Roma, 22 gen. (askanews) – È stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il decreto, che recepisce l’abbassamento dello stato di protezione del lupo a livello nazionale. Tuttavia, non si tratta di un via libera alla caccia al lupo: per rendere il declassamento efficace occorre la modifica della legge 157/92, per la quale il lupo è ancora specie rigorosamente protetta. L’Italia, purtroppo, afferma il WWF in una nota, non ha ascoltato gli appelli del mondo scientifico e ha accelerato l’iter per recepire il declassamento approvato a livello europeo (nella Convenzione di Berna prima e poi nella Direttiva Habitat). Secondo il WWF Italia, il declassamento rappresenta una scelta politica e ideologica che non genererà alcun vantaggio per il comparto zootecnico, minacciato da problemi ben più gravi della presenza del lupo, come dimostrano anche i recenti numeri a livello italiano ed europeo (il lupo è responsabile della perdita di solo lo 0,6% del bestiame). Per anni Governo e Regioni si sono rifiutati di approvare il Piano Lupo, spesso non mettendo in atto le misure di prevenzione dei danni, che una gestione oculata avrebbe dovuto prevedere: hanno anzi alimentato un allarme sociale proprio per giustificare questa soluzione, tanto drastica, quanto inutile.
“Il decreto apre la strada ad una maggior flessibilità nella gestione della specie, ma è fondamentale ribadire che il declassamento non significa che il lupo diventerà una specie cacciabile. Occorre ricordare che il lupo resterà una specie protetta, e andrà comunque assicurato il mantenimento dello stato di conservazione soddisfacente. Manca peraltro un passaggio formale e sostanziale di rilievo: la modifica della legge 157/92 per la quale il lupo è ancora specie rigorosamente protetta”, sottolinea Dante Caserta, Direttore Affari Istituzionali e Legali di WWF Italia.
Le Regioni potranno definire piani di prelievo, a fronte di specifiche necessità gestionali di pochi capi che dovranno essere valutati da Ispra. Nel documento tecnico di Ispra e nel decreto del MASE sono state definite le quote massime di prelievi consentiti per Regione per non incidere negativamente sullo stato di conservazione della popolazione italiana di lupo. Questo non significa che si uccideranno 160 lupi (la quota massima per l’intero Paese), ma che i prelievi non potranno superare quella quota.
“Oggi mancano dati aggiornati per molte aree italiane su quanti lupi vengono abbattuti già ora illegalmente. Si aprirà quindi un’ulteriore fase di contenziosi a dimostrazione che sulla gestione faunistica la politica non è in grado di dare risposte capaci di risolvere efficacemente i problemi”, ribadisce Isabella Pratesi, Direttrice del programma Conservazione di WWF Italia.
L’abbattimento non è la soluzione ai conflitti con le attività umane, come ci insegnano numerosi studi scientifici condotti in Europa e Nord America. La strada intrapresa dalla politica è una scorciatoia pericolosa che certo va contro una tradizione di tutela portata avanti da circa mezzo secolo nel nostro Paese. Una gestione lungimirante dovrebbe basarsi su dialogo e investimenti su misure di prevenzione che, se applicate correttamente, si dimostrano l’unica soluzione efficace per mitigare i conflitti sul medio-lungo termine.

