«Una mente gigantesca, una curiosità senza fine, una voce che ha saputo accendere la scienza nel cuore delle persone. Con profonda emozione saluto Antonino Zichichi, uno dei più grandi scienziati italiani del nostro tempo, protagonista assoluto della fisica mondiale e maestro di generazioni. Scienziato rigoroso, pioniere della fisica delle particelle, ha vissuto la ricerca come una sfida continua all’ignoto. Ricordo con grande fascinazione il racconto del suo metodo di studio: osservare, verificare e sempre dubitare. Ma la sua grandezza non si fermava ai risultati scientifici. Zichichi sapeva raccontare la scienza, renderla comprensibile, necessaria. La ricerca era per lui messaggera di pace, un viaggio eterno che unisce tutti. Un viaggio che continuerà nelle idee che ha lasciato, nelle menti che ha formato, in ogni giovane che oggi sceglie di studiare, capire, cercare anche nel ricordo e sulle tracce di Antonino Zichichi”. Così si esprime il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini per la perdita di Antonio Zichichi.
L’Italia perde oggi, all’età di 96 anni, Antonino Zichichi, noto scienziato e figura centrale nella storia della fisica del Novecento, autore di una mole di ricerche e ideatore di attività scientifiche nei campi della fisica nucleare e subnucleare, uniche al mondo, arrivando alla scoperta dell’antimateria. L’energia vitale secondo cui inizio il Big Bang.
L’attività scientifica per il Cern e la scoperta dell’antimateria
Antonino Zichichi fu professore emerito dell’Università di Bologna, nonché socio dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna e fondatore del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” di Erice Trapani). Ricoprì numerosi ruoli di rilievo nella comunità scientifica internazionale, tra cui quello di presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), del Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”, della Società Europea di Fisica, della Federazione Mondiale degli Scienziati e del World Laboratory. Si devono a lui l’idea e la realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. Fondamentali sono stati anche i suoi contributi e la sua spinta decisiva per la realizzazione di importanti acceleratori di particelle, come Lep al Cern di Ginevra e Hera a Desy. Il suo progetto visionario di un supercollisore per protoni, battezzato Eloisatron e proposto alla fine degli anni settanta del secolo scorso, ha anticipato di fatto la prima fase del collisore Lhc al Cern e ha prefigurato il grande progetto Fcc, parte integrante del piano strategico del Cern per i prossimi decenni.
La figura di Zichichi non si limita al laboratorio. È stato un instancabile organizzatore di grandi imprese scientifiche. Tra queste, il progetto Hera ad Amburgo per lo studio degli urti elettrone-quark, il Lep e il Laa al Cern di Ginevra, e soprattutto i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, il più grande centro sotterraneo del mondo dedicato allo studio dei neutrini e della stabilità nucleare. Zichichi ha sempre avuto una visione: portare la scienza al cuore dello sviluppo umano. Con questa visione, lanciò il progetto Eloisatron, un superacceleratore da 300 chilometri, capace di raggiungere energie mai esplorate, cinque volte superiori a quelle del Large Hadron Collider. Il progetto, per molti irrealizzabile, non ha mai visto la luce, ma ha segnato una frontiera intellettuale dell’ambizione scientifica.
Il Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana”
Nel 1963 fonda Zichichi il Centro di cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, in Sicilia. Quel piccolo borgo medievale diventa, grazie a lui, un crocevia mondiale della scienza. Vi transitano negli anni decine di premi Nobel e migliaia di scienziati. Durante la Guerra Fredda, è uno dei pochissimi luoghi dove americani e sovietici si incontrano per discutere di scienza, al di là dei confini politici. Il Centro cresce fino a comprendere 123 scuole post-universitarie e un laboratorio chiamato Il Seat, dedicato allo studio delle “emergenze planetarie”, un’espressione cara a Zichichi, che credeva profondamente nel ruolo etico e sociale della scienza.
Il World Federation of Scientists
Nel 1973 fonda con Isidor Isaac Rabi, la World Federation of Scientists, con l’obiettivo di favorire la cooperazione scientifica internazionale, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La sua leadership nella collaborazione internazionale per lo studio delle emergenze planetarie, a favore di una scienza senza segreti e senza frontiere, ha lasciato un segno indelebile nella comunità scientifica. Il Manifesto di Erice, da lui scritto nel 1982 insieme ai Premi Nobel Paul A. M. Dirac e Piotr Kapitza, costituisce oggi una preziosa eredità per un futuro di pace a fronte delle perduranti minacce di proliferazione nucleare.
Il cordoglio del sindaco dell’Aquila, ‘sua l’intuizione dell’Infn sotto al Gran Sasso’
“Con profondo dolore ho appreso della scomparsa del professor Antonino Zichichi, uno dei più autorevoli protagonisti della fisica contemporanea, una figura di altissimo profilo scientifico e morale che ha contribuito in modo determinante a legare il nome della nostra regione alla grande ricerca internazionale. Fu lui, infatti, con una visione che all’epoca appariva quasi audace, a intuire che le viscere del Gran Sasso potessero ospitare il più importante laboratorio di fisica sotterranea del mondo. Grazie alla sua determinazione, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn sono diventati una realtà d’eccellenza che oggi tutto il mondo ci invidia, rendendo la nostra città un punto di riferimento globale per lo studio dell’universo”. Così il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
“Il professor Zichichi – prosegue il primo cittadino – ha sempre riconosciuto il valore strategico di questa terra, partecipando a convegni, iniziative scientifiche e momenti di confronto che hanno rafforzato il legame tra la comunità locale e il mondo della ricerca internazionale. Come sindaco dell’Aquila, a nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità aquilana, esprimo il più sentito cordoglio ai familiari, agli amici e alla comunità scientifica. Il legame tra Zichichi e L’Aquila rimane scritto nella pietra della nostra montagna, un’eredità che va oltre i risultati scientifici: l’idea che anche dai luoghi più silenziosi e profondi, come le viscere del Gran Sasso, possa partire una conoscenza capace di parlare al mondo intero”.
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