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WWf: Clima e imprese: 7 italiani su 10 sostengono principio chi inquina paga

WWf: Clima e imprese: 7 italiani su 10 sostengono principio chi inquina paga

Nuovo sondaggio in Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna

Roma, 1 lug. (askanews) – Sette cittadini italiani su dieci (71%), compresi coloro che votano per Fratelli d’Italia, il partito guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritengono che le imprese che emettono di più – o che non riducono abbastanza le proprie emissioni di CO2 – debbano pagare di più. A dirlo un nuovo sondaggio, commissionato dalla campagna europea Beyond Fossil Fuels per conto di un’ampia rete di organizzazioni, tra cui WWF Italia, e condotto da YouGov in sei paesi europei: Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna. Gli esiti del sondaggio confermano un ampio sostegno al principio «chi inquina paga» che sta alla base del Sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 dell’UE (ETS). Sostegno che supera le divisioni nazionali e politiche.

Mentre la Commissione europea si appresta ad avanzare la sua proposta di revisione del sistema ETS, attesa per il prossimo 15 luglio, i risultati del sondaggio contraddicono le richieste provenienti da gran parte dei settori industriali e da alcuni governi, tra cui quello guidato da Giorgia Meloni, rivelando un ampio sostegno pubblico al principio fondante dell’ETS: far pagare chi inquina senza remore e premiare chi implementa piani di decarbonizzazione seri e credibili.

Il 59% degli intervistati nei sei Paesi europei ritiene che le industrie pesanti, come quelle siderurgiche, del cemento e chimiche, debbano pagare per le proprie emissioni di CO2. In Italia il sostegno a questa posizione supera i due terzi (65%), così come in Spagna (68%), Francia (66%), e Paesi Bassi (71%), mentre i contrari, nel campione complessivo, si attestano intorno al 23%. Laddove le aziende dovessero continuare a beneficiare di quote gratuite, il 62% degli italiani (e degli europei) ritiene che ciò debba avvenire solo a condizione che si investa nella riduzione delle emissioni future. Allo stesso tempo, il 66% del campione italiano (contro il 63% di quello europeo) ritiene che ciò debba avvenire solo se le industrie ad alto consumo energetico sostengono una transizione equa per i lavoratori, investendo nella riqualificazione professionale, nella formazione del personale e in condizioni di lavoro ottimali.

I risultati del sondaggio mostrano che i cittadini italiani ed europei sono più avanti rispetto al dibattito politico. Sono favorevoli a far pagare all’industria in generale e a quella pesante in particolare le proprie emissioni, sostengono l’investimento dei proventi derivanti dal pagamento delle quote di CO2 nella trasformazione industriale e si aspettano che qualsiasi sostegno sotto forma di quote gratuite sia condizionato alla riduzione delle emissioni e alla garanzia di benefici per i lavoratori e le comunità.

Carlota Ruiz Bautista, responsabile acciaio e industria della campagna Beyond Fossil Fuels, ha dichiarato: «La guerra in Medio Oriente sta dimostrando ancora una volta all’Europa il costo della dipendenza dai combustibili fossili, in termini di rischio geopolitico, insicurezza energetica e fragilità economica. I cittadini europei lo hanno capito: non si può avere un’industria resiliente senza che sia anche pulita. I leader politici devono ora ascoltare i propri cittadini e smettere di permettere alle grandi aziende inquinanti come ArcelorMittal, Thyssenkrupp, Voestalpine e BASF di svuotare di significato l’ETS, un meccanismo progettato per guidare la trasformazione industriale verde».

