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Violenza di genere, in Sicilia coinvolta oltre una donna su dieci. Il caso dell’Asp di Messina

Violenza di genere, in Sicilia coinvolta oltre una donna su dieci. Il caso dell’Asp di Messina

L’indagine è stata pensata per intercettare anche il sommerso della violenza, ovvero quella quota di abusi che non comporta nella maggior pare dei casi una denuncia. A Messina è attivo un Tavolo tecnico per contrastare il fenomeno

In Italia, e in particolare in Sicilia, la violenza contro le donne continua a essere un fenomeno strutturale che attraversa i contesti sociali, familiari e lavorativi, con una diffusione tale da coinvolgere quasi una donna su tre nel corso della vita. È questa la fotografia che emerge dai primi risultati dell’Indagine Istat 2025 sulla “Sicurezza delle donne”.

L’indagine è stata pensata per intercettare anche il sommerso della violenza, ovvero quella quota di abusi che non comporta nella maggior pare dei casi una denuncia, ma resta confinata nel silenzio domestico o relazionale. Importanti gli aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni) e dalle studentesse. Ma cosa raccontano i numeri? E quali le misure messe in campo in Sicilia per arginare il fenomeno?

Una panoramica nazionale

Secondo i dati, sono circa 6 milioni e 400 mila le donne tra i 16 e i 75 anni che hanno subìto almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età, pari al 31,9% della popolazione femminile italiana nella stessa fascia d’età. Un dato che restituisce la dimensione reale del fenomeno e che non può essere letto come una somma di casi isolati, ma come il risultato di dinamiche di potere, disuguaglianze strutturali e modelli culturali persistenti.

La violenza non si consuma soltanto tra le mura domestiche, ma attraversa anche gli spazi pubblici e relazionali. Il 26,5% delle donne – spiega Istat – ha subìto violenze fisiche o sessuali da parte di uomini diversi dal partner o dall’ex partner, come amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Allo stesso tempo, la violenza di coppia continua a rappresentare uno dei nuclei più critici, soprattutto per la continuità, la reiterazione e la difficoltà di uscita dalle relazioni abusive.

La violenza nei rapporti coinvolge il 12,6% delle coppie

Nel 2025, la violenza agita da partner ed ex partner coinvolge oltre 2,4 milioni di donne, pari al 12,6% di quelle che hanno o hanno avuto una relazione. Si tratta di violenze che includono aggressioni fisiche, coercizioni sessuali, violenze psicologiche ed economiche, spesso intrecciate in una spirale di controllo e dipendenza che rende difficile l’interruzione del rapporto.

La violenza psicologica resta la forma più diffusa all’interno della coppia. Nel 17,9% dei casi riguarda donne che hanno o hanno avuto un partner, mentre la violenza economica coinvolge il 6,6%, limitando l’autonomia decisionale e finanziaria delle vittime. Sono comportamenti che vanno dall’impedimento a lavorare o gestire il proprio denaro fino all’esclusione sistematica dalle scelte economiche familiari, con effetti diretti sulla possibilità di uscire da una relazione violenta

La riduzione registrata rispetto al 2014 per alcune forme di violenza da partner attuale, come quella fisica, non coincide con una reale diminuzione del rischio. Al contrario, cresce la consapevolezza delle donne sulla gravità degli episodi subiti: l’82,3% giudica oggi la violenza “molto o abbastanza grave”, contro il 77,7% di dieci anni fa. Un segnale di maggiore coscienza, che però non si traduce automaticamente in un aumento delle denunce.

Sicilia e Mezzogiorno: meno denunce, stesso rischio

Dal punto di vista territoriale, i dati mostrano come il fenomeno della violenza contro le donne non risparmi nessuna area del Paese. In Sicilia, oltre l’11% delle donne ha subìto violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, un valore solo lievemente inferiore alla media nazionale. Le violenze da partner attuale risultano più frequenti nel Sud e nel Centro, mentre quelle da ex partner mantengono livelli elevati anche nelle regioni meridionali.

