Roma, 31 mag. (askanews) – “La sfida più grande da affrontare per la nostra Repubblica è quella della ricostruzione di una democrazia perduta”. Così l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e già segretario del partito della Rifondazione Comunista, intervistato da askanews, in vista delle celebrazioni degli 80 anni della Repubblica italiana. “C’è la necessità di rinnovare il patto tra la Repubblica e il popolo che è stato spezzato dalla politica negli ultimi 30 anni. In che modo? Facendo rivivere il conflitto sociale e politico che è la vita della democrazia. Senza conflitto c’è la morte civile della democrazia”, ha spiegato.
Bertinotti ha indicato la strada da percorrere: “Occorre cominciare da un aumento generalizzato degli stipendi e delle pensioni”. Anche nell’attuale situazione economica? “Altrochè, basterebbe leggere qualche pagina di Claudio Napoleoni, uno dei più grandi economisti che il paese abbia avuto nel Dopoguerra, in particolare quelle sulle esigenza per la crescita civile e democratica di un paese di non essere soggiogati al vincolo esterno. Napoleoni parlava di due vincoli: quello interno, riferito ai bisogni delle popolazioni e l’altro, esterno, legato alla ‘logica delle compatibilità’. Questo secondo vincolo sta soffocando la vita civile. Ecco, servirebbe la rottura di questo primato per avviare una stagione di riforme”.
Nel giugno del 1946 era un bambino, che ricordo ha di quei giorni del voto per il referendum sulla democrazia o monarchia? “Avevo sei anni e ricordo solo il clima familiare che si viveva in casa: c’era una grande gioia di vivere da parte dei miei genitori, trasmessa, in particolare, da mio padre Duccio, che era stato militante antifascista e aveva vissuto la liberazione come una grande promessa di futuro e tra le promesse c’era appunto la Repubblica”.
In questi 80 anni della Repubblica quelle aspettative che aveva anche suo padre sono state realizzate? Quali invece mancano ancora all’appello? “Non credo che si possa avere di questi 80 anni un giudizio lineare perché la storia è stata contrassegnata da fasi molto diverse, da svolte molto importanti. Per ricordarne solo alcune ci sono stati gli anni del centrismo, della repressione antioperaia. Poi gli anni ’60, con le grandi speranze di rinnovamento della cultura, delle arti, delle scienze e della politica, anni di grande semina. Poi il ciclo straordinario negli anni ’70, delle lotte studentesche e di quelle degli operai, quando la Costituzione materiale si avvicinò ai principi della Carta formale. Dopo le sconfitte di quegli anni si assiste al progressivo allontanamento di nuovo della Costituzione materiale – quella che viviamo – dalla Costituzione reale, fino ad arrivare all’oggi dove vediamo una distanza abissale tra il dettato costituzionale e la vita del popolo”.
Il presidente Mattarella ha sempre avuto un’attenzione particolare nei confronti delle nuove generazioni. Nel suo ultimo discorso di fine anno ha invitato i giovani a non rassegnarsi e ad essere protagonisti del domani. “Quello del Capo dello Stato è stato ed è un messaggio importante solo che viene contraddetto dalla politica quotidiana perché i giovani si rivolgono alla politica manifestando nelle piazze, nelle strade, occupando le scuole, vivendo con grande partecipazione nelle università, arrivando a presentarsi come la generazione di Gaza, ma la politica risponde nel mondo con la guerra, in Europa con il mercato, e in Italia con politica di miseria”.

