PALERMO – C’è un pezzo di Sicilia che si sta sgretolando, sotto l’azione degli eventi estremi, dell’erosione costiera e – con grande colpa – dell’essere umano. Anno dopo anno, le spiagge della nostra Isola si stanno riducendo, determinando la distruzione degli ecosistemi e l’innalzamento del rischio di degrado dell’ambiente. Si tratta del quadro che emerge dall’ultimo rapporto “Spiagge – Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” pubblicato a fine luglio 2026 dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente e che lancia l’ennesimo allarme sullo stato di salute delle coste isolane.
Il processo di disfacimento dei litorali sabbiosi siciliani si inserisce in un contesto nazionale preoccupante che – come sottolineato dall’associazione ambientalista – ha visto la sparizione di oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge italiane nell’arco di mezzo secolo. Relativamente alla Sicilia, prima Regione italiana per lunghezza di “costa bassa” in virtù dei suoi 1.089 km di litorale sabbioso o ghiaioso, la costa in erosione indicata da Legambiente dal 2006 al 2019 su dati Ispra è stata del 12,8%, pari a 139,3 km. Per meglio comprendere il dato, basti pensare che la lunghezza di costa siciliana soggetta a erosione risulta essere maggiore dell’intero litorale “basso” appartenente al territorio della Regione Marche (134 km).
Ma l’erosione costiera, “in condizioni naturali” – sottolinea il rapporto – non basterebbe a causare una “riduzione delle superficie delle spiagge”, poiché tale fenomeno causerebbe esclusivamente un arretramento delle stesse. Ad alterare inesorabilmente la linea di costa dell’Isola è l’effetto di compressione, meglio noto come “coastal squeeze”, che viene generato dall’urbanizzazione e dalla presenza di infrastrutture antropiche.
Cemento e urbanizzazione mettono a rischio le coste siciliane
In un’altra recente analisi effettuata immediatamente dopo il passaggio del ciclone Harry sulla Sicilia orientale a gennaio 2026 (il vero e proprio vaso di Pandora che ha rivelato tutte le criticità di un territorio fragile e sempre più vulnerabile agli eventi estremi), Legambiente ha appurato che l’avanzata del cemento negli ultimi 40 anni abbia sottratto quasi il 30% del suolo entro i 300 metri dalla linea di costa, cancellando così spiagge naturali, accelerando i processi di erosione e impedendo alle coste di adeguarsi agli eventi estremi.
A oggi, il 77% dell’intera fascia costiera della Sicilia risulta essere a rischio erosione e la continua crescita delle infrastrutture negli ultimi 15 anni ha “mangiato” oltre il 6% della costa. Al di qua dello Stretto di Messina – sottolinea l’associazione ambientalista – la densità edilizia (il rapporto tra volumetria costruita e superficie) risulta essere decisamente superiore rispetto alla media nazionale. In alcuni Comuni turistici siciliani, si registrano addirittura 3 mila abitanti potenziali per chilometro quadrato. Un bilancio insostenibile.
Se non bastassero questi numeri a restituire il grave quadro siciliano in tema di “sovraffollamento” edilizio lungo le coste, basti pensare all’alert lanciato da Openpolis in merito alle costruzioni abusive presenti nel nostro territorio. Secondo le elaborazioni della fondazione indipendente e senza scopo di lucro, basate su dati Istat, la Sicilia nel 2021 è stata la quarta Regione italiana per numero di costruzioni senza permessi, 46 ogni 100 regolari. Peggio dell’Isola hanno fatto soltanto Calabria e Basilicata, entrambe a 48 edificazioni irregolari, e la Campania con 49 costruzioni non in regola.
Abusivismo edilizio e consumo di suolo sulle coste
Va comunque ricordato che il problema dell’abusivismo nel nostro territorio non è certo un problema nato ieri, ma ha origini negli anni del boom economico, tra gli anni ‘60 e ‘70, quando anche i siciliani sono stati travolti dall’irrefrenabile desiderio di possedere, oltre a una tv o un’automobile di proprietà, anche un’abitazione in riva al mare, spesso una seconda casa da utilizzare nei mesi estivi. Ed è così che la crescita senza filtri del mattone – ha “cancellato” i litorali liberi e, con essi, la capacità delle coste di resistere alle intemperie.
Un decadimento terribile per un territorio che negli ultimi anni è diventato sempre più esposto ai fenomeni estremi: dal 2010 al 2026, secondo l’Osservatorio Città Clima, la Sicilia è stata la regione costiera più colpita dagli impatti degli eventi meteorologici e idrogeologici estremi, ben 232. Di questi, 212 si sono concentrati nell’arco di un decennio dal 2015 al 2026. Tra i Comuni siciliani più interessati, Palermo è stato il centro isolano maggiormente colpito con 38 eventi, in buona parte da allagamenti per piogge intense. Al secondo posto Agrigento, interessata da 35 eventi. Seguono, per la Sicilia, le città di Catania con 18 eventi e di Messina con 11 episodi.
Meno sedimenti e spiagge sempre più vulnerabili
Ma non finisce qui. Nel corso degli ultimi decenni il prelievo smodato di sabbia e ghiaia dagli alvei di molti fiumi italiani per costruire strade ed edifici urbani ha ridotto progressivamente l’apporto del trasporto di sedimenti dai corsi d’acqua alle spiagge. Il risultato? I materiali trasportati dai fiumi non sono più in grado di raggiungere il mare, con il conseguente mancato ripascimento delle spiagge, incapaci di resistere all’azione dei venti e delle onde.
A proposito di “sedimenti”, una speranza per ridurre gli effetti causati dal dissesto idrogeologico e dall’erosione costiera potrebbe essere rappresentata dal cosiddetto “Piano preliminare speditivo per i bacini idrografici interessati dagli eccezionali eventi di dissesto idrogeologico e di erosione costiera” approvato il 27 luglio scorso dal Dipartimento regionale dell’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia e pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì 31 luglio. Tale Piano individua “le misure d’intervento strutturali e le misure non strutturali” in quelle zone colpite dai fenomeni di degrado.
Ripascimento costiero, la strategia per difendere i litorali
Tra le misure previste, sono inclusi interventi di ripascimento costiero che rientrano “nell’ottica di una vera e propria strategia di difesa costiera e di una gestione sostenibile dei litorali”. In particolare, si vuole “rimpiazzare le perdite di sedimento che si registrano su un tratto di costa con altri sedimenti di diversa provenienza, al fine di ripristinare il bilancio sedimentario e creare un sistema costiero resiliente”. Il Piano, sottolinea l’Autorità di Bacino, “è da considerarsi in una prima fase del processo di elaborazione dei programmi di gestione dei sedimenti” che sarà effettuata in merito al processo di aggiornamento del Piano di gestione delle acque quarto ciclo di pianificazione attualmente in corso e che verrà concluso entro dicembre 2027”.

