Mafia: a manager i beni confiscati - QdS

Mafia: a manager i beni confiscati

Cettina Mannino

Mafia: a manager i beni confiscati

mercoledì 01 Aprile 2009 - 00:00

Beni ex mafia. Occorrono fino a otto anni per assegnarli.
Tempi lunghi. Del totale dei beni confiscati, 2.137 sono quelli destinati (meno del 50% del totale). I tempi lunghi portano al deterioramento degli immobili o al fallimento delle aziende.
Sprechi. Salvino Caputo ha denunziato lo sperpero di 750.000 € di fondi del Pon sicurezza e del Patto territoriale per la messa in sicurezza e la ristrutturazione della cantina Kaggio ancora non assegnata

PALERMO – La Sicilia batte il record nazionale per le confische alla mafia di beni immobili ed aziende. A diffondere i dati , aggiornati fino a dicembre 2008, è l’agenzia del Demanio che traccia una radiografia dettagliata del quadro generale dell’Italia.

In Sicilia sono 4.039 gli immobili confiscati.,434 le aziende. In totale restano 2.336 i beni confiscati da assegnare che intanto sono soggetti al deterioramento. Sarebbe necessario, come ha auspicato Antonio Maruccia, commissario straordinario del Governo per i beni confiscati, affidare le aziende confiscate a dei manager per una gestione ottimale.
Da giugno a dicembre, in soli sei mesi, sono state sequestrate 27 aziende. Mentre gli immobili confiscati in 6 mesi sono stati 256. In scala nazionale la Sicilia raggiunge il picco del 47 per cento. Del totale dei beni confiscati 2.137 sono quelli già destinati, di cui 1.796 immobili e 341 aziende, dati aggiornati a dicembre 2008.

La questione dell’affidamento dei beni confiscati alla mafia è un argomento che coinvolge le istituzioni politiche, gli imprenditori, fino ad arrivare alle associazioni senza scopo di lucro. Ma il vero nodo della questione sono i tempi di attesa per l’assegnazione di un bene confiscato. Talmente lunghi da portare alla rovina, nel caso di un immobile, oppure al fallimento se si tratta di un’azienda.
Salvino Caputo, componente della Commissione parlamentare antimafia, che dal 1999 ha abbracciato le problematiche che ruotano intorno alla confisca del bene, afferma che “Dal sequestro, all’affidamento di un immobile o di una azienda confiscata alla mafia passano circa otto anni. Il dato – spiega – non è nuovo a nessuno, ma proprio per questo è sconvolgente. E’ inconcepibile la lungaggine burocratica che ruota intorno ad un immobile o ad una azienda”. “In un periodo di crisi economica, come quello che stiamo attraversando,- continua Caputo – è impensabile che dal momento in cui un’azienda viene confiscata passano anni prima dell’assegnazione”. A detta del presidente Caputo: “La situazione è drammatica. La legislazione immobile. E infine – conclude Caputo – mi rifiuto di pensare che il Parlamento non sia in grado di individuare una norma che accorci i tempi burocratici. Il Parlamento siciliano sta lavorando tanto, ma non trova riscontro a livello nazionale”.

Per il commissario straordinario del Governo per i Beni Confiscati, Antonio Maruccia di passi avanti, invece, lo Stato ne ha fatti. “Nel 2008 – afferma Maruccia – abbiamo assegnato, in tutta Italia, il 50 per cento dei beni in più rispetto al 2007”. “Certo – aggiunge – è vero che ci sono difficoltà oggettive per l’assegnazione del bene, ma sono dovute ai tanti controlli che vengono effettuati per verificare, ad esempio, se un bene, che sia immobile o azienda, ha ipoteche o se ci sono mutui in corso. Ma stiamo facendo di tutto per cercare di ridurre i tempi. In questo senso sono stati avviati contatti con l’associazione delle fondazioni bancarie”. Intanto, in questi giorni è al vaglio della Camera dei Deputati il disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” n. 2180, dove all’interno sono inseriti diversi punti che trattano la regolamentazione della confisca dei beni alla mafia. Ma il presidente Caputo annuncia già un appuntamento per il primo aprile a Roma, insieme al commissario della Giustizia e al commissario Antimafia, per rivedere alcuni passaggi del disegno di legge. Uno degli esempi lampanti di mala amministrazione di un bene confiscato secondo Caputo: “è la mancata apertura della cantina sociale Kaggio che costa allo Stato 750 mila euro”. Caputo ha denunziato lo sperpero dei fondi del Pon Sicurezza e del Patto Territoriale che ammontano a 750 mila euro, per la messa in sicurezza e ristrutturazione. “Siamo in presenza di un fatto scandaloso, mentre in tutta Italia si discute di cambiare la legge per rilanciare i beni confiscati e trasformarli in beni produttivi per le comunità colpite dalla Mafia”. Il commissario Mariuccia ha garantito il massimo impegno per l’immediato utilizzo. “La cantina Sociale Kaggio, diventata a livello nazionale l’emblema dell’antimafia – afferma Caputo – confiscata ai boss Salvatore Riina e Bernardo Brusca, oggi è divenuto il simbolo dell’abbandono e del fallimento della gestione dei beni confiscati a Cosa Nostra”. Lo scandalo è che dopo 25 anni l’azienda, fino ad oggi, è rimasta chiusa ed inutilizzata.

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