ROMA – Le notizie arrivate dalla Germania, con la netta vittoria di Afd in Sassonia, sembrano confermare uno scenario che, già da qualche mese, si stava delineando con una certa chiarezza: l’Unione europea sta vivendo quello che, con molta probabilità, rappresenta il suo momento più difficile dalla fondazione.
Immigrazione nell’Ue, resta alta la tensione tra i Paesi
Sono tante le questioni che hanno messo in evidenza le macroscopiche differenze di vedute tra i Ventisette, ma certamente il tema dell’immigrazione resta uno dei più divisivi. L’emergenza di Ceuta, con la crisi diplomatica tra Italia e Spagna, ha rappresentato soltanto la punta di un iceberg che si è formato nel corso degli anni. Nei giorni scorsi, le divisioni tra i membri dell’Ue si sono palesate anche sulla questione dei cosiddetti “dublinanti”, ovvero i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati, secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003 si spostano in un altro Stato dove fanno una nuova richiesta di asilo.
È evidente come siano i Paesi di primo approdo, tra cui proprio l’Italia a registrare il maggior numero di migranti che, dopo essere sbarcati ed identificati, si spostano in altre nazioni dando vita a quelli che vengono definiti “movimenti secondari”. Secondo gli ultimi dati Eurostat, proprio l’Italia è il Paese che ha ricevuto nel 2025 più richieste di ‘riprendersi’ migranti da altri Stati Ue: 24.152, di cui soltanto 85 effettivamente accettati. Mentre la Germania è quello che ha inviato più richieste ‘in uscita’: 35.993, con 5.377 trasferimenti poi avvenuti.
Migranti “dublinanti”, scontro tra Italia e Germania
E proprio su questi numeri la tensione tra i Paesi europei è salita sensibilmente: l’Italia ritiene infatti che il Patto europeo su immigrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno, abbia determinato una sanatoria sui migranti secondari azzerando prima di quella data il conto delle persone da accettare. Diversa l’interpretazione di altri Paesi, tra cui la Germania, che hanno chiesto a Roma di riprendersi alcune persone arrivate prima del 12 giugno.
Insomma, quella collaborazione tra Stati che dovrebbe essere il motore dell’Unione, sembra essere venuta meno. Il tutto, mentre i flussi migratori sul Mediterraneo, seppur sensibilmente ridimensionati rispetto al recente passato, non si sono mai fermati. Come reso noto dal ministero dell’Interno, tramite il Cruscotto statistico dedicato, tra gennaio e agosto di quest’anno sono sbarcate nel nostro Paese meno di ventimila persone (per l’esattezza 19.497) contro i 42.693 dello stesso periodo dello scorso anno e i 42.006 del 2024.
Sbarchi in Italia dimezzati nel 2026
Arrivi più che dimezzati, quindi, nonostante nelle ultime ore siano stati registrati alcuni sbarchi in Sardegna: sulle coste del Sulcis e a Cagliari, infatti, sono arrivati con diversi barchini con 78 migranti. Si tratterebbe di giovani provenienti dall’Algeria. Nei giorni precedenti erano arrivati in Sardegna altri 57 migranti, sempre seguendo la stessa rotta e gli stessi punti di sbarco, mentre la scorsa settimana sono arrivati nell’isola 76 persone tra le quali sei donne e tre minori.
Come detto, dunque, il fenomeno sembra essersi ridimensionato ma non del tutto placato, anche perché strettamente connesso alle condizioni sociali e politiche dei Paesi nordafricani. Non a caso i flussi maggiori, nel corso dell’ultimo decennio, si sono verificati proprio in concomitanza di situazioni di estrema instabilità nei Paesi mediterranei: tra il 2014 e il 2025, infatti, il record annuale di arrivo di migranti in Italia resta datato 2016 con l’arrivo di 181.436 persone. Seguono il 2014 con 170.100 sbarchi e il 2023 con 157.651 approdi irregolari.
Rimpatri dei migranti, aumentano quelli forzati
Ma che fine fanno queste persone una volta arrivate nel nostro Paese? A chiarire, ancora una volta, sono i dati del ministero dell’Interno. Stando a quanto reso noto, infatti, nel corso dei primi otto mesi del 2026 è stato dato seguito a 4.921 rimpatri forzati (contro i 3.851 dello stesso periodo dello scorso anno e i 3.463 del 2024), mentre i rimpatri volontari assistiti sono stati 833 (440 nel 2025 e 133 nel 2024).
