé +5,7. Imbottigliamenti -2,1%, Doc e Docg +1%

Milano, 22 feb. (askanews) – Nel 2025 gli imbottigliamenti dei vini italiani certificati hanno registrato una flessione del 2,1% rispetto al 2024, mentre i vini Doc e Docg sono cresciuti dell’1% e gli Igt hanno segnato un calo del 12%. È il quadro delineato dai dati aggiornati al 31 dicembre 2025 da Valoritalia, ente di certificazione che controlla oltre il 60% dei volumi di produzione e imbottigliamento delle Denominazioni di Origine italiane. Il 2025 si configura come un anno di consolidamento per la filiera di qualità. Dopo la crescita del periodo post pandemico, il settore attraversa una fase di assestamento, con volumi in lieve arretramento ma ancora superiori al pre-Covid. All’interno di questo quadro, i vini a Docg e quelli Doc mostrano una crescita dell’1% sia su base annua sia rispetto alla media dell’ultimo triennio. Di segno opposto i vini a Igt, che rappresentano la base della piramide qualitativa: per gli Igt la contrazione è del 12% rispetto al 2024 e del 10% sulla media del triennio precedente.

La scomposizione per tipologia segnala dinamiche differenziate. Gli spumanti registrano un incremento dell’1%, i vini rosati crescono del 5,7% e i bianchi fermi del 2,7%, mentre i rossi evidenziano un calo superiore al 13%. Un andamento in linea con l’evoluzione delle preferenze di consumo, in cui i bianchi e gli spumanti risultano più dinamici rispetto ai rossi sul mercato interno e internazionale. L’analisi è resa possibile da Tessa, piattaforma digitale sviluppata da Valoritalia in collaborazione con Microsoft, che gestisce la tracciabilità delle fasi di certificazione e i movimenti generati da oltre 90mila imprese coinvolte nella produzione e commercializzazione di 219 Denominazioni. Il sistema elabora i dati e li restituisce in forma di reportistica a imprese e Consorzi di tutela.

Una lettura per classi dimensionali delle Denominazioni di Origine mette in luce forti differenze. Le micro Denominazioni che nel 2025 hanno imbottigliato meno di 10mila ettolitri rappresentano il 70% delle 219 Denominazioni certificate da Valoritalia, ma solo il 2% dell’imbottigliato complessivo: questo segmento ha registrato una perdita del 7,2%, superiore alla media del comparto. Le 13 piccole Denominazioni comprese tra 10 e 20mila ettolitri, pari al 6% delle Do e al 2% dei volumi totali, hanno invece mostrato una crescita del 3%. Le 19 Denominazioni medio piccole con volumi tra 20 e 50 mila ettolitri hanno segnato una contrazione del 4,7%, mentre le 20 medio grandi comprese tra 50 e 150mila ettolitri hanno chiuso l’anno con un incremento del 4%. Le 14 grandi Denominazioni con volumi superiori a 150 mila ettolitri hanno registrato una perdita del 2,7%. Nel complesso emerge una maggiore fragilità delle micro denominazioni, che faticano a rispondere alle oscillazioni del mercato.

Dal punto di vista strutturale, i dati confermano un’elevata frammentazione produttiva. Oltre il 75% degli imbottigliatori certificati da Valoritalia nel 2025 ha commercializzato meno di 65 mila bottiglie, mentre solo 171 imprese, pari al 3,2% del totale, hanno superato 1,3 milioni di bottiglie imbottigliate. A fronte di un numero elevato di operatori, il livello di concentrazione è comunque rilevante: i primi cinque imbottigliatori rappresentano lo 0,1% delle imprese e detengono il 18% dei volumi totali.

“Il report restituisce l’immagine di un settore solido, nel quale la disponibilità di dati strutturati e omogenei rappresenta uno strumento strategico per supportare le attività di analisi, programmazione e tutela delle denominazioni” ha commentato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, spiegando che “la filiera, pur in una fase di assestamento dopo le tensioni generate dai dazi e dall’instabilità geopolitica, dimostra una buona capacità di tenuta. È fondamentale però andare oltre la lettura del puro dato numerico: l’obiettivo deve essere una valorizzazione sempre più consapevole del nostro patrimonio vitivinicolo. Territori, denominazioni e qualità delle produzioni devono rimanere al centro delle strategie del sistema Italia. Per questo, guardando al 2026, sarà importante puntare non tanto a un primato quantitativo, quanto a un rafforzamento del valore intrinseco delle nostre produzioni. La competitività del vino italiano – ha chiosato Liantonio – passa dalla capacità di raccontare e difendere le proprie denominazioni e le Indicazioni Geografiche sui mercati internazionali, facendo comprendere il peso reale del comparto”.

Le analisi di Nomisma Wine Monitor richiamate da Valoritalia indicano, per il 2025, una riduzione di circa il 3% nel valore dell’export di vino italiano, in un contesto in cui altri Paesi produttori hanno registrato flessioni più marcate: -15% l’Australia, -10% il Cile, -4,5% la Francia. Il calo dell’export si accompagna a una diminuzione delle vendite a volume nella grande distribuzione organizzata italiana pari al 2,8%. In questo canale i vini fermi e frizzanti perdono il 3,8%, mentre gli spumanti segnano un’ulteriore crescita del 3,1%, in continuità con un trend pluriennale.

Per mettere a disposizione dei Consorzi di tutela strumenti analitici più dettagliati, Valoritalia ha attivato un servizio di reportistica mensile dedicato a ciascuna Denominazione certificata. Nei prossimi mesi, grazie all’infrastruttura tecnologica di Tessa, ulteriori sezioni dei database saranno rese disponibili sul portale di Valoritalia, con un accesso più diretto ai dati per i Consorzi. “Anche se i dati del 2025 confermano la sostanziale tenuta del sistema nazionale, nondimeno mettono in luce una evidente frammentazione del comparto delle Denominazioni di Origine” ha affermato il presidente di Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi,, rimarcando che “è a mio avviso sempre più urgente mettere mano a una riforma organizzativa del settore, puntando sempre più sul ruolo dei Consorzi di tutela anche alla luce delle nuove funzioni di programmazione imposte loro dall’Unione Europea. In tal senso – ha concluso Gallarati Scotti Bonaldi – il modello di analisi ed elaborazione dati messo a punto da Valoritalia fornisce un supporto fondamentale, perché è solo partendo dai dati concreti che si possono fare scelte oculate e lungimiranti”.