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Vittime di omicidio, Sicilia tra i primi posti in Italia

Vittime di omicidio, Sicilia tra i primi posti in Italia
vittime di omicidio. Come siamo messi in Sicilia?

La Sicilia è tra le prime regioni italiane per numero di omicidi rispetto alla percentuale dei propri abitanti. A riferirlo è l’Istat nel suo ultimo report su “Vittime di omicidio – anno 2024″

Nel 2024 si sono verificati in totale 327 omicidi (-2,1% rispetto al 2023). Di questi, 116 erano donne e 211 uomini. La diminuzione ha riguardato soprattutto le vittime di sesso maschile (-2,8% rispetto al 2023). Gli omicidi di donne sono invece rimasti stabili. In questo contesto, l’Isola si colloca al sesto posto su base nazionale. Giuseppe Ottaviano è stato ucciso il 12 maggio 2024 a Scicli, in provincia di Ragusa. Maria Cirafici (11 febbraio, Palermo), Maria Rus, Delia Zarniscu e Francesca Chiavetta (gennaio 2024 a Naro e Cefalù), sono invece alcune delle vittime di femminicidi avvenuti in Sicilia. Ma cosa dicono i numeri, quali sono le percentuali italiane e regionali? E quali le ragioni di questa escalation, che coinvolge anche i femminicidi?


Un Paese a basso tasso di omicidi, ma attraversato da fratture tra Nord e Sud

Nel 2024 l’Italia si conferma tra i Paesi europei a più basso tasso di omicidi. Il report Istat sulle vittime di omicidio fotografa una diminuzione dei delitti volontari consumati, passati da 334 del 2023 a 327 nell’ultimo anno disponibile, pari a un calo del 2,1 per cento. Siamo ancora sopra i livelli pre-pandemici, ma la risalita che aveva segnato il biennio successivo al Covid si arresta. Il dato va calato in una geografia più ampia: la media europea si assesta infatti su una percentuale di 0,91 vittime ogni 100 mila abitanti; l’Italia si ferma a 0,55, tra i valori più bassi dell’Unione con Slovenia e Malta e lontano da Francia e Paesi baltici, dove i tassi superano stabilmente la media Ue.


Ma la fotografia nazionale, apparentemente rassicurante, nasconde asimmetrie interne molto marcate. Nel 2024 il tasso di omicidi maschili si attesta a 0,73 per 100 mila uomini, quello femminile a 0,38 per 100 mila donne, con dinamiche divergenti per età. Per gli uomini il rischio cresce nella fascia adulta, tra i 35 e i 44 anni; per le donne aumenta con l’avanzare dell’età e raggiunge il picco tra i 75 e gli 84 anni.
La scena dell’omicidio italiano è, sempre di più, una scena domestica. Nel 2024, infatti, gli omicidi di donne avvengono nell’86,2% dei casi in ambito affettivo-familiare. È dentro le case che si consuma la maggior parte delle uccisioni femminili. Al contrario, gli uomini continuano a morire più spesso in contesti esterni: faide criminali, conflitti relazionali, aggressioni per strada.


Anche gli strumenti della violenza cambiano. Le armi da taglio sono il mezzo più utilizzato (33%), seguite dalle armi da fuoco (30%). Le modalità “altre” – soffocamento, avvelenamento, spinta o percosse – diventano prevalenti negli omicidi di donne, mentre le armi da fuoco restano centrali per quelli collegati alla criminalità organizzata. Ad andare in controtendenza sono i numeri che coinvolgono i minori: sono stati ben 21 gli omicidi registrati nel 2024, in crescita rispetto alla media degli anni precedenti. Sotto i 14 anni la violenza assume quasi sempre il volto di un genitore, spesso donna, travolto da disturbi psichici o depressione. Sopra i 14 anni prevalgono invece aggressioni tra pari, quasi sempre tra ragazzi.

Sicilia e Mezzogiorno: gli omicidi tra storia criminale e fragilità sociali

La Sicilia, in questo contesto, si posiziona al sesto posto per numero di omicidi rispetto alla percentuale dei propri abitanti, dato alimentato da criminalità organizzata, contesti familiari e conflitti interpersonali. Nel 2024, la Sicilia ha registrato 26 omicidi volontari, in calo da 27 nel 2023, con un tasso di 0,54 ogni 100.000 abitanti (sotto la media nazionale di 0,55). Tra questi, 18 vittime erano uomini (tasso 0,77/100.000) e 8 donne (tasso 0,32/100.000), con 6 femminicidi su 8 legati a contesti familiari o affettivi.

