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2022 Nascita di un nuovo Governo

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2022 Nascita di un nuovo Governo

Giovanni Pizzo  |
giovedì 06 Ottobre 2022 - 12:55

Tempi nuovi richiedono scelte nuove, nuove parole d’ordine. Secondo Giorgia è, considerando le scelte difficili in congiunture complesse, il tempo della competenza.

Correva l’anno 2022, il primo dell’era Meloni. Ovviamente non parliamo di fascismo, non siamo Scurati che anticipando i tempi, annusando l’aria, ascoltando analisi in circoli non politicamente corretti, qualche anno fa scrisse “M”. Ma i tempi di “G” uguale Giorgia sono tempi nuovi, forse i primi tempi del XXI secolo, stante il prolungamento, un Millennium bug politico-sociale, di generazioni politiche nate nel secolo scorso, che hanno condizionato pesantemente i primi decenni del millennio italiano.

Tempi nuovi richiedono scelte nuove, nuove parole d’ordine. Secondo Giorgia è, considerando le scelte difficili in congiunture complesse, il tempo della competenza. Non più la delega ai tecnici, ma la guida politica dei competenti, persone che conoscono i settori specifici delle varie deleghe, soprattutto di quelle strategiche. In tempi di guerra reale ed economica, in tempi di Nato e scontro Oriente – Occidente, in considerazione delle conseguenti forti oscillazioni dei mercati, le caselle della Difesa ed Economia devono essere affidate a timonieri, Capitani coraggiosi e non confusi, saldi e riconosciuti per affidabilità e capacità di analisi veloce delle variabili.

Idem per quanto riguarda la casella del Viminale, in momenti che possono diventare molto caldi sul fronte interno. La manifestazione civile dei panettieri napoletani a gennaio può trasformarsi nella guerra del pane delle grida manzoniane, o peggio della rivoluzione d’oltralpe. Stessa cosa riguarderà altre categorie che possono essere frastornate dalla crisi delle materie prime, come autotrasportatori o filiere agroalimentari.

A fare nascere movimenti dai gilet gialli, o di nuovi colori, abbiamo tanti agitatori di professione in circolazione, dai Paragone ai Di Battista, passando per la giustizia social militante dei De Magistris&Ingroia, che cercano spazi o rivalse. Tutto questo dovrà essere gestito con polso e fiuto prudente, più prefettizi che politici, onde non scappi la protesta, ma nemmeno i pestaggi del G8.

Poi ci sono le caselle fondamentali del PNRR, transizione ecologica e digitale, la messa a terra è ancora lenta perché i progetti esecutivi di taglio medio o piccolo, affidati a Enti locali, stentano, stante la penuria di capitale umano tecnico nelle amministrazioni. E quelli di importo più elevato, soprattutto sull’energia, scontano le fibrillazioni di costo di approvvigionamento delle materie prime. Qui è difficile, praticamente impossibile, rintracciare, tra l’attuale classe dirigente politica, capacità di competenza settoriale. Perché i tempi di realizzazione sono veloci e non si può far apprendere un ministro neofita.

Pertanto ai sensi delle considerazioni soprastanti il governo Meloni, sul piano sostanziale, non potrà differire di molto dal governo Draghi, solo, ed è differenza non da poco, avrà una leadership politica, sull’indirizzo e sulle priorità. E sarà una leadership femminile, cambiamento epocale per un Paese Latino, oggi Nazione, altra nuova parola d’ordine, di una forza politica conservatrice ma sociale, essendo erede del movimento sociale italiano. Oggi forse molto più sociale della sinistra storica italiana, per ceti rappresentati.

L’unica opposizione, a parte quella interna al governo di leader in discesa, sarà visibilmente rappresentata dal populismo progressista del novello Conte Descamisado e senza pochette. Cosa che metterà in ombra un PD senza classe, in senso stretto e metaforico, né di riferimento né di leadership.

Avanti con la nuova era, come nella visione di Kubrick in 2001 Odissea nello spazio, con in sottofondo “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss.

Così è se vi pare.

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