Nell’Isola, come nel resto del Mezzogiorno, il dato territoriale va letto insieme a quello sul sommerso. I livelli di denuncia sono particolarmente bassi per le violenze consumate all’interno della coppia: il vero tema sul quale concentrarsi che ruota intorno alla paura delle donne di affrontare in solitaria la vicinanza con i loro aguzzini, quasi sempre partner o ex.

Solo il 3,8% delle donne che subiscono violenza dal partner attuale presenta denuncia, mentre la quota sale al 19,1% per le violenze da ex partner. Questo scarto racconta il peso delle dinamiche di dipendenza, della paura e dell’isolamento, fattori che nel contesto meridionale sono spesso aggravati da fragilità economiche e carenze nei servizi di supporto territoriali.

A livello nazionale, solo il 13,3% delle donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali ha denunciato almeno un episodio nel corso della vita. La maggioranza parla con qualcuno, ma raramente si rivolge alle forze dell’ordine o ai centri antiviolenza, che vengono contattati solo dall’8,7% delle vittime di violenza da partner o ex partner. Spesso, ci si rivolge alla famiglia. Non sempre con successo.

Fuori dalla famiglia: molestie, aggressioni e violenza sessuale

L’ambiente familiare resta infatti uno dei luoghi più pericolosi per molte donne, lo spazio pubblico non è un’alternativa sicura. Le violenze fuori dalla coppia riguardano l’8,7% delle donne negli ultimi cinque anni, in aumento rispetto al 2014. In questo ambito rientrano molestie sessuali, aggressioni fisiche e violenze sessuali, spesso perpetrate da uomini conosciuti, ma anche da sconosciuti.

Le molestie sessuali con contatto sono la forma più diffusa di violenza sessuale, avendo coinvolto oltre 3,8 milioni di donne nel corso della vita. Seguono i rapporti sessuali non desiderati, lo stupro e il tentato stupro, che complessivamente hanno colpito il 5,7% delle donne italiane, pari a oltre un milione di vittime

La violenza sessuale resta una delle forme più sotto denunciate e una di quelle che più frequentemente viene percepita come reato. Tra le vittime di stupro o tentato stupro, oltre la metà ha temuto per la propria vita, un indicatore che restituisce la gravità estrema di questi episodi e l’impatto psicologico che ne deriva.

Figli, gravidanza e trasmissione della violenza

Uno degli aspetti più drammatici che emerge dall’indagine riguarda i minori. Il 35,4% delle donne vittime di violenza nella coppia ha figli, nella quasi totalità dei casi minorenni. Nel 62,1% delle violenze ripetute, i figli hanno assistito agli episodi, mentre nel 19,6% dei casi li hanno subìti direttamente. Le conseguenze sui minori si manifestano in forme di ansia, disturbi del sonno, difficoltà scolastiche e comportamenti aggressivi

La gravidanza non rappresenta una fase protettiva. Il 9,1% delle donne che hanno subìto violenze ripetute da partner ha dichiarato di averle subìte anche durante la gestazione. In alcuni casi la violenza inizia proprio in quel periodo, confermando come la maternità possa diventare un ulteriore fattore di vulnerabilità

Cosa è stato fatto a livello territoriale: il caso dell’Asp di Messina

Tra le aziende sanitarie provinciali capaci di mettere in campo delle soluzioni concrete per il contrasto al fenomeno della violenza di genere, si distingue l’Asp di Messina. L’Azienda, nel 2021, con delibera n. 197/DG del 7 giugno, ha costituito il Gruppo di Lavoro aziendale (Tavolo tecnico) per la prevenzione e il contrasto della Violenza di genere, affidando il coordinamento alla UOC Servizio di Psicologia.

“Il Tavolo opera per applicare e monitorare il Protocollo di intesa interistituzionale, promosso dalla Prefettura di Messina che vede il coinvolgimento delle istituzioni, del terzo settore e della società civile”, spiega l’Asp ai microfoni del QdS.

