MARSALA – Le Saline di Sicilia compiono un nuovo passo verso la candidatura a Riserva della Biosfera nell’ambito del programma Mab Unesco. A muoversi formalmente è il Comune di Marsala, con la deliberazione della Giunta comunale, con la quale l’Amministrazione ha manifestato il proprio interesse a essere inserita nell’area oggetto della candidatura e ha autorizzato la sindaca, Andreana Patti, alla sottoscrizione degli eventuali protocolli d’intesa e degli altri atti necessari alla definizione della futura governance.
Saline di Sicilia, la candidatura a Riserva della Biosfera Unesco
Il provvedimento rappresenta però una manifestazione di interesse non vincolante. L’eventuale adesione definitiva del Comune di Marsala sarà oggetto di un successivo atto, quando sarà disponibile la versione completa e definitiva del dossier, insieme alla proposta dettagliata di perimetrazione e zonizzazione riguardante l’intera Riserva e, nello specifico, il territorio marsalese. La candidatura riguarda un sistema territoriale che si sviluppa lungo la costa occidentale siciliana e comprende i Comuni di Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi.
Il percorso è coordinato dalla Camera di Commercio di Trapani e vede coinvolti, oltre alle amministrazioni comunali, il Wwf, ente gestore della Riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco, il Libero Consorzio comunale ente gestore della Riserva dello Stagnone di Marsala e l’assessorato regionale Territorio e Ambiente. Il comitato promotore è stato formalmente costituito il 15 gennaio 2025.
Riserva Mab Unesco, oltre 10 mila ettari coinvolti
Nel corso degli ultimi due anni sono stati organizzati oltre 50 incontri territoriali, con una particolare attenzione anche al coinvolgimento dei giovani e dei salinai. La proposta della Riserva della Biosfera interessa complessivamente 10.172,6 ettari, comprendendo aree terrestri e marine. Il progetto è articolato secondo la tradizionale suddivisione prevista dal programma Mab in core zone, buffer zone e transition zone. Le aree core ammontano a 933 ettari circa, considerando componente terrestre e marina; le buffer superano complessivamente i 3.288 ettari, mentre la zona di transizione terrestre arriva a circa 5.952 ettari.
Il dossier individua cinque diverse aree core lungo i circa 30 chilometri di costa compresi tra Trapani e Marsala: quattro nella parte settentrionale, all’interno della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco e una quinta, più estesa, nel territorio di Marsala, comprendente l’area dello Stagnone e l’isola di San Pantaleo, dove si trova Mozia.
Salicoltura e tutela ambientale al centro del progetto
La produzione del sale non viene considerata un’attività in contrasto con la tutela ambientale, ma una componente che ha contribuito nel tempo alla formazione e al mantenimento degli habitat. Il dossier individua infatti nella salicoltura tradizionale uno degli elementi identitari del paesaggio. Accanto al sale, l’economia dell’area comprende agricoltura, viticoltura, olivicoltura, pesca, turismo naturalistico e culturale, servizi educativi e ricerca scientifica. L’obiettivo dichiarato è rafforzare queste attività attraverso forme di sviluppo sostenibile, turismo lento e destagionalizzato e valorizzazione delle produzioni locali. La candidatura guarda anche alla ricerca e al monitoraggio. Tra le attività previste figurano il controllo della biodiversità, il censimento dell’avifauna, il monitoraggio degli habitat, la verifica della qualità delle acque e lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici, compresi l’innalzamento del livello del mare, l’erosione costiera e le modificazioni dei regimi di evaporazione e precipitazione. È proprio su questo aspetto che la deliberazione del Comune di Marsala offre una precisazione particolarmente importante. Il riconoscimento Mab Unesco non introduce nuovi vincoli, secondo quanto riportato nell’atto, non introduce nuovi vincoli legislativi, urbanistici, edilizi, ambientali o paesaggistici.
Mab Unesco, nessun nuovo vincolo per Marsala
La futura Riserva non avrebbe inoltre poteri autorizzativi, prescrittivi, sostitutivi o di veto ulteriori rispetto a quelli già previsti dalla legge. Resterebbero in vigore gli strumenti urbanistici comunali, i regolamenti, le norme paesaggistiche e ambientali e i procedimenti autorizzativi già esistenti. Anche le attività portuali, infrastrutturali e produttive continuerebbero a essere valutate secondo la normativa vigente. La stessa impostazione è ribadita nelle linee guida richiamate dalla Giunta: l’adesione al percorso non comporta automaticamente né nuovi obblighi finanziari, né il trasferimento di competenze comunali, né l’approvazione anticipata del futuro Piano di Gestione. Ogni decisione successiva che dovesse produrre effetti finanziari, urbanistici o regolamentari dovrà essere sottoposta agli organi competenti. Il passaggio successivo sarà quello della costruzione di una struttura di governance stabile. L’attuale comitato promotore ha una durata fissata al 31 dicembre 2026, salvo proroga.
Saline di Sicilia, quale governance per la Riserva
Il dossier indica nella Camera di Commercio di Trapani il futuro coordinatore della Riserva e prevede la trasformazione dell’attuale esperienza in una struttura capace di predisporre e coordinare il piano di gestione. Tra le ipotesi indicate c’è anche quella di una Fondazione di partecipazione, ma la scelta non è ancora definitiva e dovrà essere valutata sotto il profilo giuridico, economico e organizzativo e successivamente approvata dagli enti interessati.

