Milano, 22 set. (askanews) – Circa tremila presenze, 40 Cantine e una partecipazione significativa anche dall’estero per la seconda edizione di “ViVa, Vini Valtellina”, che ha portato degustazioni, incontri, gastronomia e approfondimenti dal centro di Sondrio ai vigneti terrazzati e alle aziende della valle. La manifestazione ha costruito il programma attorno proprio, rinomato, Nebbiolo delle Alpi, affiancando alla dimensione enologica quella turistica e il confronto sul futuro della viticoltura valtellinese.
L’edizione 2026 si è aperta venerdì 11 settembre in Piazza Garibaldi con il primo “ViVa Opening Party” e il dj set di Ema Stokholma. La musica è tornata anche nella serata successiva, con l’obiettivo di avvicinare alla manifestazione un pubblico più ampio rispetto a quello abitualmente presente agli appuntamenti dedicati al vino. Sabato i produttori hanno incontrato appassionati e operatori nei banchi di degustazione allestiti nel centro storico, presentando anche in anteprima le nuove annate. Domenica l’attività si è spostata maggiormente nelle Cantine e nei vigneti, con visite, picnic, passeggiate, tour in e-bike e show cooking. Lunedì è stata dedicata soprattutto agli operatori del settore, con degustazioni e occasioni di confronto professionale. La giornata si è conclusa con la cena in Piazza Garibaldi, alla quale hanno partecipato circa 250 persone tra produttori, giornalisti, operatori e rappresentanti delle istituzioni. Cesare Battisti del Ristorante Ratanà di Milano ha affidato alla cucina lombarda il dialogo con i vini della valle, utilizzando il Nebbiolo come filo conduttore degli abbinamenti.
Tra le 40 Cantine erano presenti aziende di lunga storia come Nino Negri, Aldo Rainoldi, Arpepe, Triacca e Plozza, insieme con realtà nate più recentemente, tra cui Dirupi, Ascesa, Radis, Retica Vini e La Trama. Una compagine che ha restituito un’immagine articolata della produzione valtellinese. “ViVa” ha puntato anche a portare i visitatori fuori dal centro di Sondrio, direttamente nei vigneti e nelle Cantine, attraverso visite, passeggiate e percorsi in e-bike. Un modo per mostrare da vicino una viticoltura praticata su pendii terrazzati, dove la frammentazione delle superfici e le difficoltà di meccanizzazione rendono il lavoro più complesso e costoso.
Martedì il confronto si è spostato sulla ricerca con il convegno “Chiavennasca: il Nebbiolo delle Alpi – Valtellina Superiore 2024, l’annata della tensione: tra clima che cambia, storia e nuove frontiere della ricerca”. Al centro, la storia della varietà, l’andamento climatico del 2024 e gli strumenti con cui la viticoltura di montagna può affrontare annate sempre più variabili. Attilio Scienza ha ripercorso la storia della Chiavennasca richiamando documenti che risalgono al XIII secolo, e sottolineando la presenza in Valtellina di una notevole diversità genetica tra i biotipi del Nebbiolo che rappresenta uno degli elementi che sostengono l’ipotesi di un ruolo importante dell’area nella storia della varietà. Da questa ricchezza genetica deriva anche l’interesse per i vigneti policlonali, nei quali convivono cloni con caratteristiche differenti. La maggiore diversità del materiale vegetale può diventare uno strumento per affrontare la variabilità delle annate e conservare una base genetica più ampia del Nebbiolo alpino.
Gabriele Cola, agrometeorologo dell’Università di Milano, ha analizzato il 2024, caratterizzato da precipitazioni eccezionalmente abbondanti e temperature rimaste comunque elevate. Mattia Dell’Orto, responsabile ricerca e sviluppo del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, ha presentato invece l’analisi del Valtellina Superiore 2024, mettendo in relazione la maturazione tardiva del Nebbiolo con la ventilazione della valle e con la selezione effettuata nei vigneti. Il confronto sul futuro della produzione riguarda anche una possibile revisione dei Disciplinari, ancora in fase di discussione. Tra le ipotesi allo studio c’è il passaggio dalle attuali cinque a nove sottozone del Valtellina Superiore, con l’obiettivo di rendere più leggibile la provenienza e valorizzare le differenze esistenti all’interno della Denominazione. Il percorso comprende anche una riflessione sul recupero di superfici storicamente vitate. La questione delle sottozone assume un peso particolare in una valle dove quota, esposizione e condizioni microclimatiche possono cambiare sensibilmente anche tra aree vicine. La ricerca sta quindi approfondendo le caratteristiche dei diversi versanti e dei singoli appezzamenti per comprendere meglio il comportamento del Nebbiolo nelle differenti condizioni della montagna.
La viticoltura valtellinese si sviluppa su versanti sostenuti da oltre 2.500 chilometri di muretti a secco. La coltivazione dei vigneti svolge quindi anche una funzione di manutenzione di un paesaggio costruito nei secoli, mentre l’abbandono delle superfici più difficili avrebbe conseguenze che non riguardano soltanto la produzione vinicola. “ViVa, Vini Valtellina” è organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina insieme con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e Fondazione Provinea, con il sostegno del Comune di Sondrio. Il Consorzio, fondato nel 1976, tutela Valtellina Superiore Docg, Sforzato di Valtellina Docg, Rosso di Valtellina Doc e Alpi Retiche Igt.

