Roma, 23 mar. (askanews) – “L’ennesima prova di una crisi climatica che preoccupa i cittadini, ma che viene ignorata dalla politica”. È questo il commento del WWF Italia al nuovo rapporto globale sul clima reso noto oggi dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM). Il report analizza il bilancio energetico terrestre. Questo indicatore, le cui osservazioni sono iniziate negli anni ’60, misura la velocità con cui l’energia entra ed esce dal sistema terrestre. In condizioni climatiche stabili, l’energia in entrata proveniente dal Sole è all’incirca pari alla quantità di energia in uscita. Ma l’aumento delle concentrazioni di gas serra che intrappolano il calore – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ai livelli più alti registrati da almeno 800.000 anni – ha compromesso questo equilibrio. Lo squilibrio energetico è aumentato in particolare negli ultimi 20 anni, raggiungendo un nuovo picco lo scorso anno, nel 2025.
Gli ultimi tre anni sono stati i tre più caldi nei 176 anni di dati osservativi combinati su terra e oceani. La stragrande maggioranza dell’energia in eccesso – circa il 91% – è stata assorbita dall’oceano sotto forma di calore. Il contenuto di calore dell’oceano ha raggiunto un nuovo record nel 2025, riflettendo il continuo aumento di energia.
Un altro 3% dell’energia in eccesso riscalda e fonde il ghiaccio. Le calotte glaciali dell’Antartide e della Groenlandia hanno entrambe perso una massa significativa dall’inizio delle registrazioni satellitari. L’estensione del ghiaccio marino nell’Artico è diminuita in tutte le stagioni dall’inizio delle misurazioni satellitari nel 1979, e l’estensione massima annuale nel 2025 è stata la più bassa o la seconda più bassa nei dati osservati. L’estensione del ghiaccio marino intorno all’Antartide ha mostrato un piccolo aumento fino al 2015, ma da allora le estensioni durante l’intero ciclo annuale sono diminuite considerevolmente e gli ultimi quattro anni hanno registrato i quattro minimi del ghiaccio marino antartico più bassi mai registrati.
La fusione del ghiaccio terrestre proveniente dai ghiacciai e dalle calotte glaciali contribuisce all’innalzamento a lungo termine del livello medio globale del mare. Il tasso di innalzamento del livello globale del mare è aumentato dall’inizio delle misurazioni satellitari nel 1993.
Oltre ad assorbire la maggior parte dell’energia intrappolata dall’aumento delle concentrazioni di gas serra, gli oceani hanno assorbito anche circa il 29% delle emissioni antropogeniche di anidride carbonica nell’ultimo decennio. Questo però altera anche la composizione chimica dell’acqua oceanica, riducendo il pH in un processo noto come acidificazione degli oceani. Questi rapidi cambiamenti su larga scala nel sistema terrestre hanno impatti a cascata sui sistemi umani e naturali, contribuendo all’insicurezza alimentare e agli spostamenti della popolazione: gli eventi meteorologici estremi colpiscono milioni di persone e costano miliardi.
“Quello descritto dalla OMM è un quadro estremamente preoccupante -sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia- ma del resto gli elementi di preoccupazione sono davanti agli occhi di tutti: in questo momento, gli Stati Uniti sono attraversati da eventi estremi climatici che vanno dalla cupola di calore che ha portato temperature estive, impensabili per marzo, sulle regioni ovest degli USA e che si sposta ora sulle regioni centrali, alle alluvioni estreme alle Hawaii, per arrivare persino alle nevicate anomale in Alabama. Ma la crisi climatica si manifesta con eventi estremi in tutto il mondo, al solito provocando i danni maggiori e più difficili da superare nei Paesi meno responsabili dell’aumento dei gas serra, ma meno in grado di far fronte agli impatti, a cominciare da quelli sui sistemi alimentari mondiali. I cittadini sono preoccupati, indipendentemente dal loro colore politico: eppure la politica pare cercare di mettere la crisi climatica in sordina, invece di accelerare l’azione sebbene il cambiamento e la trasformazione necessari per abbattere le emissioni di gas serra, a cominciare dall’abbandono dei combustibili fossili, potrebbero essere il lasciapassare anche per l’abbassamento delle tensioni geopolitiche e la pacificazione. Il problema si conosce e si dimostra sempre più serio; le soluzioni anche si conoscono, e dal punto di vista economico e geopolitico sono disponibili da subito (le rinnovabili e gli accumuli) e sono anche molto vantaggiose sotto numerosi punti di vista, non solo sotto quello ambientale. Manca la capacità di ‘fare squadra’ e affrontare tutti insieme una sfida impegnativa, certo, ma mai quanto le conseguenze del non agire. La crisi climatica sta già minando la stabilità economica, la salute pubblica e la sicurezza globale: tagliare i combustibili fossili è l’unico modo per invertire questa tendenza e ricominciare a immaginare un futuro di armonia”.
Le emissioni derivanti dalla combustione di carbone, petrolio e gas sono di gran lunga il principale fattore del riscaldamento globale, mentre l’estrazione e le infrastrutture danneggiano gli ecosistemi e spingono la natura al limite. La posizione del WWF è chiara: fare di tutto per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto all’era pre-industriale e per farlo programmare in modo serio la completa eliminazione dei combustibili fossili, non già lo spostamento della produzione da un fornitore inquinante a un altro.
Anche quest’anno il WWF invita cittadini, aziende e istituzioni a unirsi alla mobilitazione globale Earth Hour, l’Ora della Terra, arrivata alla sua 20esima edizione. Sabato 28 marzo dalle 20,30, in tutto il mondo le persone spegneranno le luci per un’ora con l’obiettivo -attraverso questo gesto simbolico ma potente- di accendere l’attenzione sulla crisi climatica e sul futuro del Pianeta. Il messaggio è chiaro: insieme si può affrontare la crisi climatica.

