“Non andiamo assolutamente in guerra”: così – a Coffee Break, su La7 – il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani smentisce l’ipotesi di un intervento dell’Italia in Yemen e ribadisce che una missione esclusivamente difensiva per le navi militari nell’area esiste già, la missione Aspides. Il tema è finito nel giro di poche ore al centro dello scontro politico dopo che nella notte un F-2000 italiano è stato colpito durante un attacco contro la base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita.
Nessun militare – ha rassicurato il Ministero della Difesa – risulta coinvolto. Tuttavia, la situazione di alta tensione tra gli Houthi yemeniti – sostenuti dall’Iran – e l’Arabia Saudita continua a destare forti preoccupazioni, non solo per la presenza militare italiana ed europea ma soprattutto perché l’area di scontro (e in particolare nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso) è strategica per i rifornimenti di petrolio. Un elemento che, data la situazione iraniana e le pesanti ricadute sui prezzi dei carburanti (che, tra l’altro, in Sicilia rimangono tra i più alti d’Italia), non può che far temere le nuove escalation.
L’attacco in Yemen e il discusso piano sull’intervento dell’Italia di Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto conferma che “la situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità”. Fin qui, nulla di strano. A destare maggiore attenzione sono state altre dichiarazioni del ministro, quelle rilasciate durante l’intervento alla quarta edizione del forum “Risorsa Mare” a La Spezia il 17 settembre.
“Ho deciso col capo di Stato maggiore, stante la situazione difficile che si sta ripresentando Bab el-Mandeb che si somma a quella di Hormuz, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno e come farlo passare o meno. Siamo in grado con la nostra Marina di garantire il passaggio e con il nostro comparto dei servizi di avere informazioni e condividerle con le Forze armate. Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra per ritardare i tempi, che in casi come questo significa ritardare l’economia”.
“Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini“, ha aggiunto.
Nella serata di ieri, la notizia che Crosetto ha dato indicazioni al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, al Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto, e al comandante del Covi, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci di effettuare una valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso per predisporre un piano volto a garantire il libero transito nello Stretto di Bab el-Mandeb. Il ministro avrebbe anche chiesto se – qualora l’attuale quadro giuridico lo consenta – sia possibile richiamare sotto comando nazionale, in caso di necessità, capacità delle forze armate italiane già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni o se serva l’autorizzazione del Parlamento.
Questa operazione, però, non significa assolutamente che l’Italia ha intenzione di entrare concretamente nel conflitto con un’azione militare. A Coffee Break lo dice il ministro Tajani. “Il ministro Crosetto si riferisce a quelle navi che sono impiegate lì con la missione Aspides, che già c’è, dell’Unione Europea. Si tratta di una missione difensiva, cioè non è una missione per attaccare gli Houthi, ma per proteggere le navi in caso di attacco“.
E aggiunge: “Ha fatto bene il ministro Crosetto a dare questo messaggio rassicurante per il nostro commercio internazionale. I nostri mercantili devono passare indenni. È fondamentale per noi Bab el-Mandeb, come è importantissimo Hormuz per il petrolio. Quindi noi faremo di tutto per proteggere le navi che portano le nostre merci verso l’Africa e verso l’Oriente. E naturalmente, se servirà spiegarlo in Parlamento, lo faremo, ma sono assolutamente d’accordo con Crosetto, condivido la sua posizione. Noi dobbiamo dare un messaggio forte a chi esporta, perché l’export rappresenta, essendo anch’io responsabile del commercio internazionale, tra il 30% e il 40% del nostro Pil”.
Le opposizioni chiamano Crosetto in Parlamento
Le opposizioni, però, vogliono più chiarimenti e risposte. Non tutti sembrano assolutamente contrari agli interventi difensivi, ma si chiede comunque il massimo coinvolgimento del Parlamento. Il M5S – tramite i capigruppo delle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, Bruno Marton, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti – commenta: “Ben venga un’iniziativa del Governo a protezione del libero passaggio dei mercantili italiani nello stretto di Bab el-Mandeb, vitale per gli interessi commerciali ed economici del nostro Paese. Ben venga la scorta difensiva da parte della Marina già operante in zona con la missione europea Aspides, ma che sia accompagnata da contatti diretti e costanti della nostra intelligence con gli Houthi per scongiurare possibili incidenti“. Tuttavia, per i pentastellati il coinvolgimento del Parlamento è imprescindibile: “Non basta un’informativa (sull’attacco all’Eurofighter e sulla questione Mar Rosso, ndr): chiediamo con la massima urgenza comunicazioni dettagliate, un dibattito approfondito e un voto in aula“.
Anche il PD chiede che il ministro Crosetto riferisca in Parlamento. “Il Governo deve spiegare quale sia oggi la natura della nostra presenza in Arabia Saudita, quali siano i rischi per il personale italiano e se le condizioni che avevano motivato il nostro impegno siano ancora le stesse. Non possiamo limitarci a prendere atto degli attacchi e delle misure di sicurezza adottate, a maggior ragione per una presenza italiana cresciuta nei mesi passati senza aver provveduto ad approvare in Parlamento una nuova missione”, sostengono Alessandro Alfieri, Stefano Graziano e Enzo Amendola.
AVS dice no a un qualsiasi coinvolgimento della Marina Militare e chiede che Crosetto “venga immediatamente in Parlamento a riferire sulla sicurezza dei nostri militari e sul ruolo dell’Italia in questo scenario di guerra”. “L’Eurofighter italiano colpito nella base di Ta’if dimostra quanto sia grave il rischio che l’Italia venga trascinata sempre più dentro l’escalation militare in Medio Oriente”, sostiene Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde. Per il deputato la vicenda dell’Eurofighter colpito nelle scorse ore “dimostra quanto sia grave il rischio che l’Italia venga trascinata sempre più dentro l’escalation militare in Medio Oriente“. E l’Italia “deve lavorare per fermare l’escalation, non per entrarci sempre di più”. Per questo, il gruppo di Bonelli chiede a Crosetto di “chiarire l’annuncio dell’impiego della Marina per scortare le navi italiane nel Mar Rosso, senza un preventivo confronto parlamentare”, sostenendo che “non si può procedere per annunci e decisioni unilaterali quando è in gioco l’impiego delle nostre Forze armate in aree di guerra”.
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