Un protocollo d’intesa... dimenticato - QdS

Un protocollo d’intesa… dimenticato

Giacomo Tabita

Un protocollo d’intesa… dimenticato

giovedì 07 Luglio 2011 - 00:00

Siglato nel 2005 tra Presidenza della Regione, Comando dei Carabinieri, assessorato ai BB.CC. e quello per l’Agricoltura. Era volto a prevenire i danneggiamenti provocati al patrimonio culturale in territorio boschivo

PALERMO – Il Protocollo d’intesa tra la Presidenza della Regione, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) e gli Assessorati Regionali per i Beni Culturali e quello per l’Agricoltura e le Foreste, firmato a Palermo nel 2005, sanciva una collaborazione istituzionale sinergica, al fine di prevenire e reprimere sia danneggiamenti provocati al patrimonio culturale e ambientale sia trafugamenti di reperti archeologici asportati illecitamente dal suolo dell’Isola.
La Regione, tuttavia, non ha utilizzato il protocollo stipulato e sono mancate da parte del Governo regionale le azioni per intensificare la tutela, il controllo e la vigilanza del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico siciliano. La responsabilità più grande della Regione sta nel fatto che non si è saputo coordinare, nelle singole compagini territoriali, la cooperazione tra le componenti istituzionali dotate di idonee professionalità e di adeguati supporti logistici e strumentali (Carabinieri TPC, Corpo Forestale, Soprintendenze, Archeologi iscritti all’Albo della Regione).
In virtù del trasferimento alla Regione delle competenze in materia di tutela dei BB.CC.AA. e del ruolo di polizia giudiziaria per dirigenti/sottufficiali/guardie del Corpo Forestale, il Governo regionale mirava infatti ad intensificare l’attività di tutela su un territorio di oltre 5000 Kmq che ha una vasta superficie sottoposta a vincolo paesaggistico (oltre 2000 Kmq di aree boschive naturali o artificiali), e che dispone di un ingente patrimonio di Beni Culturali costituito da circa 2400 siti archeologici; la Sicilia, infatti, costituisce un giacimento costellato da circa 6500 Beni Culturali che sono purtroppo isolati al di fuori dei centri urbani.
L’intervento della Forestale nell’ambito del protocollo d’intesa pareva utilissimo agli esperti perché una cospicua parte di Beni Culturali, soprattutto gli innumerevoli siti archeologici “isolati” (non ancora scavati intensivamente dagli archeologi delle soprintendenze), è ubicata in aree boschive demaniali. Nel meccanismo però qualcosa non ha funzionato e probabilmente il peso del flop è da attribuire a chi ha maggiore responsabilità nel coordinamento e nella gestione della cooperazione tra le istituzioni coinvolte.
Considerato che gli organi centrali e periferici dell’Amministrazione dei BB.CC.AA, il Corpo Forestale e i Carabinieri TPC sono competenti per l’attuazione delle forme di collaborazione nell’ambito delle proprie attività, i Carabinieri continuano il proprio lavoro ma il Corpo Forestale si è… imboscato?! Non risultano, infatti, attività di vigilanza mirate al controllo e alla tutela del Patrimonio culturale, da parte del Corpo Forestale in aree comprese nella sua competenza (come indicato nel protocollo) e mancano a tutt’oggi segnalazioni in materia di attività illecita o di scoperte fortuite da parte del suddetto personale: non si è innescato, insomma, il pronto intervento a tutela del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico nei modi sperati, mentre il contrasto agli illeciti nel settore dei Beni culturali in Sicilia è ancora condotto con mezzi davvero insufficienti.

L’approfondimento. Mappe tematiche delle zone sottoposte a vincolo
Nel protocollo lo strumento della tutela è la condivisione delle conoscenze sui giacimenti culturali dell’Isola: mappe tematiche delle zone sottoposte a vincolo paesaggistico/archeologico e lista dei BB.CC formalmente dichiarati o semplicemente censiti sono utili, infatti, per le attività di prevenzione/controllo delle aree. I dati relativi ai beni suddetti non sono stati mai usati per determinare un programma annuale di intervento sinergico finalizzato a intensificare il controllo sui giacimenti culturali a rischio. L’Ass.to Reg.le per i BB.CC, dunque, nulla ha fatto tramite il Corpo Forestale che avrebbe dovuto coadiuvare i Carabinieri TPC, anche tramite semplice segnalazione alle Soprintendenze di danneggiamenti dolosi o naturali al patrimonio culturale. La Regione, sulla base di tali segnalazioni, avrebbe dovuto poi mappare i BB.CC più esposti a rischi di danneggiamento e di scavo clandestino, inviando copia dei dossier al Corpo Forestale e ai Carabinieri TPC per intensificare l’azione preventiva. Le Soprintendenze alla fine dell’iter, con i Carabinieri TPC e con il Corpo Forestale, avrebbero dovuto svolgere mirati sopralluoghi per rilevare violazioni alla tutela, concordando le modalità d’intervento più efficaci. In questo quadro risalta ancora oggi la profonda impreparazione del Corpo Forestale ad assolvere questo ufficio.

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