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Zero-click: l’algoritmo riscrive le regole del web

Zero-click: l’algoritmo riscrive le regole del web

Denise Cumella: “L’identità autoriale è il nuovo passaporto per l’IA

Roma, 17 feb. (askanews) – La ricerca online sta cambiando pelle, trasformandosi da un percorso che conduce a un sito web a una risposta sintetica che esaurisce l’interesse dell’utente direttamente sulla pagina dei risultati. Questo fenomeno, noto come zero-click search, sta dettando le nuove regole della visibilità: secondo i dati di SparkToro, il 59,7% delle ricerche nell’Unione Europea e il 58,5% negli Stati Uniti termina senza alcun clic verso l’esterno.

Con l’introduzione delle AI Overviews, le risposte generate automaticamente si posizionano in cima alla SERP (Search Engine Results Page), intercettando l’utente prima ancora che possa defluire verso i siti di editori o professionisti. Questa trasformazione non è solo un calo numerico, ma mette in discussione il valore economico dei contenuti.

Come riportato da Reuters, molti editori registrano perdite proprio perché l’AI soddisfa nell’immediato l’intento di ricerca. L’effetto di questo cambiamento così radicale genera nuove sfide per brand e professionisti: se da un lato rimane fondamentale presidiare i posizionamenti tradizionali per intercettare il traffico diretto, dall’altro occorre puntare sulla Generative Engine Optimization (GEO). La GEO è un’evoluzione della SEO dove i modelli generativi non premiano solo il traffico, ma l’identità e l’autorevolezza certificata dalle linee guida E-E-A-T di Google (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness).

Il fattore umano e il crollo dei profili corporate: secondo Denise Cumella, esperta di autorevolezza e fondatrice di Libri d’Impresa, siamo a un punto di svolta: con la diffusione delle ricerche “zero-click”, chi non consolida il proprio brand personale rischia di sparire dall’orizzonte digitale.

Questa necessità di “umanizzazione” è supportata da dinamiche sociali precise: il pubblico oggi polarizza l’attenzione verso le persone piuttosto che verso le organizzazioni. La narrazione umana genera infatti un engagement mediamente 20 volte superiore rispetto ai profili corporate e, secondo LinkedIn Marketing Solutions, i contenuti personali ottengono una visibilità fino a 5,6 volte superiore (+561%).

L’autorevolezza moderna si poggia oggi su tre pilastri: la reputazione offline, i risultati di Google Search e le risposte fornite dagli assistenti AI. L’importanza di questo terzo pilastro è confermata dall’Edelman Trust Barometer 2024, che mostra come gli esperti siano considerati affidabili dal 67% delle persone. Se l’algoritmo, interrogato su chi sia il massimo esperto di un settore, non trova segnali chiari, quel professionista semplicemente rischia di non esistere per l’utente finale.

Il paradosso del libro nell’era degli algoritmi: In quest’era digitale dominata da algoritmi fluidi, si verifica un paradosso affascinante: uno degli strumenti più antichi della civiltà, il libro, diventa un potente alleato della tecnologia d’avanguardia.

“Nella nostra visione — spiega Cumella — se l’intelligenza artificiale è un motore che macina dati, il libro d’impresa è il ‘combustibile nobile’ che ne orienta la direzione. Non è più solo un oggetto da leggere, ma un’ancora di stabilità informativa, un manifesto progettato per definire verticalmente una competenza in modo che l’AI possa mapparla senza ambiguità”.

Un “passaporto” per l’intelligenza artificiale: Poiché, secondo Gartner, entro il 2026 il 60% delle ricerche informative si sposterà sulle interfacce conversazionali, il libro diventa un vero e proprio “passaporto” per questi algoritmi.

Ma quali sono i vantaggi a livello GEO/AEO per gli autori di un libro? “Il libro offre una fonte fissa, verificabile e autoriale che i modelli generativi possono assorbire e citare con priorità rispetto alla volatilità di un post social”, spiega l’esperta.