Tutto rinviato, dai lavori d’Aula dell’Ars alle nomine nelle partecipate. Per il Parlamento siciliano ci sono solo le variazioni di bilancio e l’incrociare le spade sui temi caldi. Dopo la seduta di oggi, mercoledì 23 settembre, con l’attività ispettiva all’assessorato Autonomie locali e funzione pubblica – il giorno prima delle dimissioni di Elisa Ingala – non è stata convocata Sala d’Ercole se non per il 2 ottobre, cioè l’indomani della chiusura lavori in Commissione Bilancio del testo da incardinare in Aula con la manovra. Per le variazioni di aggiustamento finanziario si rinviano le decisioni divisive e si evitano anche le interrogazioni parlamentari che, nelle ultime sedute, avevano dato un ordine del giorno a Sala d’Ercole.
Seconda Commissione, Caronia e la sua presa di posizione
In seconda Commissione intanto i lavori procedono con le prese di posizione già annunciate, inclusa quella di Marianna Caronia (Noi moderati), che già lunedì aveva dato conferma di astensione assoluta dal voto. Il testo che verrà chiuso e trasmesso all’Aula non avrà la sua approvazione, mancando di incisività sugli aspetti prioritari in favore di “distribuzioni” sparse di risorse comunque importanti. “L’impostazione della manovra ripropone, ancora una volta, la logica delle risorse distribuite su micro-interventi che non risolvono le grandi questioni a partire dal precariato degli ex Pip ed ex Keller”, ha detto Caronia dopo aver incassato in Commissione Bilancio il no definitivo a iniziative più ampie da condividere come la stabilizzazione di precari e part-time.
M5S: “Braccino corto governo Schifani per sostenere tessuto sociale”
Partito democratico e Movimento 5 stelle non rinunciano a proporre emendamenti, ma nel caso dei pentastellati di minori importi e di natura correttiva. Come per i bonus bebè, dove la copertura finanziaria sostiene solo 1.500 famiglie sulle 7.000 richiedenti aventi diritto, secondo Nuccio Di Paola, che difende l’emendamento con cui si vorrebbe destinare altri 5,5 milioni di euro. Anche il coordinatore regionale dei Cinque stelle spara altezza zero sul metodo di gestione delle risorse in variazione di bilancio: “È facile intuire che il governo Schifani e la sua maggioranza abbiano il braccino corto nel caso in cui ci sia da sostenere il tessuto sociale, dato che preferiscono elargire milioni e milioni di euro in mancette dei deputati di centrodestra”.
Stanziate risorse per Asacom e igiene personale dei bambini con disabilità
Nullaosta dalla stessa Commissione, ai due emendamenti di Roberta Schillaci del M5s con stanziamento di risorse per 2 milioni di euro ai Comuni per l’assistenza alla comunicazione e per l’igiene personale in favore degli alunni disabili. Altro emendamento a firma Schillaci approvato è stato quello in favore delle scuole di secondo livello.
Nessuna proposta di modifica del regolamento dell’Ars sul voto segreto
Ma la giornata di oggi di Palazzo dei Normanni non è stata caratterizzata solo dagli scontri in seconda Commissione. Si è infatti riunita la Commissione per il Regolamento interno dell’Ars. Primo confronto da quando Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars e della Commissione, aveva lanciato il guanto della sfida alle opposizioni proponendo uno scambio a suo dire equo: il presidente avrebbe ritirato tutte le proposte di modifica, a eccezione di quella per l’abolizione del voto segreto, in favore di una modifica importante al regolamento proposta dalle opposizioni, a patto che a Sala d’Ercole nessuno dovrà chiedere o appoggiare richieste di voto segreto per votare l’abolizione dello stesso strumento parlamentare.
“Nessuna proposta di modifica del regolamento dell’Ars sul voto segreto è stata presentata dalle opposizioni, così come avevo auspicato più volte”, ha detto al termine della commissione Galvagno. Il presidente dell’Ars, traghettatore della richiesta di riforma fortemente caldeggiata da Renato Schifani, ha così commentato i lavori: “Sinceramente spiace perché fino all’ultimo ho sperato e creduto che potesse giungere in Commissione almeno un’idea diversa da quella che al momento resta in campo. Solo alcune settimane fa, infatti, avevo annunciato pubblicamente il ritiro di tutte le mie proposte di modifica a patto che ne arrivasse almeno una dalle forze politiche di minoranza. Oggi, invece, né sull’abolizione del voto segreto né sulla sua eventuale limitazione è stato avanzato alcunché”.
Una stilettata è poi partita al presidente dell’Ars riscontrando con sottolineata amarezza la contraddittorietà di alcuni soggetti politici: “Eppure, fuori dal perimetro di Sala d’Ercole e della Commissione, proprio contro il voto segreto, spesso assistiamo ad appelli roboanti: peccato poi che la protesta non si trasformi in proposta”.
Divieto di cambio di casacca
“Al momento, quindi, resta valida solo la mia iniziativa, di fatto l’unica, che se approvata entrerà in vigore, al pari di eventuali altre modifiche, a partire dalla prossima legislatura”. L’unica se non si tiene conto di una proposta avanzata da Cristina Ciminnisi e Martina Ardizzone del M5s prima che quest’ultima decadesse dalla carica di deputata regionale, quindi ben prima che all’Ars – e a Palazzo d’Orleans – si parlasse di abolire il voto segreto. Non ne fa mistero Galvagno, che menziona proprio la collega di opposizione:
“Mi corre l’obbligo precisare che tutte le altre proposte di modifica da me avanzate verranno votate dall’Aula assieme a quella formulata dall’onorevole Ciminnisi, che ho avuto modo di apprezzare e condividere, sulla decadenza dalle cariche per cambio di gruppo parlamentare”. La proposta al tempo messa a punto da Ciminnisi e Ardizzone prevedeva infatti il divieto di cambio di casacca in corso di legislatura, in linea con quello che era già stato un cavallo di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
La norma firmata Cristina Ciminnisi prevede la decadenza dagli incarichi negli uffici di presidenza dell’Ars e in quelli delle commissioni parlamentari per chi cambia partito. “Quello dei voltagabbana – dice Ciminnisi – è un malcostume inaccettabile e ormai diffusissimo che vede tanti politici cambiare partito con impressionante facilità, passando magari a formazioni politiche con idee e programmi totalmente opposti a quelli graditi agli elettori che li avevano votati per rappresentarli in Parlamento. Tra l’altro questi passaggi alterano la rappresentatività dei partiti, che deve essere assicurata a tutti all’interno degli uffici di presidenza”.
Intanto, in attesa di veder scorrere il calendario con le variazioni di bilancio, la legge di stabilità, le prime concrete ipotesi di data e metodo elettorale da Roma a Palermo, la Commissione Antimafia si è incaricata di aprire una nuova istruttoria riguardo ipotesi di infiltrazioni mafiose e gestione opaca di enti ed istituzioni pubblici. Questa volta sull’ospedale Cervello.
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