Il libro “Francesca Serio e le altre. Donne contro la mafia”, pubblicato da Algra Editore, nasce con il preciso intento di descrivere – come afferma Cinzia Caminiti – “la “bellezza” e la poesia del loro dolore, la loro forza e determinazione nell’affrontarlo, la caparbietà nel combattere e vincere il male che le ha cambiate per sempre”. Da tanti anni Cinzia Caminiti recita, interpreta e testimonia la sua vicinanza alle donne che hanno combattuto e continuano a combattere la mafia e Francesca Serio “è una figura che da sempre porta nel cuore”.
Francesca Serio, simbolo della lotta alla mafia
Conosciuta attraverso il monologo teatrale di Nellina Laganà, tratto da Carlo Levi, “Le parole sono pietre,” Francesca Serio, “la madre di Salvatore Carnevale”, è stata, per Cinzia Caminiti, “un amore a primo ascolto, un amore a prima vista”. Da qui il suo desiderio e poi il bisogno di comporre una sceneggiatura teatrale che avesse come tema la mafia e come protagoniste le donne. Da qui la decisione e la scelta vincente di dare alle stampe questo libro scritto in una lingua siciliana viva, incisiva, viscerale che rende ancora più realistico e potente il racconto. Certo, tanti di noi conoscono alcune di queste storie, ma qui quelle stesse storie – alcune note, altre meno conosciute – vengono raccontate dal punto di vista delle donne – madri, moglie, figlie – e scorrono come un fiume in piena, lasciando il segno. Perché un conto è studiare la mafia da un’angolazione storica e sociologica, un conto è, dopo averla conosciuta, raccontarla dal punto di vista di chi l’ha subita e lottata, da chi si è visto strappare e trucidare un figlio, un marito, un padre, colpevoli di non essersi piegati o, semplicemente, rei di aver fatto il proprio lavoro e il proprio dovere.
Le donne contro la mafia raccontano il dolore e la memoria
Allo stesso modo un conto è raccontare le guerre da una prospettiva geo-politica ed economica, o dall’ottica dei teorici della “guerra giusta”, un conto è raccontarle attraverso la “visione” e il “vissuto” delle mamme, delle mogli, dei figli e delle figlie dei soldati. Certo, il paragone potrebbe sembrare poco calzante ma spesso alla parola mafia viene associato il temine guerra. L’espressione guerra di mafia, infatti, viene utilizzata dagli storici, dai magistrati e dalla stampa per sottolineare il fatto che non si tratta di singoli omicidi o scontri a fuoco isolati, ma di vere e proprie guerre con centinaia di morti, attentati dinamitardi, autobombe, sanguinosi conflitti per il controllo del territorio e delle risorse. Tutto questo è dentro l’opera di Cinzia Caminiti ed emerge non attraverso fumose dissertazioni retoriche, giuridiche, sociologiche, ma attraverso la narrazione dura, cruda, dolorosa ed emozionante di 15 donne che hanno perso figli, mariti, padri, ma anche madre e fratelli come Margherita Vasta a cui viene uccisa la madre e i due fratellini gemelli: “I loro corpi dilaniati, ridotti quasi in polvere, quello di uno dei gemelli sbalzato lontano, lontanissimo. Per mesi, mesi e mesi la macchia del suo sangue è rimasta lì, sulla facciata, in alto, lì…, a memoria di una strage vigliacca… di innocenti”.
Un libro sulla lotta alla mafia raccontata dalle donne
Con uno stile asciutto, un linguaggio lontano da qualsiasi enfasi eroica e dallo stereotipo della donna guerriera, Cinzia Caminiti sceglie di narrare la verità dei fatti e il dolore di chi li ha subiti. Un dolore che diventa parola, denuncia, azione e lotta ma anche semplicemente presenza e scelta di non andare via. Ogni storia, ogni dettaglio concreto, acquista una risonanza simbolica senza mai perdere consistenza narrativa. Storie di donne coraggiose e determinate come Tina Martinez, moglie di un poliziotto fatto saltare in aria, che decide di non restare zitta: “ho deciso di restare a Palermo perché qui non mi sono mai sentita sola. Sono ancora e orgogliosamente la moglie di un poliziotto, non scappo e cammino a testa alta”.
Il coraggio delle donne nella memoria della Sicilia
Tutte le protagoniste sono donne normali, fragili, terrorizzate, impaurite di fronte a una realtà drammatica che li sovrasta, donne a cui però non manca il coraggio della disperazione e la volontà di resistere, asciugandosi le lacrime. È questo che rende le storie così potenti: donne che seppelliscono i figli e che narrano con forza e lucidità i motivi per cui sono stati ammazzati. Donne diventate, loro malgrado, figure emblematiche della lotta alla mafia in Sicilia. Donne in cui si condensa il dolore per la perdita, si sedimenta nella memoria, si trasforma senza mai dissolversi e attraverso la loro narrazione rimane inscritto nel tempo.

