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Terremoto politico in Sicilia, scoperti i franchi tiratori all’Ars: nomi e reazioni

Terremoto politico in Sicilia, scoperti i franchi tiratori all’Ars: nomi e reazioni
Sala d’Ercole all’Ars prima della sospensione dei lavori

Momenti di massima tensione durante l’ultima discussione sul disegno di legge sugli enti locali: ecco cosa è successo.

Accade per puro caso, ma il risultato fa tremare adesso la maggioranza di governo siciliana. In Sala d’Ercole l’Ars sta discutendo il disegno di legge sugli enti locali, nella sua terza giornata d’Aula con già alle spalle una serie importante di voti segreti che hanno affossato varie norme con l’approvazione, nel più dei casi, di emendamenti soppressivi a colpi di voto segreto. Il risultato, già dal primo voto segreto chiesto martedì sul secondo articolo del testo, vedeva costituirsi una maggioranza ombra di 33 deputati. Oltre le opposizioni – ufficialmente 11 deputati del Pd, 11 del M5s e 1 al gruppo Misto – venivano quindi puntualmente fuori dieci franchi tiratori, che si schieravano con l’opposizione per impallinare la norma in votazione mediante approvazione di emendamento soppressivo o bocciatura dell’intero articolo.

Il voto segreto all’Ars diventa palese e si scoprono i franchi tiratori

Oggi pomeriggio, alle 16:40 esatte, Sala d’Ercole doveva votare l’articolo 10 del ddl enti locali con le norme per la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione. Accade, però, che alla richiesta di voto segreto dell’opposizione, sostenuta da 12 deputati (7 del Pd, 4 del M5s e La Vardera del Misto), parte della maggioranza tenta il tutto per tutto estraendo la tessera magnetica dal lettore sul banco. Il risultato cercato era far venire meno il numero legale e invalidare così il previsto tiro al bersaglio dei franchi tiratori cercati dall’opposizione. Il risultato ottenuto, involontariamente, è di una palese emersione di dieci franchi tiratori. Dopo tre anni di liti sul voto segreto, in maniera assolutamente casuale, Sala d’Ercole ha avuto in mano il dettaglio nominativi della votazione. Dettaglio che tiene fede alla segretezza del voto, ma che in questo caso, per esclusione, rende la votazione palese.

Lantieri (FI): “Solo io ho votato verde?”

Improvvisamente risultano mancare 33 deputati, pur presenti in Aula. Sono esponenti di Fratelli d’Italia, alcuni di Forza Italia, Lega e Democrazia Cristiana. Hanno tolto la tessera, lasciando così solo i votanti che non hanno inteso la manovra seppur di maggioranza. Il risultato è evidente, e l’Aula si scalda. Viene subito chiesta la scheda di dettaglio dei voti, per verificare quanto annunciato dalla presidenza di turno affidata a Luisa Lantieri, incredula nell’annunciare 33 voti contrari alla norma contenuta nel disegno di legge e solo uno favorevole. “Solo io ho votato verde?”, si chiede la presidente Lantieri. Si sono astenuti il vicepresidente della Regione, il leghista Luca Sammartino, l’autonomista Giuseppe Carta e il leghista Mimmo Turano. Restano 34 voti, in cui è presente e compatta l’opposizione con i voti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e del Controcorrente al Misto Ismaele La Vardera. Gli altri sono esponenti della maggioranza che hanno votato contro la norma contenuta nel ddl della maggioranza. Franchi tiratori.

I nomi dei franchi tiratori nella maggioranza del governo Schifani all’Ars

Momento caotico, stupore, poi Lantieri sospende l’Aula rinviando a martedì 17 febbraio per la chiusura dei lavori sul disegno di legge che si doveva concludere oggi. Nella scheda di dettaglio della votazione ci sono i franchi tiratori, i voti segreti di Sala d’Ercole sono diventati voti palesi e pochi minuti dopo, a Palazzo d’Orleans quell’elenco stava facendo il giro delle stanze. Il dettaglio è stato subito inviato a Renato Schifani, a Gaetano Galvagno, ai vertici regionali dei partiti di maggioranza. Ci sono i nomi di Margherita La Rocca, Nicola D’Agostino e Riccardo Gennuso di Forza Italia, quello dell’ex Forza Italia Gianfranco Micciché e poi gli autonomisti Roberto Di Mauro, Ludovico Balsamo, Giuseppe Geremia Lombardo e Santo Primavera. Otto deputati di maggioranza, cui si aggiungono i voti di Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto di Sud chiama Nord e quelli di Pd, M5s e Controcorrente per arrivare ai 33 voti contrari alla norma.

I commenti di De Luca (M5S) e Figuccia (Lega)

“La maggioranza a brandelli ha preferito battere in ritirata oggi, in Aula, per paura di prendere altre sonore bocciature sugli articoli cui teneva di più”, ha affermato dopo la sospensione dei lavori il capogruppo del M5s all’Ars Antonio De Luca. “Quanto accaduto questo pomeriggio – prosegue De Luca – è l’ennesima prova che questo governo non ha più i numeri, gli resta una sola cosa da fare: andare a casa”. Infine, il capogruppo Cinque stelle ha sottolineato la gravità del fatto che “è stato violato l’accordo, preso all’unanimità in capigruppo, di procedere al voto finale del ddl entro oggi. Questo – secondo De Luca – costituisce un pericoloso precedente con il quale il governo in futuro sarà costretto a fare i conti”.

Tra i banchi della maggioranza, il leghista Vincenzo Figuccia non è da meno nel criticare l’accaduto: “Si tratta di un atto irresponsabile da parte dei franchi tiratori. I tempi stretti rischiano ora di far slittare il voto delle amministrative o, peggio ancora, di far sprofondare nelle sabbie mobili un testo necessario, che introdurrebbe importanti innovazioni nella riforma degli enti locali.