Senza digitalizzazione Sicilia inceppata - QdS

Senza digitalizzazione Sicilia inceppata

Rosario Battiato

Senza digitalizzazione Sicilia inceppata

martedì 26 Febbraio 2019 - 05:00
Senza digitalizzazione Sicilia inceppata

Sul fronte informatizzazione gli Enti pubblici continuano a prendersela molto comoda. Istituzioni spesso ferme all’“età della carta”: così la trasparenza diventa un miraggio. Migliorano le infrastrutture di rete, ma sull’informatizzazione famiglie e Pa restano indietro

PALERMO – Le diverse criticità siciliane sul fronte digitale – infrastrutture non ancora al top (inferiore a quella lombarda è la percentuale di famiglie raggiunte dalla larga banda di rete fissa, dati Agcom), basso tasso di accesso e utilizzo delle rete (in una famiglia su due nessuno sa usare internet) – s’ingarbugliano con il ritardo nella digitalizzazione dei servizi comunali, determinando la solita nuvola di polvere che confonde le responsabilità. E quando persiste la confusione è difficile capire se i Comuni siano in ritardo perché i siciliani sono pigri nell’utilizzo dei servizi online, oppure, viceversa, l’assenza dei servizi online abbia determinato il letargo degli isolani. Di certo c’è una corresponsabilità che addormenta l’intera Isola.
LA GRANDE CORSA – La scorsa settimana, Palermo ha ospitato i lavori della Commissione Sedec (politica sociale, istruzione, occupazione, ricerca e cultura) nell’ambito del Comitato europeo delle Regioni (CdR). La seconda giornata dell’evento, dedicata al “Digital Agenda: territorial strategies for addressing technological innovation in infrastructure and serices”, ha permesso di fare un focus anche sull’avanzamento digitale isolano. Sul punto è intervenuto Gaetano Armao, vice presidente della Regione siciliana e presidente dell’intergruppo del CdR, spiegando che nell’Isola abbiamo speso “73 milioni di euro, tant’è che la commissione Ue ci ha riconosciuto altri 55 milioni di euro”. Secondo l’esponente del Governo Musumeci, guardando le mappe e gli indici di evoluzione la “Sicilia è quella che sta andando più avanti”. I primi 75 milioni di euro sono stati destinati alla banda ultra larga, anche secondo quanto certificato dal Governo Musumeci, per coprire 142 Comuni isolani, con l’obiettivo finale di coprire tutti i 390. L’Agenda Digitale isolana vale complessivamente circa 300 milioni di euro (232 solo per la banda ultra larga), coinvolgendo anche i servizi informatici e le infrastrutture immateriali (circa 80 mln), la sanità digitale (circa 30 mln) e quindi i processi di e servizi di e-government, e-culture ed e-justice (50 mln).
INFRASTRUTTURE DA RILANCIARE MA NON TROPPO – In Lombardia, secondo la mappa interattiva dell’Agcom, il 97,4% delle famiglie è raggiunto dalla banda larga di rete fissa, mentre il 66% ha una velocità di 30 Mbit/s o superiore e il 32,7% ha una velocità di download di 100 Mbits/s o superiore. In Sicilia, questi medesimi dati valgono il 94,9%, il 78,3% e il 53,4%. La velocità di download delle famiglie isolane vede un 40% tra 100-500 Mbps e un 24% tra 30 e 100, risultando in alcuni passaggi, anche migliore del dato lombardo.
SICILIANI LENTI – Sarà anche per la carenza di infrastrutture digitali all’altezza, ma gli isolani non sembrano essere particolarmente avvezzi all’utilizzo della rete. Lo dicono i dati Istat aggiornati al 2018 che si riferiscono, come indicatore di riferimento, al numero di famiglie che dispongono di un accesso ad internet da casa (per 100 famiglie della stessa zona). In Sicilia si registra il secondo dato peggiore d’Italia (66,4%), soltanto la Calabria riesce a fare appena meno (65,9%) mentre sono distanti anni luce i risultati registrati nel Nord, dove le statistiche viaggiano tra il 70 e l’80%, e persino il dato medio nazionale (75,1%). Andando più in dettaglio, si scopre che, a fronte di 4,7 milioni di persone con età superiore a 6 anni, sono appena 2,8 gli isolani che utilizzano la rete, e di questi solo 2,1 per tutti i giorni (5,4 milioni in Lombardia, 2,1 milioni in Piemonte, 2,5 milioni in Veneto).
COMUNI INDIETRO – In Sicilia è sempre difficile trovare le responsabilità, perché di solito sono condivise a più livelli. Lo conferma il ritardo degli Enti locali nella predisposizione dei servizi online. Secondo una ricerca Istat, esistono, considerando i nove comuni capoluogo, 251 servizi complessivi che oscillano tra i 37 di Ragusa e i 18 di Agrigento. Un numero altisonante che tuttavia non deve trarre in inganno, in quanto la presenza di un servizio di fatto non determina automaticamente la possibilità di accedere e concludere l’intero processo sul web, quindi dalla visualizzazione fino al pagamento se previsto per la sua attivazione o l’adempimento del tributo. Quest’ultima possibilità, infatti, è concessa soltanto a 11 servizi tra i comuni capoluogo regionali, cioè un dato che è pari al 4,3% di quelli disponibili.

