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Frane ed erosioni marine a Camarina: il memoricidio dei siti archeologici prosegue il suo triste cammino

Frane ed erosioni marine a Camarina: il memoricidio dei siti archeologici prosegue il suo triste cammino
Ruderi medievali riaffiorati dal sito di Camarina (foto dell’onorevole Paolo Monello)

La costituzione del comitato “Salviamo Camarina” e la richiesta fondi da parte della Soprintendenza di Ragusa

Il ciclone Harry e le onde impetuose dei mesi scorsi si sono abbattute con furia sui siti di Camarina, Caucana e Torre di Mezzo nel Ragusano, infliggendo ferite a un’area già compromessa nel suo cuore archeologico e naturalistico. Questo dramma naturale riaccende le voci dolenti dei cittadini di Santa Croce Camerina, di Ragusa e dei Comuni limitrofi come quello di Vittoria. Riprende l’eco di proteste e denunce iniziate dal 2009, anno in cui – a poco a poco – l’erosione ha cominciato a divorare il passato, strappando al suolo tesori di inestimabile valore: manufatti in marmo, pietra e terracotta, nonché interi ruderi medievali e fortificazioni greche. L’ultimo capitolo della vicenda risale a fine febbraio e riguarda una ulteriore frana che ha cancellato parte della costa.

Il memoricidio ai danni del patrimonio culturale

Il cambiamento climatico e la fragilità del territorio, mai sanato definitivamente, hanno perpetrato questo memoricidio, un dramma che si consuma da anni, devastando inoltre il prezioso insediamento tardo-antico bizantino che sorgeva nel lungomare Anticaglie. Un sito raro come una gemma, purtroppo chiuso al pubblico da molto tempo, oggetto di ammirazione e studio da parte di illustri archeologi del presente e del passato. Fu Paolo Orsi a vincolare l’area e predisporla agli scavi. Un sito che oggi non esiste più.

Un memoricidio, figlio anche della negligenza umana, che prosegue oggi lungo la costa rivolta a Ponente, dove la Protezione Civile aveva già lanciato l’allarme. Questa volta è il crollo di un tratto di costa, immortalato in un video su Facebook dal sindaco del Comune di Vittoria, l’onorevole Francesco Aiello. Questo crollo muta ulteriormente il volto della costa ragusana, così amata non solo dai cittadini, ma anche dagli appassionati di Montalbano. L’area naturalistica ha assunto notorietà, infatti, grazie alla serie televisiva trasmessa dalla RAI, con la quale contempliamo sullo schermo un affresco naturale che, anno dopo anno, svanisce come un sogno all’alba, rischiando di dissolversi nel nulla.

Una cronaca di lungo corso

Già nel lontano 2009 alcuni reperti archeologici erano finiti in mare a causa delle continue frane della falesia e dello sfaldamento progressivo del promontorio di Camarina, portando via opere murarie e fortificazioni dell’antico insediamento greco.

“Il mare scalza ciò che corrode la pioggia dall’alto – spiega Saverio Scierra, archeologo della Soprintendenza dei Beni Culturali di Ragusa –. Oltre al cambiamento climatico, una delle grandi responsabili è proprio la strada, la ex sp22, che ha sempre convogliato l’acqua piovana, portandola sulla punta del promontorio che oggi è la parte più fragile. Già nel 2010 eravamo intervenuti con una mantellata per proteggere parte delle fortificazioni. La parte a meridione è la più esposta ed è stata colpita dal Ciclone Harry. Tuttavia, era già in frana da parecchi anni. È opportuno sottolineare, infine, che i costoni non sono di pertinenza del demanio dei Beni Culturali, ma della provincia di Ragusa che da anni detiene un progetto di rifacimento per la tutela del promontorio e della costa, di competenza del Ministero dell’Ambiente”.

Il Comitato “Salviamo Camarina”

Nasce a Vittoria il comitato “Salviamo Camarina” grazie all’assessore alla Cultura del Comune, il professore Arturo Barbante: “Il comitato nasce dal fatto che il territorio di Ragusa avrebbe dovuto investire delle risorse per creare delle protezioni a salvaguardia della costa. Noi ci attiviamo perché ci sentiamo responsabili di Camarina in quanto è un luogo appartenente alla memoria collettiva vittoriese. Ci sentiamo, dunque, coinvolti affinché si possa salvare il territorio e la sua storia. Giorni fa ho ricevuto delle fotografie da parte dell’onorevole Monello che mi sottolineava come il mare e il vento impetuosi hanno scoperto tracce di una struttura muraria di epoca medievale. Lì le ricerche archeologiche non si fermeranno tanto facilmente e l’archeologo Uggeri nel 1958 le aveva già segnalate come emergenze del territorio di Cammarana a due passi dal fiume Ippari e dalla battigia del mare”.

Frane ed erosioni marine a Camarina: il memoricidio dei siti archeologici prosegue il suo triste cammino
Frane ed erosioni marine a Camarina: il memoricidio dei siti archeologici prosegue il suo triste cammino
Frane ed erosioni marine a Camarina: il memoricidio dei siti archeologici prosegue il suo triste cammino

La richiesta dei finanziamenti

Il soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, Antonino De Marco, firma il mese scorso un dossier per testimoniare il crollo dell’area archeologica, queste le sue parole in una intervista a Repubblica Palermo: “Ho presentato al dirigente della Protezione Civile, Salvo Cocina, la scheda necessaria ad avere finanziamenti per Caucana oltre che per Camarina e Torre di Mezzo. Le mareggiate sono state di intensità straordinaria e nulla si è potuto fare per tutelare questi luoghi. Ho segnalato l’urgenza e l’indifferibilità delle opere e ora tocca al governo nazionale intervenire, certamente con la consapevolezza delle priorità che bisogna rispettare”.

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