Per Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia: «Il governo guidato da Giorgia Meloni non ha mandato per manomettere o indebolire il principio ‘chi inquina paga’, nemmeno dal proprio elettorato. L’80% degli elettori del partito della Premier, Fratelli d’Italia, hanno dichiarato di volere che le imprese più inquinanti paghino per le proprie emissioni di CO2 o per i ritardi nella decarbonizzazione delle proprie attività e della propria filiera. Se le famiglie e le imprese italiane soffrono non è certo colpa dell’ETS, la responsabilità è dei continui rinvii concessi dai vari governi, dei ritardi accumulati e dall’incapacità di vedere la transizione non solo come un’opportunità, ma come l’unico, vero scenario di sviluppo industriale, oggi e per il futuro».

Secondo Boris Jankowiak, coordinatore delle politiche per la trasformazione del settore siderurgico presso Climate Action Network Europe: «L’idea che indebolire il sistema ETS dell’UE sia il modo migliore per proteggere l’industria europea viene smentita dalla realtà. L’Europa sta già perdendo capacità industriale e posti di lavoro in molti settori, nonostante decenni di quote gratuite e miliardi di euro di sostegno pubblico. Continuare con gli stessi metodi di concessione di quote gratuite senza vincoli non produrrà risultati diversi e non offre alcuna garanzia che la produzione o i posti di lavoro rimangano in Europa. Ciò che invece rischia di accadere è la riduzione dell’ammontare delle risorse disponibili per sostenere la transizione industriale, penalizzando le aziende più virtuose».

Principali risultati del sondaggio per l’Italia

– Il 65% degli italiani sostiene l’obbligo per l’industria pesante di pagare per le proprie emissioni di CO2, mentre solo il 16% si oppone. Il consenso va ben oltre le divisioni politiche: il 71% degli elettori di Fratelli d’Italia – il partito guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – così come la maggioranza degli elettori del Partito Democratico, sostiene questo principio.

– L’Italia è tra i Paesi che mostrano il maggiore sostegno al mantenimento di un sistema ETS dell’UE solido ed efficace, insieme a Francia, Spagna e Paesi Bassi. I risultati suggeriscono un ampio sostegno pubblico alla tariffazione del carbonio e alla decarbonizzazione industriale lungo tutto lo spettro politico, nonostante i tentativi di alcuni leader politici italiani di indebolire il sistema.

– Il 71% ritiene che le aziende che emettono di più – o che non riducono abbastanza le proprie emissioni – dovrebbero pagare più delle altre. In questo caso il consenso degli elettori di Fratelli d’Italia raggiunge l’80%. L’approccio preferito è quello di far pagare di più alle imprese che non riducono le proprie emissioni (39%), piuttosto che penalizzare semplicemente quelle con i maggiori volumi di emissioni (32%). Solo il 9% è favorevole a un pagamento uguale per tutte le aziende, mentre appena il 5% ritiene che le imprese non dovrebbero essere tenute a pagare affatto.

– Il 62% ritiene che, qualora le aziende fossero esentate dal pagamento delle proprie emissioni di CO2, esse dovrebbero essere obbligate a reinvestire il valore di tali esenzioni nella riduzione delle emissioni future. Questa opinione è condivisa anche dal 59% degli elettori di Fratelli d’Italia.

– Il 66% ritiene che le aziende che beneficiano di esenzioni dalla tariffazione del carbonio dovrebbero sostenere una transizione industriale giusta investendo nella riqualificazione professionale della forza lavoro, offrendo formazione ai dipendenti e garantendo condizioni di lavoro di qualità elevata. Questa posizione è condivisa dal 67% degli elettori di Fratelli d’Italia.

– Il 53% ritiene che le aziende che beneficiano di esenzioni dovrebbero coinvolgere le comunità locali nelle decisioni riguardanti la trasformazione industriale e i suoi impatti. Questa opinione è condivisa dal 61% degli elettori di Fratelli d’Italia.

– Il 50% degli intervistati ritiene che i governi dovrebbero raccogliere i proventi derivanti dalla tariffazione del carbonio e investirli direttamente nella decarbonizzazione industriale, contro appena il 15% che ritiene che le industrie ad alta intensità energetica dovrebbero essere esentate dal pagamento delle proprie emissioni.