ICityRate 2018: Siracusa, 86esima su 107 posizioni in tutto, è la migliore tra le siciliane
PALERMO – In generale, i centri siciliani restano poco intelligenti. Lo confermano i numeri che riguardano la smartness di una città, che si possono riassumere in quelle coordinate che rendono le realtà urbane più inclusive, vivibili, sostenibili, in grado di offrire opportunità e capaci di crescere e svilupparsi produttivamente senza per questo aggredire l’ambiente circostante.
Il rating 2018 di ICityRate, il rapporto annuale giunto alla sua settima edizione, posiziona la prima delle siciliane, che è Siracusa, al numero 86 su 107, quindi nell’ultimo quarto della graduatoria nazionale. Riescono a fare ancora peggio tutte le altre: Palermo e Catania si collocano alle posizioni numero 88 e 89. Tra le ultime dieci, inoltre, si trovano Enna, Trapani, Caltanissetta e Agrigento che merita la speciale menzione per essere l’ultima d’Italia.
A livello di aree metropolitane, la tendenza resta abbastanza complicata. Nella top ten nazionale ce ne sono cinque (Milano, prima, Firenze, seconda, Bologna, terza, e poi Torino, sesta, e Firenze, settima), mentre Roma è solo quindicesima. Le tre isolane – Palermo, Catania e Messina – si trovano tutte oltre la posizione numero 88. Un ritardo che viene confermato anche dagli autori del rapporto: “altre città metropolitane del Sud non sembrano capaci di distinguersi con caratteristiche e risultati specifici dal resto del tessuto urbano del Mezzogiorno; Palermo e Catania – nonostante la buona crescita di quest’ultima – si posizionano nell’ultima fascia nazionale e Messina e Reggio Calabria agli ultimi posti in assoluto con tendenza al peggioramento”.

WiFi4Eu per la diffusione delle connessioni senza fili
PALERMO – Prevista per la primavera di quest’anno la pubblicazione del nuovo bando di WiFi4Eu, l’iniziativa che consente di finanziare la diffusione della connessione di wi-fi gratis negli spazi pubblici, un altro ambito che vede i comuni siciliani in particolare ritardo.
“L’iniziativa WiFi4Eu – si legge sul sito di riferimento – promuove il libero accesso alla connettività wi-fi per i cittadini negli spazi pubblici, fra cui parchi, piazze, edifici pubblici, biblioteche, centri sanitari e musei, nei comuni di tutta l’Europa”. In particolare, l’intervento consiste nella possibilità per i comuni di richiedere un buono per un valore di 15 mila euro che dovrà essere finalizzato all’installazione di apparecchiature wi-fi negli spazi pubblici all’interno dei comuni che non sono già dotati di uno hotspot wi-fi gratuito.
Nell’ultimo bando, i cui risultati sono stati resi noti lo scorso dicembre, ci sono stati 224 comuni italiani vincitori, a fronte di 3.202 municipi italiani che avevano inviato la propria candidatura alla Commissione europea per ‘WiFi4EU’, un dato record fra i Paesi Ue. Coinvolte tutte le regioni d’Italia, con specifiche differenze. Ha dominato la Lombardia con 40. Seguono la Campania (30), il Piemonte (27), il Veneto (15), l’Abruzzo (14), la Sicilia (14),la Puglia (12) e l’Emilia-Romagna (11).

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