Roma, 9 apr. (askanews) – Il pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) sta affrontando un pericoloso collasso della popolazione, che lo avvicina pericolosamente al baratro dell’estinzione. Proprio sulla base di questi drammatici dati la ‘IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha declassato re lo status di conservazione della specie nella Lista Rossa di due livelli, da Near Threatened a Endangered , (da “Quasi Minacciati” a “In Pericolo”), sulla base della previsione che la popolazione potrebbe dimezzarsi entro il 2080. Poiché anche i modelli precedenti suggerivano un ulteriore declino o persino un’estinzione funzionale entro la fine del secolo, è necessaria un’azione urgente per arginare gli effetti del cambiamento climatico e proteggere i pinguini imperatore e il loro habitat.
Presenti esclusivamente in Antartide, i pinguini imperatore sono adattati in modo unico alla sopravvivenza in questo ambiente ostile. Per nove mesi all’anno dipendono dal ghiaccio marino stabile (“fast ice”), ossia il ghiaccio marino collegato alla terra, al fondale o alle piattaforme glaciali. In questo periodo si riuniscono in grandi colonie per accoppiarsi, deporre le uova, allevare i pulcini e compiere la muta, durante la quale sostituiscono le loro piume impermeabili e isolanti. Dal 2013 il WWF sostiene gli scienziati nel monitoraggio delle colonie di pinguini imperatore in Antartide attraverso un monitoraggio tramite la registrazione di immagini satellitari ad altissima risoluzione (VHR), rivelando un quadro sempre più preoccupante. Questa ricerca ha contribuito alla decisione dell’IUCN di riclassificare i pinguini imperatore da “Quasi Minacciati” a “In Pericolo”. Composta da oltre 1.400 organizzazioni membri di governi e della società civile e avvalendosi del contributo di circa 17.000 esperti, tra cui il WWF, la IUCN è la più importante autorità globale di analisi e monitoraggio dello stato di conservazione del mondo naturale. I livelli del ghiaccio marino variano naturalmente nel corso dell’anno, poiché la superficie dell’oceano attorno all’Antartide si congela in inverno e fonde ogni estate. Tuttavia, dal 2016 il ghiaccio marino antartico è diminuito drasticamente sia in estensione sia nella durata della sua presenza. La rottura precoce del ghiaccio stabile in molte colonie di pinguino imperatore in Antartide ha causato fallimenti riproduttivi catastrofici.
Nel 2022, quattro dei cinque siti di riproduzione conosciuti nel Mare di Bellingshausen sono collassati, con migliaia di pulcini – che non sviluppano piume impermeabili fino a quando non sono quasi completamente cresciuti – probabilmente morti per congelamento o annegamento. Con una stima attuale di circa 595.000 pinguini imperatore adulti, le ricerche condotte tra il 2009 e il 2018 indicano che la popolazione in Antartide era già diminuita di quasi il 10%. Negli ultimi anni la situazione è diventata ancora più critica. Con riduzioni record del ghiaccio marino, studi sostenuti dal WWF hanno rivelato un declino regionale stimato del 22% dei pinguini imperatore nell’antartico occidentale tra il 2018 e il 2023.
Nel febbraio di quest’anno, uno studio del British Antarctic Survey (BAS), sostenuto dal WWF, ha dimostrato che gli adulti di pinguino imperatore sono vulnerabili alla rottura del ghiaccio stabile tra gennaio e marzo, durante la muta annuale. La rottura anticipata del ghiaccio marino in alcune parti dell’Antartide occidentale ha portato i pinguini in muta a concentrarsi in aree più ristrette di ghiaccio residuo, aumentando il rischio che cadano nelle acque gelide prima che le loro piume impermeabili siano state completamente sostituite.
Il destino del pinguino imperatore è indissolubilmente legato alle politiche sul clima, sottolineando la necessità che i governi avviino politiche di decarbonizzazione, per prevenire effetti catastrofici sulla natura, sulla fauna selvatica e sulle persone. Abbandonare i combustibili fossili e limitare l’aumento della temperatura globale il più possibile vicino a 1,5 °C è fondamentale per evitare gli scenari peggiori. Esistono però anche azioni concrete che possono essere intraprese a livello regionale. In occasione del prossimo incontro del Trattato Antartico, che si terrà a maggio in Giappone, il WWF chiede che i pinguini imperatore siano inseriti nell’elenco delle Specie Particolarmente Protette. Ciò garantirebbe una protezione aggiuntiva dalle pressioni sull’habitat derivanti dalle attività umane, compresi turismo e traffico marittimo.
Rod Downie, Chief Adviser Polar & Oceans del WWF. “Il destino di questi magnifici uccelli è nelle nostre mani. Il cambiamento climatico sta avendo un impatto profondo sull’Antartide, dove i pinguini imperatore sono sempre più vulnerabili ai cambiamenti stagionali del ghiaccio marino. Essi necessitano di ghiaccio stabile come piattaforma per accoppiarsi, covare le uova, allevare i pulcini e sostituire le piume durante la muta annuale. Di fronte al drammatico declino del ghiaccio marino antartico a cui stiamo assistendo, queste icone dei ghiacci potrebbero scivolare verso l’estinzione entro la fine del secolo, se non agiamo ora. È urgente limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5 °C, proteggere le acque attorno all’Antartide, ricche di vita, e designare i pinguini imperatore come Specie Particolarmente Protette nell’incontro del Trattato Antartico di quest’anno”
Il Trattato Antartico è entrato in vigore il 23 giugno 1961 dopo la ratifica da parte dei dodici Paesi allora attivi nella ricerca scientifica in Antartide. I suoi obiettivi sono semplici ma unici nelle relazioni internazionali. Nell’ambito del Sistema del Trattato Antartico esistono diversi accordi internazionali per proteggere la fauna e la vegetazione antartiche. La prossima Riunione Consultiva del Trattato si terrà nel maggio 2026.
