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Vogels (Amazon): nel 2026 l’alba dello “sviluppatore rinascimentale”

Vogels (Amazon): nel 2026 l’alba dello “sviluppatore rinascimentale”

Un moderno “uomo universale” in un mondo potenziato dall’AI

Milano, 26 nov. (askanews) – Il 2026 sarà l’alba dello “sviluppatore rinascimentale”. A dirlo il cto di Amazon, Werner Vogels, che come ogni anno ha pubblicato le sue previsioni tecnologiche per il 2026 e oltre, dando un affresco di come le innovazioni più recenti trasformeranno nella pratica industria e vita quotidiana.

Se è vero che l’intelligenza artificiale generativa sta rimodellando lo sviluppo dei software, non è altrettanto vero che gli sviluppatori diventeranno obsoleti, anzi. Vogels sottolinea che, storicamente, ogni progresso tecnologico in questo campo, dall’arrivo dei compilatori al cloud computing, è stato sempre accompagnato dal timore che l’apporto umano sarebbe stato sempre meno significativo; e invece ad ogni passaggio ha generato il contrario: elevando il livello di astrazione ha liberato la creatività, aumentando la domanda di competenza umana.

“Le qualità fondamentali di un grande sviluppatore — creatività, curiosità e pensiero sistemico — rimangono costanti”, scrive il cto di Amazon, perché semplificare l’accesso a una tecnologia “non elimina la necessità di competenze umane, ma piuttosto la amplifica. L’Ai generativa ci permette di generare un codice in pochi secondi, ma se si inseriscono dati spazzatura, si otterranno dei risultati spazzatura, anche se molto convincenti”.

Secondo Vogels, che cita il genio di Leonardo Da Vinci e la sua capacità di eccellere in tutti i campi, gli sviluppatori “che prosperano in questo mondo potenziato dall’intelligenza artificiale devono diventare dei moderni polìmati: sviluppatori rinascimentali”, combinando scienza, ingegneria, arte, curiosità e creatività.

“Ma proprio come i grandi pensatori del Rinascimento che rifiutavano di limitarsi a una sola disciplina – conclude l’esperto – anche gli sviluppatori non possono più vivere in compartimenti stagni. È necessario pensare in grande, perché i tempi lo richiedono”.