Il contrasto alla violenza di genere rappresenta per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina un ambito di intervento strutturale, non emergenziale, che coinvolge in modo trasversale servizi, professionalità e livelli di responsabilità. Un impegno che si traduce in scelte organizzative, azioni di prevenzione, presa in carico sanitaria e iniziative culturali rivolte all’intera comunità.

La composizione del Tavolo riflette la complessità del fenomeno: ne fanno parte professionisti dell’area psicologica, sociale e dell’emergenza-urgenza, chiamati a operare in modo coordinato su più livelli. Le funzioni assegnate sono chiare e operative.

Da un lato, il monitoraggio delle procedure del Codice Rosa nelle reti di competenza, per favorire il riconoscimento precoce della violenza e una tempestiva presa in carico delle vittime; dall’altro, il sostegno alle iniziative di prevenzione e di educazione all’affettività rivolte alla popolazione scolastica.

Accanto a questi ambiti, il Tavolo è impegnato nella progettazione e promozione di eventi di sensibilizzazione e di percorsi formativi, sia a livello aziendale che provinciale, finalizzati allo sviluppo di competenze specifiche sul tema, oltre alla promozione di interventi di ricerca.

Per rendere più efficace l’azione, il lavoro è articolato in quattro sottogruppi, ciascuno dedicato a un’area tematica e di intervento: emergenza-urgenza, prevenzione, formazione e ricerca. Una suddivisione che consente di affrontare il fenomeno in modo sistemico, integrando la dimensione clinica con quella educativa, organizzativa e culturale.

L’impegno quotidiano

L’impegno dell’Asp di Messina si concretizza quotidianamente attraverso i servizi maggiormente coinvolti nel contrasto alla violenza di genere. I Consultori familiari rappresentano un presidio fondamentale: accolgono le donne, le sostengono e le accompagnano nei percorsi di protezione in raccordo con i Centri antiviolenza e le Case rifugio, e allo stesso tempo svolgono un ruolo attivo nella prevenzione, realizzando interventi di educazione all’affettività nelle scuole del territorio provinciale.

I servizi di salute mentale garantiscono una presa in carico orientata alla cura, mentre i pronto soccorso dei presidi ospedalieri sono chiamati a intervenire nelle situazioni di emergenza, svolgendo un ruolo cruciale nel riconoscimento precoce della violenza.

“Il Tavolo monitora le attività aziendali rivolte al contrasto e alla prevenzione e promuove momenti forte sensibilizzazione sulla questione culturale che caratterizza il problema. In particolare, promuove annualmente – in coincidenza con la “Giornata Internazionale sulla Violenza contro le donne” – un evento aziendale di sensibilizzazione a forte impatto emotivo. Negli ultimi due anni, il Tavolo ha scelto lo strumento del Teatro per promuovere la cultura delle pari opportunità e del contrasto alla violenza di genere”, spiega ancora il management dell’Azienda ai nostri microfoni.

A tal proposito, nel 2024, nella Sala Laudamo, è andata in scena una rappresentazione teatrale che ha visto come voci narranti personale dipendente dell’Azienda, sia dell’area sanitaria sia di quella amministrativa. Attraverso la lettura di brani dedicati al tema, il pubblico è stato accompagnato in un percorso di riflessione sul ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere, come individuo e come parte di una comunità più ampia, di fronte a un problema strutturale.

Le storie di donne vittime, interrotte dalla violenza, hanno favorito una maggiore consapevolezza e coinvolto l’Asp, come comunità professionale, in una riflessione di sistema. Anche nel 2025 l’Azienda ha rinnovato questo impegno, organizzando un nuovo evento teatrale per rafforzare la riflessione sulla matrice culturale del fenomeno e sul suo impatto significativo sui servizi sanitari. Protagonisti, ancora una volta, operatori sanitari e amministrativi, impegnati come attori nella pièce “Sala d’attesa”.

I testi sono il risultato di un percorso di elaborazione di contenuti clinici, guidato da un regista professionista, che ha saputo trasformare le storie, le sfide e le dinamiche incontrate quotidianamente dal personale in materia di violenza di genere in materia narrativa e teatrale. In questo processo, l’esperienza professionale è diventata strumento di riflessione e di cambiamento.

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