Gli omicidi riconducibili alla criminalità organizzata presentano una chiara localizzazione territoriale con un tasso dello 0,09% nel Mezzogiorno e nelle Isole e dello 0,01 al Centro. Nessun dato connesso a uccisioni per criminalità organizzata è risultato presente nel Nord.
Nel 2024 l’Istituto ha registrato 21 uomini uccisi in contesti di criminalità organizzata e nessuna donna. È la conferma di una caratteristica tipicamente meridionale: la violenza di sistema colpisce quasi esclusivamente uomini, dentro equilibri criminali, ritorsioni, regolamenti di conti. Una costante nei territori in cui le consorterie mafiose hanno storicamente agito.


La distribuzione per sesso e regione mostra come i tassi di omicidio maschile si concentrino soprattutto in Campania, Molise e Sardegna. Per quanto riguarda gli omicidi femminili, le punte riguardano Valle d’Aosta, Sardegna e Marche. Un altro segnale lo offre la statistica sugli omicidi con autore ignoto. Nel Mezzogiorno e nelle Isole la percentuale sale addirittura al 19,8%, contro l’8,3 nel Nord e il 5,4 nel Centro. Tradotto: dove le mafie sono presenti, più alta è la probabilità che il delitto resti avvolto in zone grigie di omertà o difficoltà investigative.
La Sicilia vive dentro questa storia, ma la realtà odierna è più complessa. Accanto alla violenza mafiosa, prevalgono sempre di più i conflitti familiari, gli omicidi di coppia, le tensioni dentro nuclei segnati da precarietà economica, dipendenze, solitudine.


Donne uccise dentro le relazioni, uomini nei conflitti


Il 2024 conferma una verità crudele: in Italia si muore più spesso per mano di chi si ama o si è amato. Non è un paradosso giornalistico. Lo raccontano i dati. Nel 2024 sono state stimate 106 vittime di femminicidio. Il 91,4% degli omicidi di donne rientra in questa categoria. Di queste morti, 62 sono avvenute nell’ambito della coppia. Nel 47,4& dei casi l’autore è il partner attuale; nel 6& un ex partner. La casa come luogo dell’intimità diventa così anche il luogo della violenza estrema. In più di un terzo degli omicidi l’assassino si è suicidato dopo aver ucciso la donna. Una tragedia che si allarga anche ai figli di queste coppie: 25 minori rimasti orfani stimati, 17 dei quali hanno perso entrambi i genitori nello stesso evento per casi di omicidio-suicidio. L’omicidio maschile segue traiettorie diverse. I tassi più elevati si registrano tra i 35 e i 44 anni, con dinamiche legate a conflitti tra pari, criminalità, aggressioni violente. Gli uomini sono uccisi prevalentemente da altri uomini (85,7% dei casi con autore identificato).

Le armi raccontano un’altra differenza. Negli omicidi mafiosi l’arma da fuoco è utilizzata nel 100 per cento dei casi. Dove c’è premeditazione, spesso c’è anche “professionalità del delitto”. Negli omicidi domestici aumenta invece l’uso di mezzi “impropri” o altre modalità. Qui prevalgono mani, corde, cuscini, sostanze, cadute provocate. La Sicilia rientra in questo contesto poiché regione colpita da fenomeni come trasformazione sociale, spopolamento, invecchiamento, crescita esponenziale e frustrazione della categoria dei working poor, solitudine degli anziani e fragilità delle relazioni familiari. Tutti fattori di rischio per le violenze domestiche.

Cosa dicono gli omicidi del 2024 sulla Sicilia di domani: istituzioni, prevenzione, solitudini


In Sicilia, come nel resto del Paese, i numeri raccontano di una sicurezza pubblica che ha negli anni sottovalutato l’importanza dell’assistenza per i problemi di salute mentale, ma anche per quelli connessi con i tagli dei fondi ai servizi sociali, alle politiche per la famiglia, al contrasto alla povertà educativa. Senza tralasciare l’importanza della prevenzione della violenza di genere e la capacità di intercettare i segnali prima che diventino irreversibili. La quota di omicidi in contesti familiare-affettivi impone una riflessione sulla rete dei centri antiviolenza, sull’accessibilità delle case rifugio, sull’applicazione effettiva del Codice Rosso, sul sostegno economico e psicologico alle donne che vogliono uscire da relazioni tossiche e malate.

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