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Volkswagen, Blume: rischi mai così alti, vecchio modello non basta

Volkswagen, Blume: rischi mai così alti, vecchio modello non basta

Dividendo da 2,6 mld sotto accusa. Risultati voti nel pomeriggio

Milano, 18 giu. (askanews) – Volkswagen affronta un 2026 ancora più difficile, tra rischi geopolitici, dazi, concorrenza cinese, pressione sui margini e trasformazione industriale. All’assemblea degli azionisti del gruppo tedesco, il Ceo Oliver Blume ha usato toni netti: “Mai la situazione di rischio è stata così alta, e continua a crescere”. Wolfsburg, ha spiegato, è tornata competitiva sui prodotti, ma “non fa abbastanza soldi” con le proprie auto.

La parte pubblica dell’assemblea si è conclusa. La fase di voto può essere seguita solo dagli azionisti, mentre i risultati delle votazioni saranno pubblicati nel pomeriggio. Il modello industriale che ha sostenuto per decenni il gruppo, secondo Blume, non funziona più nello scenario attuale. “Sviluppare una world car in Germania, produrla in Europa e venderla in tutto il mondo non basta più”, ha detto Blume.

Le condizioni del settore sono peggiorate ulteriormente nel 2026 per effetto del conflitto in Medio Oriente, della contrazione dei volumi e della competizione sempre più intensa. In Europa i costruttori cinesi stanno entrando “in modo sempre più aggressivo” con prezzi “non economicamente sostenibili”, mettendo pressione su volumi e qualità degli utili.

Volkswagen ha comunque confermato gli obiettivi 2026: risultato operativo sopra il livello dell’anno precedente, margine operativo sulle vendite tra il 4% e il 5,5%, flusso di cassa netto della divisione Automotive tra 3 e 6 miliardi di euro e liquidità netta tra 32 e 34 miliardi.

Resta centrale il ridimensionamento industriale. Blume ha confermato tagli all’organico per circa 50mila posti in Germania entro il 2030 tra Volkswagen, Audi, Porsche e Cariad, con 19mila uscite nella sola Volkswagen entro fine 2026. Sulla capacità produttiva, Blume ha confermato il taglio di circa 1 milione di unità divise equamente tra Germania e resto d’Europa.

Secondo Manager Magazin, un sondaggio riservato tra esponenti dei vertici Vw avrebbe mostrato forti timori interni sulla stessa sopravvivenza del gruppo.

All’assemblea tiene banco anche il dividendo. Volkswagen propone 5,2 euro per azione ordinaria e 5,26 euro per privilegiata, per una distribuzione complessiva di circa 2,6 miliardi. Blume ha difeso la scelta, spiegando che il gruppo resta fedele alla politica di payout e non considera nel calcolo la svalutazione non monetaria dell’avviamento Porsche. La cedola è stata criticata dal Bund, una delle principali associazioni ambientaliste tedesche, e dal coordinamento degli azionisti critici.

Sul Dieselgate, infine, gli azionisti sono chiamati a votare un nuovo accordo con gli assicuratori D&O da circa 278 milioni e la conferma della transazione con l’ex ceo Martin Winterkorn, chiamato a versare 11,2 milioni. Per Volkswagen, i danni attribuiti a Winterkorn restano stimati in circa 2,5 miliardi, ma il recupero integrale viene considerato irrealistico.