Il Paese dei corrotti? No, dei taciturni - QdS

Il Paese dei corrotti? No, dei taciturni

Carlo Alberto Tregua

Il Paese dei corrotti? No, dei taciturni

martedì 10 Dicembre 2019 - 00:00

Un famoso libro di Italo Calvino (1923 – 1985) recitava: “C’era un Paese che si reggeva sull’illecito”, in questo Paese chi commetteva disonestà veniva considerato benemerito e quindi non veniva punito, mentre la persona onesta era perseguitata e considerata non civile.
Ovviamente si tratta di una metafora però, se ci pensate bene, c’è tanta verità, per quanto essa sia marginale rispetto alla società.
Una battutina chiedeva: “Per fare politica serve il curriculum?”. Risposta: “No, basta la fedina penale”.
L’era delle bustarelle e degli appalti truccati si estende a macchia d’olio. Quelli che fanno timbrare i cartellini ai figli e ai colleghi aumentano di numero. La cultura del favore dilaga, con la conseguenza che viene meno quel rapporto tra diritti e doveri che sono alla base della convivenza civile in una Comunità.
Qualcuno sostiene che, soprattutto in politica, non bisogna spingere le quote rosa, bensì le quote degli onesti, che sono tanti, ma che tacciono anche quando vedono questioni che non vanno.

Onestà, onestà, vanno blaterando tanti capi e capetti politici di tutti i partiti. Però i comportamenti non sono conformi, anzi spesso l’onestà e la rigidezza degli atti di alcuni vengono presi con sussiego e quasi con fastidio.
Non vi è la cultura premiale per gli onesti, cui bisognerebbe dare la medaglia in questo clima, anche se l’onestà dovrebbe essere una condizione normale e non straordinaria. Ma essi sono lasciati in pace, in attesa che li colga quella eterna.
Diceva Roberto Gervaso, in uno dei suoi fulminanti aforismi: “Un governo di onesti è come un bordello di vergini”. Nonostante ciò, le persone oneste, fra i numerosi membri dei governi, vi sono, ma sono strette in una sorta di morsa, per cui se non funzionano in base ai meccanismi perversi che vi sono nelle istituzioni e nella Pubblica amministrazione, non riescono a combinare nulla. Cosicché spesso si adeguano alla già citata cultura del favore: io do una cosa a te e tu- magari tardi- darai una cosa a me.
Sotto questo profilo la situazione del nostro Paese è drammatica ed infatti l’Italia si trova in coda nella speciale classifica del settore.
Dunque il nostro è un Paese di corrotti? No, non lo crediamo. Piuttosto è il Paese dei taciturni, di quella maggioranza silenziosa che appunto tace, non si fa sentire e quindi consente a coloro che inquinano le acque di farla franca o addirittura di ottenere quei risultati che danneggiano la collettività.
Se ci sono tanti deputati, senatori, consiglieri regionali e comunali inquisiti, anche per ipotesi di scambio di voti, di finanziamento illecito e di altre forme di corruttela, ci sarà una ragione di fondo, che noi attribuiamo a tutti coloro che governano l’Italia. Essi non hanno mai pensato di adempiere ad una precisa prescrizione della Carta Costituzionale e precisamente dell’articolo 49, che consente ai cittadini di associarsi in partiti, ma ovviamente regolati da una legge che non c’è, non c’è mai stata perché non è mai convenuto regolare il loro funzionamento.
Ricordiamo anche l’articolo 54 della Costituzione, il quale prevede che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore…”

Non passa giorno ed ora del giorno che sui media sociali, nelle televisioni e nelle radio non vi siano notizie di arresti, sequestri preventivi di beni in conseguenza di atti corruttivi ipotizzati dalle procure della Repubblica e confermati con ordinanze dai giudici per le indagini preliminari.
è ovvio che tutti gli accusati vengano ritenuti innocenti fino a sentenza passata in giudicato, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione. Però, di solito, non c’è fumo senza arrosto.
è vero che in qualche caso viene ricercata la notorietà piuttosto che la verità, ma questo comportamento non è comune a tantissimi accusatori di grande caratura morale che cercano di scardinare il mondo dell’omertà per trovare la corruzione di cui spesso si sente il tanfo.
è vero che i sistemi informatici e le banche dati aiutano le indagini, ma senza l’acume e l’intelligenza di inquirenti e Guardia di finanza non si conseguirebbero risultati. Nonostante ciò, per ora la corruzione predomina.

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