Numeri che hanno creato molta soddisfazione nel Governo, come evidenziato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “Stiamo ottenendo risultati straordinari. I numeri non esauriscono la discussione ma non vanno nemmeno sottaciuti. Abbiamo ridotto di più dell’80% gli sbarchi, aumentato esponenzialmente i rimpatri”.
Migranti in accoglienza, Lombardia prima per presenze
Per quanto riguarda invece la distribuzione dei migranti sul territorio nazionale, la regione continua ad accogliere più di ogni altra è la Lombardia. Tra hotspot (laddove presenti), centri di accoglienza, e centri Sai, la regione del Nord ha sul proprio territorio 16.078 persone, staccando nettamente le altre aree del Paese. Al secondo posto, infatti, si piazza il Lazio con 11.922 migranti, seguito da Emilia Romagna (11.228) e Sicilia (10.724). Complessivamente, i migranti in accoglienza sul territorio italiano sono 127.321.
Lo ha detto il ministro Piantedosi: i numeri non raccontano tutto, ma riescono a tracciare un quadro della realtà capace di raccontare le cose con una certa chiarezza. Ma tra tutti i dati di cui abbiamo parlato finora, abbiamo volutamente tralasciato quello più importante, quello che racconta la disperazione di queste persone: il dato di coloro i quali hanno perso la vita nel tentativo di scappare dal proprio Paese.
Mediterraneo, aumentano le morti tra i migranti
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nei primi quattro mesi del 2026 il numero di migranti morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale è più che raddoppiato, mentre lungo la rotta del Mediterraneo orientale è triplicato rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante il numero di persone arrivate in Europa sia diminuito drasticamente.
Condizioni meteorologiche estreme, conflitti, pressioni economiche e cambiamenti nelle politiche migratorie hanno modificato i percorsi migratori in diverse regioni durante i primi quattro mesi del 2026. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale, 821 persone sono morte o risultano disperse, con un aumento del 111%. Più della metà di queste vittime, 430, è stata registrata nel solo mese di gennaio, in concomitanza con il ciclone Harry. Lungo la rotta del Mediterraneo orientale sono morte 244 persone, con un aumento del 259%. In questo caso, molti dei decessi sono stati collegati a traversate via mare conclusesi in tragedie nei pressi di Creta.
I dati diffusi dall’Oim evidenziano inoltre che, lungo la rotta atlantica dell’Africa occidentale, gli arrivi in Spagna sono diminuiti del 78%, scendendo a 2.276, il calo più marcato tra tutte le rotte verso l’Europa. I punti di partenza hanno continuato a spostarsi più a Sud lungo la costa dell’Africa occidentale, allungando le traversate marittime e aumentando i rischi affrontati dalle persone.
Le rotte migratorie cambiano tra Europa e Africa
Non tutte le rotte, però, hanno registrato una diminuzione. Gli arrivi in Spagna lungo la rotta del Mediterraneo occidentale sono aumentati del 66%, raggiungendo quota 5.647, soprattutto a causa di un aumento di tre volte degli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla. Gli arrivi in Yemen lungo la rotta orientale dal Corno d’Africa sono aumentati del 9%, raggiungendo 70.200 persone, in linea con le tendenze stagionali. In America centrale, il movimento verso nord attraverso la regione panamense del Darién si è quasi completamente arrestato, con appena 135 transiti registrati.
Durante il periodo preso in esame, le ostilità in Medio Oriente hanno inoltre inciso sui modelli di mobilità nella regione e oltre. A seguito dell’escalation iniziata alla fine di febbraio, in Libano sono stati registrati sfollamenti su larga scala e, tra marzo e aprile, sono aumentati i rientri transfrontalieri verso la Repubblica araba siriana. Allo stesso tempo, sono cresciute le pressioni sulla migrazione per lavoro e sui flussi di rimesse nell’Asia meridionale, in Medio Oriente e in Africa.
Migranti, l’emergenza nel Mediterraneo non è risolta
L’emergenza, quindi, è tutt’altro che risolta e da parte dei vari Paesi servirebbero azioni e decisioni comuni per affrontarla nel migliore dei modi. La realtà, però, ci dice che ognuno sembra voler andare avanti per la propria strada, nonostante buone intenzioni, accordi e promesse. Mentre quel numero di morti, nel Mediterraneo e non solo, continua tragicamente a crescere.

