Sindaci siciliani nel centro del mirino - QdS

Sindaci siciliani nel centro del mirino

Valeria Arena

Sindaci siciliani nel centro del mirino

giovedì 07 Febbraio 2019 - 05:00

Associazione Avviso pubblico: gli amministratori dell’Isola sono tra i più colpiti dalle minacce. Così la criminalità organizzata cerca di introdursi nelle istituzioni e nel circuito economico. Nell’Isola i risultati peggiori degli ultimi anni, ma è tutto il Sud del Paese a essere sotto scacco. Il 2017, l’anno che ha fatto registrare il numero più alto di atti intimidatori in Italia: 537

PALERMO – La Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di atti intimidatori registrati a danno di amministratori locali negli ultimi cinque anni. È quanto evidenziato da Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, nell’ultimo rapporto presentato pochi giorni fa a Bruxelles, nel Parlamento europeo.
Dal 2013 al 2017, ultimo anno censito dall’associazione, nell’Isola si contano infatti 396 casi. A seguire Calabria con 328, Puglia con 312 e Campania con 305, regioni che sin dal 2011, anno della prima edizione del rapporto “Amministratori sotto tiro”, occupano i vertici di questa triste classifica. Negli ultimi sei anni, peraltro, i casi censiti sono aumentati del 153% e nel 2017 il fenomeno ha per la prima volta coinvolto l’intero territorio italiano.
Pur essendo sempre il Sud l’area geografia maggiormente colpita (79% se consideriamo anche le Isole), proprio per l’asfissiante presenza mafiosa, i dati mostrano che tra il 2013 e il 2017 il fenomeno è aumentato in maniera considerevole, sia in termini assoluti che in percentuale, anche al Centro-Nord, passando dal 20% del totale di minacce e intimidazioni nell’anno 2013 al 31% nel 2017.
“Un dato – ha commentato Claudio Forleo, giornalista e co-autore del rapporto – che ci dimostra sempre di più come nessun territorio può considerarsi immune, e non solo in Italia. Decidere di candidarsi e, se eletti, di impegnarsi per governare le proprie città è quindi diventato un atto che sta assumendo sempre di più le caratteristiche di una sfida animata da un grande coraggio, da una forte passione civile e da un alto senso di responsabilità individuale e collettiva”. In questi in cinque anni, infatti, sono stati 2.182 gli episodi di minacce censiti da Avviso Pubblico.
Prendendo in considerazione il solo 2017, l’anno che ha fatto registrare il numero più alto di atti intimidatori degli ultimi anni (537), la Sicilia ha però ceduto lo scettro posizionandosi al secondo posto della classifica nazionale con 79 casi registrati, superata soltanto dalla Campania, a quota 86, e seguita da Calabria e Puglia ferme a 70. Entrando più nel particolare, è la provincia di Siracusa a registrare il maggior numero di episodi, 18, seguita da Palermo con 12, Trapani con 11, Catania con 9, Agrigento con 8, Caltanissetta, Enna e Messina con 5 e Ragusa con 4.
Interpellata sulla questione, la Prefettura di Siracusa ha comunicato come, per l’anno 2017, gli uffici abbiano segnalato “quattro episodi, mentre sono tre quelli riferiti al 2018. Tali fatti intimidatori, nella maggior parte dei casi, all’esito delle indagini, non sono risultati collegati all’attività degli ammministratori locali. L’episodio più grave si è verificato, come noto, nel novembre del 2017 a danno dell’allora sindaco di Siracusa (Giancarlo Garozzo, ndr) che ha subito l’incendio doloso della propria autovettura. In questo caso gli autori, che svolgevano l’attività di posteggiatori abusivi, poi arrestati, erano riconducibili ad ambiti di criminalità organizzata e hanno agito per ritorsione a seguito delle pressanti iniziative avviate dall’Amministrazione comunale nel contrasto all’abusivismo”.
In ogni caso la Sicilia, come evidenziato nel documento di Avviso pubblico, resta uno dei territori simbolo del rapporto “Amministratori sotto tiro”, costantemente tra le prime tre regioni più colpite annualmente dalle intimidazioni, tanto da vedere coinvolte tutte e nove le sue province.
In generale, il 76% delle intimidazioni censite nel 2017 sono state di tipo diretto (+4% rispetto al 2016), vale a dire che amministratori locali e personale della Pubblica amministrazione sono stati minacciati direttamente come persone, mentre nel 24% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto. Questo significa che sono stati colpiti Municipi, uffici e strutture di proprietà comunale o sono state distrutte e danneggiate strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico.
Rispetto all’anno precedente, nel 2017 sono aumentate in percentuale le minacce e le aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione (+3%), confermando un trend già riscontrato negli anni precedenti. Tra i soggetti maggiormente colpiti i sindaci (61%), seguiti da consiglieri comunali (20%), assessori (10%) e vice sindaci (6%).
La tipologia di minaccia più utilizzata fra i 537 casi registrati si conferma l’incendio, in continuità con gli anni precedenti, ma con un’incidenza percentuale in calo rispetto al 2016 (dal 33% al 28%). Seguono lettere, biglietti e messaggi minatori (13% dei casi), aggressioni fisiche (10,5%), danneggiamenti di strutture o mezzi (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (9%). Scala questa specifica classifica l’utilizzo dei social network, passato dal 3% del 2016 al 9% del 2017.

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