Roma, 3 apr. (askanews) – La nostra salute è sempre più minacciata dagli agenti inquinanti. In occasione della Giornata Mondiale della Salute, il WWF lancia l’allarme e parla di un nuovo “Homo chimicus”, un essere umano esposto quotidianamente a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti. Ogni via di esposizione inalazione, ingestione, contatto cutaneo contribuisce al carico complessivo che il nostro corpo deve gestire. La valutazione del rischio chimico sulla salute continua però a essere fatta “sostanza per sostanza”, senza considerare, come avvisa il WWF, gli effetti cumulativi e sinergici di questa miscela invisibile, che accompagna ogni momento della nostra vita quotidiana.
Negli ultimi anni si sono osservati segnali preoccupanti: aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, disturbi dello sviluppo neurocognitivo, aumento delle diagnosi nello spettro autistico, riduzione del quoziente intellettivo, disfunzioni endocrine, calo della fertilità maschile e femminile, vulnerabilità immunitaria. Seppur si tratti di un fenomeno globale, esso emerge con particolare evidenza nei paesi occidentali e industrializzati. Per queste condizioni non esiste ancora un consenso definitivo sulle cause, ma la ricerca suggerisce che una combinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo determinante, soprattutto in fasi critiche come la gravidanza o la prima infanzia.
Tra i principali indiziati ci sono gli inquinanti dell’aria come PM2,5 e PM10, ossidi di azoto (NOx), ozono troposferico e composti organici volatili (VOC). L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’esposizione a particolato fine come una delle principali cause ambientali di mortalità precoce nel mondo. Queste sostanze derivano dalle centrali termoelettriche a carbone e gas, dal traffico, dagli allevamenti intensivi e dalle attività industriali e possono provocare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti, ictus, tumori polmonari e riduzione della funzionalità polmonare nei bambini, oltre a incrementare l’infiammazione sistemica.
Un altro problema è rappresentato dai residui dei pesticidi che rappresentano una delle principali fonti di esposizione quotidiana a sostanze chimiche potenzialmente nocive (anche quando presenti entro i limiti di legge). Diversi studi scientifici indicano che l’esposizione anche a residui di pesticidi possa interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo, incidere sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini e contribuire ad aumentare il rischio di specifiche forme tumorali.
Ci sono poi le micro e nanoplastiche, presenti praticamente ovunque dai cosmetici all’acqua in bottiglia. Queste sostanze sono particolarmente pericolose perché possono accumularsi nei tessuti del nostro corpo e contribuire a processi infiammatori, stress ossidativo e trasporto di altre sostanze tossiche all’interno del nostro organismo.
Anche i PFAS, soprannominati “sostanze eterne”, perché caratterizzate da una persistenza estrema nell’ambiente e nell’organismo, sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano come tessili idrorepellenti, schiume antincendio, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. La loro stabilità chimica fa sì che queste molecole possano accumularsi in tutti i comparti ambientali per decenni: sia negli ecosistemi (acqua, suolo, falde, fauna), sia all’interno dei tessuti umani. Le ricerche scientifiche mostrano che diversi PFAS agiscono come interferenti endocrini e sono stati associati a disfunzioni del sistema immunitario, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali.
A questi contaminanti si aggiungono gli additivi plastici, bisfenolo A, ftalati e ritardanti di fiamma presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici, che possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un’esposizione cumulativa quotidiana.
Altre sostanze nocive sono i VOC, composti organici volatili, che comprendono le emissioni provenienti da vernici, colle, mobili, tessuti sintetici, stampanti e apparecchi elettronici, oltre che da attività quotidiane come la cottura dei cibi o l’uso di candele e incensi. Senza adeguato ricambio di aria in casa o sistemi di aspirazione e depurazione, le ricerche mostrano che l’inquinamento indoor può arrivare a essere rilevante quanto quello esterno e può contribuire a irritazioni respiratorie, allergie, mal di testa, disturbi neurocomportamentali e, in alcuni casi, aumentare il rischio di effetti anche più gravi quando l’esposizione è cronica e prolungata.
“La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso. Nessuna esposizione agisce da sola: le sostanze si sommano, interagiscono, si potenziano. Come WWF siamo da tempo in prima linea nel contrastare l’inquinamento pericoloso sia per l’ambiente sia per la salute dei cittadini”- afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia – “Per affrontare in modo efficace il problema delle sostanze chimiche serve un cambio di passo deciso e coordinato tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini. È urgente rafforzare il biomonitoraggio e la ricerca sugli effetti delle esposizioni multiple, garantendo dati trasparenti e accessibili. Allo stesso tempo, le istituzioni devono adottare norme più ambiziose basate sul principio di precauzione, accelerando la messa al bando delle sostanze più pericolose e rafforzando i controlli lungo tutta la filiera. Le imprese devono eliminare progressivamente le sostanze nocive, sostituendole con alternative più sicure e ripensando prodotti e processi secondo criteri di sicurezza e sostenibilità. I cittadini, con scelte di consumo più consapevoli, possono contribuire a ridurre l’esposizione e orientare il mercato verso soluzioni più sicure. Solo un’azione integrata e sistemica può ridurre l’esposizione e proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi”.
Secondo il WWF per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato. Solo comprendendo pienamente come ambiente, sostanze chimiche e stile di vita interagiscono possiamo sviluppare strategie efficaci per tutelare la salute umana e prevenire fenomeni emergenti, proteggendo le generazioni presenti e future.

