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Agrigento – Operazione della Dia confisca da 54 mln di euro

redazione

Agrigento – Operazione della Dia confisca da 54 mln di euro

mercoledì 28 Gennaio 2015 - 05:00

Beni dei fratelli Agrò, contigui a Cosa nostra agrigentina

AGRIGENTO – La Direzione investigativa antimafia ha confiscato beni mobili e immobili riconducibili ai fratelli Diego e Ignazio Agrò, rispettivamente di 68 e 76 anni, originari di Racalmuto, ma da anni residenti ad Agrigento, imprenditori nel settore della produzione e della commercializzazione di olio alimentare.
I decreti di confisca, emessi dal Tribunale-Sezione Misure di prevenzione di Agrigento (presidente Luisa Turco), nascono da proposta avanzata dal procuratore della Repubblica di Palermo che, nell’ambito delle iniziative finalizzate all’individuazione dei patrimoni acquisiti illecitamente da soggetti ritenuti appartenenti alle consorterie mafiose, aveva condiviso le risultanze dei complessi accertamenti patrimoniali e bancari svolti dalla Dia agrigentina. L’articolata attività d’indagine, d’intesa con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del gruppo Misure di prevenzione della Dda di Palermo, ha consentito l’individuazione e la conseguente aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati che vanno a provocare gravi alterazioni del sistema economico, se reimmessi nell’economia legale.
I due provvedimenti ablativi hanno riguardato beni per un valore stimato, complessivamente, in oltre 54 milioni di euro e comprendono 58 immobili, tra fabbricati e terreni, siti in provincia di Agrigento, a Giardini Naxos (Me) e a Spoleto (Pg); 12 imprese con sede ad Agrigento e provincia, a Fasano (Br) e Petilia Policastro (Kr), impegnate in diversi settori economici; 56 tra rapporti bancari e postali, nonché polizze assicurative. In Spagna sono stati confiscati 6 fabbricati e 3 imprese, dedite alla produzione e compravendita di olio.
I fratelli Ignazio e Diego Agrò erano stati tratti in arresto nel luglio 2007, in esecuzione di Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal Gip del Tribunale di Palermo, nell’ambito dell’indagine “Domino 2”, relativa a una serie di episodi omicidiari, consumati all’inizio degli anni Novanta in provincia di Agrigento, e scaturita dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Maurizio Di Gati, già capo di Cosa nostra agrigentina.
Il Giudice, nei provvedimenti preventivi de quo, ha evidenziato la sperequazione economica riscontrata tra i redditi dichiarati e l’attività svolta e il valore del patrimonio dei fratelli Agrò che, seppur non “organici”, sono ritenuti contigui alla Cosa nostra agrigentina.

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