In qualsiasi relazione tra persone lo stare in silenzio, inteso come rispetto dello spazio, della sensibilità e delle esigenze degli altri, non certo disinteresse, rappresenta una condizione importantissima, forse determinante e per nulla scontata, poiché spesso viene scambiata per apatia, per timidezza o per chissà cosa. La prova del silenzio dovrebbero farla tutti e non solo per gioco o nelle fasi che precedono una relazione.
Tacere non è affatto facile, bisogna saperne interpretare e soprattutto sopportare il significato, anche perché il silenzio non è uguale per chiunque lo desideri o lo pratichi. C’è silenzio e silenzio e c’è interruzione delle comunicazioni e interruzione delle comunicazioni, ma c’è anche ripresa e ripresa.
I diversi tipi di silenzio
Tra i tanti tipi di silenzio c’è il silenzio annoiato, il silenzio stanco, il silenzio ipocrita, il silenzio pacificatore, il silenzio rabbioso, il silenzio deluso, il silenzio paziente, il silenzio di attesa, il silenzio che rispetta le altrui esigenze, il silenzio che nasconde, il silenzio che non comunica nulla ed il silenzio che comunica l’intera gamma degli stati d’animo dei quali si dispone, compreso il rifiuto. Insomma, il silenzio può essere muto o rumoroso, parlante o agente, ma proprio per questa ragione interpretarlo è un’arte, una dote di cui solo pochi sono muniti.
La stessa cosa accade con l’interruzione del silenzio. C’è quella nevrotica, quella infastidita, quella stizzita, quella dispettosa, quella invadente, quella impertinente, quella saccente, quella soccombente, quella stanca ed anche in questo caso decodificarne il senso non è semplice: c’è chi non ci riesce proprio.
Il silenzio tra assenza di suoni ed emozioni
In termini fisici il silenzio è la condizione ambientale definita dall’assenza di perturbazioni sonore; nella vita il suo significato va molto oltre, fino a raggiungere le perturbazioni emotive. Nell’uso militare, ma anche nei rapporti tra persone civili ed educate, il silenzio costituisce la prescrizione di non disturbare il riposo, notturno o no, parlando o producendo rumori, che lo potrebbero interrompere.
Il silenzio, però, è pure calma, tranquillità, saggezza, oppure semplice assenza di suono o di idee che valga la pena conoscere o confrontare. Quando c’è silenzio, non si sente niente: il silenzio è vuoto, esattamente l’opposto di quello che avviene in un concerto rock, in cui si verifica una vera e propria esplosione di suoni. Talvolta, però, la vita può essere più rumorosa di un concerto rock ed è proprio in quelle circostanze che si apprezza di più il silenzio e chi te lo consente o te lo dona, comprendendo che è ciò di cui hai bisogno. Anche il silenzio fa parte della musica, bisogna solo rendersene conto. Anche in un concerto, il silenzio ha un ruolo determinante. Tra una nota e l’altra, infatti, si insinua l’assenza di suono, più o meno lunga, che ne scandisce il ritmo, la cadenza, o che esalta le note che lo hanno preceduto o che lo seguiranno.
Quando il silenzio comunica emozioni
Il silenzio è anche assenza di parole e di volontà di comunicare. Quando il tuo migliore amico o la donna che ami, e che speri che ti ami, è arrabbiato o è arrabbiata con te, se ne sta in silenzio e ti guarda in cagnesco, con occhi feroci o con falso disinteresse. Forse, però, lo fa anche per poter rispettare la tua voglia di silenzio: insomma, bisogna capire bene di cosa si tratti, anche perché se la diagnosi è sbagliata potrebbero insorgere grossi problemi nella possibile terapia. Il silenzio, infatti, può essere fine ma può essere anche uno strumento. Confonderne la funzione non solo può confondere, ma può persino complicare la situazione, ecco perché il silenzio va apprezzato, ma va anche studiato, soprattutto per evitare che il suo significato possa essere pericolosamente frainteso.
Il gioco del silenzio da bambini agli adulti
Quando eravamo bambini le nostre insegnanti, se ritenevano che stessimo facendo troppo baccano, ci facevano sfidare nel gioco del silenzio. Oggi che siamo adulti quel gioco avrebbe un altro significato, ma non per questo è da ritenersi meno importante, soprattutto quando la sovrapposizione di suoni non crea una piacevole armonia, ma un fastidioso chiasso.

