ACI CASTELLO – Un po’ per ripartire dopo il ciclone Harry, un po’ per rafforzare la capacità attrattiva nei confronti del turismo diportista. Ci sono entrambi i riferimenti nella documentazione che la società Nautica Acimar ha presentato alla Regione per chiedere un ampliamento della concessione demaniale marittima rilasciata nel 2013. La società, che è di proprietà del 49enne Giovanni Grasso, spera di ottenere l’ok per realizzare un nuovo pontile all’interno del porto di Aci Trezza.
“Si fa presente che il porto, in seguito alla politica di disarmo e conseguente rottamazione della unità da pesca, ha avuto una drastica riduzione delle unità da pesca, tale riduzione ha modificato la propria vocazione”, si legge in uno dei documenti, in cui si sottolinea che la modifica da porto prevalentemente peschereccio a prevalentemente turistico è stata certificata anche con un passaggio sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana. “Alla luce di tale evoluzione si evince come tale ampliamento risulti essere di importanza strategica per l’evoluzione positiva della propria vocazione turistica, ampliando il numero di unità da diporto. Tale ampliamento risulta assumere una valenza ancora più importante, se si tiene conto che il settore della nautica di diporto, in seguito al ciclone Harry che ha comportato la distruzione di diversi approdi destinati all’ormeggio di unità da diporto nella provincia di Catania”.
Il progetto del nuovo pontile dopo il ciclone Harry
La proposta di Nautica Acimar è stata presentata in prima battuta alla Capitaneria di porto nel 2025, prima del ciclone Harry. Dalla Capitaneria erano stati rilasciati alcuni pareri in cui si metteva in dubbio la fattibilità delle opere così come pensate dalla società. “I pareri tenevano in debito conto gli aspetti connessi alle manovre di ingresso e uscita delle unità dal porto di Aci Trezza, rispetto alla lunghezza imbarcazioni (fino a 12 metri) che i concessionari intendevano ormeggiare nel modulo aggiuntivo ortogonale. Tale ipotesi è stata ritenuta non attuabile in quanto l’ormeggio delle suddette unità, con le modalità richieste e considerando altresì i relativi sistemi di ritenuta (cime poppiere, drappi, catenarie e corpi morti), avrebbe rappresentato un potenziale pericolo – si legge in un parere dello scorso giugno, dove si dà atto della disponibilità della società di limitare l’approdo alle imbarcazioni di otto metri – senza tralasciare il fatto che, per entrambi i concessionari, lo specchio acqueo richiesto in ampliamento non risulta sufficiente a ricomprendere i predetti sistemi di ormeggio e ritenuta”.
Scorrendo la documentazione ci si imbatte anche nei numeri di questa proposta di modifica. Il progetto della ditta di Grasso prevede il passaggio da 121 a 158,60 metri quadrati della porzione di pontile galleggiante, mentre la voce “opere a terra di facile rimozione” passerebbero dagli attuali 16 metri quadrati a 152,10 per un aumento di oltre 136 metri quadrati. Infine la parte riguardante lo specchio acqueo: Nautica Acimar chiede un ampliamento di oltre 615 metri quadrati, portando il totale da 1128 a quasi 1744 metri quadrati.
La richiesta alla Regione per il porto turistico
Nel fascicolo presentato all’assessorato Territorio e Ambiente e da questa girato alla Commissione tecnica-specialistica che si occupa delle valutazioni ambientali, è stata inserita anche una lettera che a maggio scorso è stata inviata dal deputato regionale Giuseppe Carta, presidente della Commissione Territorio all’Ars, all’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò. Nella missiva si legge che “gli eccezionali eventi meteo-marini verificatisi tra il gennaio e il febbraio 2026 – e in particolare il ciclone Harry – hanno arrecato danni significativi alle infrastrutture portuali turistiche della Regione, compromettendo in misura rilevante la disponibilità di posti di ormeggio per i natanti da diporto. Tale situazione, qualora non affrontata con la dovuta urgenza, è suscettibile di produrre gravi ripercussioni sull’intero comparto della nautica da diporto, con riflessi diretti sull’economia locale e sull’attrattivita turistica delle nostre coste”.
Concetti che la Nautica Acimar ripropone facendo leva sui numeri del settore. I dati provenienti dai registri degli Uffici marittimi periferici, aggiornati alla fine del 2020, dicono che il parco nautico italiano è costituito da circa 95 mila imbarcazioni da diporto. “A queste vanno aggiunte – scrive la società – le numerosissime imbarcazioni da diporto immatricolate all’estero gravitanti all’interno del circuito Mediterraneo”. A fronte di questi numeri, in Italia si contano meno di 159 mila posti barca. In tale contesto la rappresenterebbe il fanalino di coda: “Con un numero complessivo di 17.183 posti barca disponibili (pari a 11,7 posti barca per chilometro di litorale), in maggioranza destinati alle categorie inferiori, è soltanto in minima parte situati presso infrastrutture sicure e attrezzate”.
Valutazione ambientale per l’ampliamento del porto
Per Nautica Acimar, l’ampliamento della concessione determinerebbe anche la “riqualificazione di un tratto di costa interna all’area portuale”, che attualmente versa in uno stato di degrado, in un bene capace di attrarre turismo e quindi benessere economico. L’iter pendente alla Cts riguarda la procedura di valutazione di incidenza ambientale di primo livello (screening).

