Vittoria, crisi nera per le imprese dell’ex zona rossa - QdS

Vittoria, crisi nera per le imprese dell’ex zona rossa

Stefania Zaccaria

Vittoria, crisi nera per le imprese dell’ex zona rossa

martedì 15 Dicembre 2020 - 00:00
Vittoria, crisi nera per le imprese dell’ex zona rossa

Secondo le prime stime, molte attività vedranno ridotto il proprio fatturato del 50% circa. L’appello della Cna ai deputati regionali dell’area iblea: “Servono soluzioni celeri e un confronto pubblico”

VITTORIA (RG) – Bisogna trovare delle soluzioni celeri e un confronto pubblico, su piattaforma telematica, sembra il primo passo da effettuare. La Cna di Vittoria scrive ai deputati regionali dell’area iblea per chiedere un incontro quanto più immediato possibile perché le imprese del versante ipparino stanno soffrendo più di altre questo delicato momento.

Il lockdown delle scorse settimane ha assestato il colpo di grazia a una situazione già resa problematica dai mesi passati. Ecco perché la Cna chiede a gran voce un celere intervento.

“Per un mese esatto – ha spiegato il coordinamento comunale della Cna – Vittoria è stata zona rossa, con tutte le attività artigianali e commerciali chiuse o parzialmente operanti. Per far capire di cosa stiamo parlando ci affidiamo ai numeri. Le imprese attive a Vittoria sono circa 7300, quasi 2500 sono attività agricole. Tutto il resto, 4800 circa, sono microimprese artigianali, commerciali e piccola industria, cioè il 66 per cento della nostra economia. Queste attività o non hanno lavorato oppure erano aperte ma potevano esercitare limitatamente la loro attività; bisognava, giustamente, salvaguardare la nostra salute. Ristoratori, titolari di bar e di pub, pasticcerie, alberghi, b&b, agenzie di viaggi, acconciatori, estetiste, autoriparatori, buona parte del comparto costruzioni: tutti fermi o parzialmente attivi”.

Secondo una prima stima, tra il confinamento (lockdown) di marzo-aprile-maggio e la zona rossa di novembre, il calo di fatturato medio di molte di queste attività si aggira intorno al 50 per cento.

“Come ristoro – hanno aggiunto dalla Cna – hanno ricevuto le 1.200 euro dell’Inps, il contributo a fondo perduto dell’Agenzia delle Entrate (1.000 euro per le ditte individuali, che sono oltre il 60 per cento, e 2000 per le società), una piccola parte ha percepito il secondo contributo previsto dal ‘ristori bis’ e poi c’è stato anche il ‘famigerato’ Bonus Sicilia. Facendo una media, ogni attività ha percepito circa 4000 euro. Ma le scadenze Inps, Iva, Inail (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre), la dichiarazione dei redditi, oltre alle normali spese di gestione sono state bene o male rispettate, perché le tasse, le bollette energetiche, i mutui non sono come i contributi, che prima o poi arrivano”.

Dall’organizzazione si invocano quindi misure di tutela per le imprese anche perché queste attività, oltre a creare occupazione e reddito, producono posti di lavoro. Ecco perché la Cna ha rivolto un appello ai deputati Di Pasquale, Campo, Ragusa e Assenza per un incontro che dovrebbe svolgersi a breve in maniera telematica.

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