Breast unit, un'urgenza per il nostro Paese e per 800 mila pazienti con tumore al seno - QdS

Breast unit, un’urgenza per il nostro Paese e per 800 mila pazienti con tumore al seno

Breast unit, un’urgenza per il nostro Paese e per 800 mila pazienti con tumore al seno

mercoledì 23 Gennaio 2019 - 03:00
Breast unit, un’urgenza per il nostro Paese e per 800 mila pazienti con tumore al seno

Oltre duecento specialisti si sono riuniti a Genova per il convegno nazionale dal titolo “Back from San Antonio”

in collaborazione con ITALPRESS
GENOVA – Istituire e rendere subito operative, su tutto il territorio nazionale, le Breast unit. Così da garantire un ottimo e uniforme livello di assistenza e cura alle oltre 800 mila italiane che vivono con una diagnosi di tumore del seno. Attualmente, infatti, solo in alcune regioni virtuose, tra le quali la Liguria, queste strutture sanitarie sono effettivamente attive e rispettano criteri e parametri stabiliti dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali.
Oltre duecento specialisti si sono riuniti per il convegno nazionale “Back from San Antonio”, che si pone l’obiettivo di portare agli oncologi italiani le novità emerse durante il congresso internazionale sul tumore della mammella che si tiene ogni anno nel Texas.
“Il carcinoma del seno nel nostro Paese – ha sottolineato Lucia Del Mastro, coordinatrice della Breast unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e presidente del convegno – colpisce ogni anno oltre 52 mila donne e provoca più di 12 mila decessi. Sono numeri importanti che rendono assolutamente necessaria quanto prima una reale applicazione delle direttive riguardanti la creazione delle Breast unit”.
“Questa patologia oncologica – ha aggiunto – deve, infatti, essere affrontata da un team multidisciplinare e in centri che trattano ogni anno un numero sufficiente di pazienti. Non solo. Le donne devono interfacciarsi solo ed esclusivamente con personale medico-sanitario specializzato nel trattamento di questa neoplasia. Tutto questo ancora non avviene in modo uniforme nel nostro Paese e si registrano troppe differenze tra le varie regioni. Chiediamo quindi al ministero della Salute un intervento tempestivo per l’istituzione delle Breast unit in tutto lo Stivale”.
“Come per altre neoplasie – ha aggiunto Michelino De Laurentiis, direttore del dipartimento di Senologia e Toraco-polmonare dell’Istituto tumori di Napoli – anche nel tumore del seno le cure stanno diventando sempre più personalizzate e differenziate a seconda dei diversi sottotipi di malattia. Quindi, quando parliamo di novità, bisogna distinguere tra i diversi sottotipi di carcinoma. Nei tumori con recettori ormonali positivi, al congresso di San Antonio, sono stati presentati i primi dati sul potenziale ruolo degli inibitori delle cicline anche nel tumore in fase precoce e i dati sull’utilizzo di una nuova classe di farmaci, ancora in fase di sperimentazione: gli inibitori di Pi3k in grado di potenziare l’attività della terapia antitumorale”.
“Sempre nei tumori con recettori ormonali positivi – ha aggiunto – sono stati presentati i dati dell’analisi combinata di vari studi effettuata dagli esperti di Oxford che indica il beneficio di un trattamento ormonale prolungato oltre i cinque anni nelle pazienti ad alto rischio di ricaduta. Un contributo determinante a tale analisi congiunta è stato dato dallo studio italiano Gim4, che con oltre 2.000 pazienti, rappresenta uno degli studi più importanti al mondo su questo argomento. Si conferma quindi il ruolo di primo piano della ricerca italiana nel campo del carcinoma mammario”.
“L’immunoterapia – ha spiegato Fabio Puglisi, direttore Struttura operativa complessa di Oncologia medica e Prevenzione oncologica, Irccs Centro di riferimento Oncologico di Aviano – che si basa sulla stimolazione del nostro sistema immunitario, si è dimostrata invece efficace nei tumori triplo negativi. Si tratta di un’importante novità già emersa al congresso degli oncologi europei Esmo del 2018 e che apre interessanti prospettive. A San Antonio sono stati presentati dei nuovi dati che evidenziano con maggior precisione quali sono le pazienti che possono beneficiare del trattamento”.
“Una delle novità più importanti presentate a San Antonio – ha ripreso Del Mastro – riguarda il tumore Her2 positivo in fase precoce. Lo studio Katherine, i cui risultati sono stati pubblicati durante il congresso in Texas, su New England Journal of Medicine, ha dimostrato che donne resistenti al trattamento standard con chemioterapia+trastuzumab possono beneficiare, dopo la chirurgia, del trattamento con il farmaco Tdm1, fino a oggi utilizzato solo nelle donne con malattia metastatica”.
Il congresso americano ha confermato così il progressivo miglioramento dei risultati dei trattamenti effettuati nelle donne con tumore al seno, che in oltre l’80% dei casi riesce a sconfiggere la malattia. “Questo sta avvenendo – ha concluso Del Mastro – anche grazie a un arsenale terapeutico in costante crescita e al suo utilizzo mirato in funzione della biologia di ogni singolo tumore”.

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