Energia, economia circolare interrotta - QdS

Energia, economia circolare interrotta

Rosario Battiato

Energia, economia circolare interrotta

martedì 19 Febbraio 2019 - 05:00
Energia, economia circolare interrotta

Secondo il rapporto del Gestore dei servizi energetici nell’Isola zero produzione di energia termica dai rifiuti. Per le fonti rinnovabili si deve fare molto di più: la Puglia produce il doppio della Sicilia, la Lombardia il triplo. La nostra regione sembra incapace di sfruttare le risorse naturali (sole e vento) e umane (scarti urbani e agricoli)

PALERMO – Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia concentrano l’80% dei consumi diretti di rifiuti rinnovabili per uso termico in Italia. Un elemento che di fatto sintetizza la qualità del sistema energetico, elettrico e termico, delle regioni settentrionali nel nome dell’economia circolare e il ritardo, come contraltare, della Sicilia che non cresce mai abbastanza e continua a sprecare il patrimonio naturale e anche quello degli scarti (rifiuti, residui forestali e agricoli), mantenendosi sempre lontana dalle regioni di testa. Lo dicono i numeri del rapporto statistico sulle fonti rinnovabili del Gestore dei servizi energetici (Gse) che è stato pubblicato nei giorni scorsi.
IL QUADRO NAZIONALE
Cresce complessivamente la quota dei consumi energetici complessivi coperti da Fer. Nel corso del 2017, si legge nel report del Gse, è arrivata al 18,3% che risulta essere un “valore superiore sia al dato 2016 (17,4%) sia – per il quarto anno consecutivo – al target assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE per il 2020 (17,0%)”. Tra le segnalazioni da compiere, c’è l’ennesima crescita straordinaria del fotovoltaico (24,4 TWh, +10,3% rispetto al 2016), e le “temperature mediamente inferiori a quelle dell’anno precedente, che hanno sostenuto il consumo diretto di biomassa nel settore residenziale (6,8 Mtep) con un +9,5% rispetto al 2016”. I 787 mila impianti in esercizio sul territorio nazionale, per una potenza installata di oltre 53 GW, hanno generato 104 TWh di energia rinnovabile, che ha coperto il 35% della produzione lorda complessiva. La fonte regina resta l’idroelettrico mentre nel settore termico proviene da Fer circa il 20% dei consumi energetici del 2017. Nel settore dei trasporti, sono stati immessi in consumo circa 1,2 milioni di tonnellate di biocarburanti, in larghissima parte costituiti da biodiesel. Resta ancora distante l’obiettivo al 2020 (10%), che vede attualmente la quota dei consumi totali coperta dalle rinnovabili, calcolata secondo i criteri previsti a livello comunitario, risulta pari al 6,5%.
LA SICILIA ELETTRICA INDIETRO
Per la Sicilia restano le note dolenti di un’area che non sembra ancora in grado di sfruttare pienamente il suo patrimonio naturale, restando lontana dalle vie dell’economia circolare. La distribuzione regionale della produzione rinnovabile del settore elettrico si limita a un 5% che vale la metà della Puglia ed è vicinissima alla Calabria (4,7%), un terzo in meno di una Regione top come la Lombardia (14,8) e comunque inferiore a gran parte dell’area settentrionale che vede anche Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna a fare da traino. A evidenziare le principali criticità del sistema isolano sono alcuni valori legati all’assenza di una produzione geotermica, ma anche alle biomasse (148,3 GWh), che valgono poco più del 2% del dato nazionale, così come ai bioliquidi e al biogas che fanno registrare numeri ancora minimi, nonostante l’enorme patrimonio di scarti forestali e dell’agricoltura che si potrebbero utilizzare per la produzione di energia.
…E QUELLA TERMICA CHE NON DECOLLA
Il dato relativo alle fonti rinnovabili nel settore termico si riferisce “ai consumi finali di energia termica proveniente da impianti geotermici, collettori solari, pompe di calore, caldaie, camini, ecc. alimentati da bioenergie, rilevati nel settore residenziale e nel settore non residenziale” che arrivano dalla produzione di calore derivato, cioè quello prodotto in impianti di trasformazione energetica alimentati da fonti rinnovabili e ceduto/venduto a terzi tramite “reti di teleriscaldamento (Tlr) sia attraverso la vendita diretta a un singolo utente o a un numero ristretto di utenti”, e alla porzione derivata da impianti geotermici, collettori solari, pompe di calore, caldaie, camini, alimentati da bioenergie.
L’Isola ha evidenziato una certa crescita nel periodo che va dal 2012 al 2017 anche se resta comunque lontana dalle posizioni che un’area così grande e popolosa dovrebbe mantenere. E questo a fronte del fatto che comunque la situazione climatica siciliana è profondamente differente da quanto registrato in altre aree nazionali. Anche in questo caso, così come per il settore elettrico, restano grandi buchi sul fronte delle bioenergie (2,2% il consumo diretto di biomassa solida nel settore residenziale e 3% in quello non residenziale) mentre non supera lo zero il dato relativo alla produzione di energia termica dalla frazione biodegradabile dei rifiuti. “Poco più dell’80% dei consumi diretti di rifiuti rinnovabili per uso termico in Italia – si legge nel rapporto – si concentra in sole tre regioni: Lombardia (44,5%), Veneto (22,2%) e Friuli Venezia Giulia (16,1%); in metà circa delle regioni, sia nel Nord che nel Centro-Sud del Paese, i consumi risultano trascurabili o del tutto assenti”.
I NOTI RITARDI INFRASTRUTTURALI
Le criticità legate alla rete elettrica siciliana incidono ancora sugli equilibri isolani. Ormai da qualche anno dall’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, tra Sicilia e Calabria, ha migliorato sensibilmente la situazione, ma l’ultima analisi trimestrale dell’Enea ha messo in evidenza che la simulazione di Entso-e, il network europeo dei gestori di sistemi di trasmissione di energia elettrica, ha rilevato problemi di adeguatezza qualora si “dovessero verificare condizioni estreme di elevata domanda e bassa produzione da rinnovabili” ed esiste, quindi, la “possibilità che sia necessario tagliare la generazione intermittente nelle zone Sud, Sicilia e Sardegna nel caso in cui si dovessero verificare giorni di elevata ventosità e insolazione in concomitanza di una bassa domanda”.

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