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Caos comunioni a Palermo, sit-in dei commercianti davanti alla Curia

Caos comunioni a Palermo, sit-in dei commercianti davanti alla Curia
Sciopero generale, foto di repertorio di Siena Nisavic su Unsplash

L’obiettivo è manifestare un disagio dovuto al calo del fatturato registrato dopo che due anni fa la Curia decise di modificare il percorso per raggiungere la prima comunione e la cresima

“Oggi siamo qui per fare comunione”, “sacramenti uniscono”. Questi alcuni degli striscioni e cartelli esposti questa mattina da oltre una trentina di commercianti, tra fiorai, fotografi, proprietari di negozi di bomboniere, radunatisi per un sit-in davanti al palazzo arcivescovile in via Matteo Bonello a Palermo. L’obiettivo è manifestare un disagio dovuto al calo del fatturato registrato dopo che due anni fa la Curia decise di modificare il percorso per raggiungere la prima comunione e la cresima, stabilendo che non sarebbe più durato 2 anni ma cinque”.

“Modifiche per comunioni e cresime hanno comportato perdita di 30 milioni l’anno”

“Noi non siamo i sacrileghi che pensano solo al mancato guadagno – spiega Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo – in città vi erano 3.500 comunioni l’anno. In seguito alla decisione della Curia, avevamo stimato circa venti milioni di perdita l’anno ma, purtroppo, in questi giorni ci siamo resi conto che la cifra è ben più alta, si parla di 30 milioni. Ad oggi il fatturato è zero, in città già dal 2026 non si celebrano comunioni e probabilmente la situazione si prospetta tale anche per i prossimi quattro anni. Noi chiediamo solo di intensificare i corsi: in alcune chiese si fa una sola lezione alla settimana, in altre una ogni quindici giorni. Quindi, nel primo caso, si tratta di una quarantina di lezioni l’anno e nel secondo caso di venti. Invece che organizzare i corsi una volta alla settimana li si potrebbero intensificare, facendoli due volte, in modo tale da accorciare i cinque anni”.

Chiesto un incontro con l’arcivescovo di Palermo Lorefice

Commercianti e associazioni di categoria chiedono un incontro con l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. “Non riusciamo a capire perché la parola fede non possa andare di pari passo con la parola lavoro – dice Manuela Gandolfo, titolare di uno storico negozio di bomboniere – Noi facevamo circa 300 comunioni l’anno. Molti di noi hanno subito una perdita economica che oscilla tra il 30 ed il 50%. Io sono una persona molto religiosa, ma non credo che questa situazione avvicini di più giovani alla fede. Siamo stati chiamati ‘vergognosi mercanti del tempiò o ‘sepolcri imbiancatì ma non è così, noi siamo semplicemente persone che ogni giorno vanno a lavorare per portare il pane a casa”. “Abbiamo registrato quest’anno un calo del 30% di fatturato, chiediamo solo un tavolo di confronto per esprimere il nostro disagio – dice Raffaele Marchese, fotografo – noi non siamo contro la Chiesa. Noi siamo con la Chiesa, ma vogliamo trovare una soluzione comune per potere fare andare avanti le nostre famiglie”. Non tutti però la pensano cone Confimprese. Anzi, le divisioni esistono. Con Lorefice e con la Curia si schierano le altre sigle dei commercianti. I vertici di Confesercenti, Cna, Confcommercio, Casartigiani e Confartigianato ieri hanno firmato una lettera di stima e vicinanza istituzionale all’arcivescovo. Le organizzazioni di categoria si dicono “profondamente consapevoli di come la crescita di una comunità non possa essere affidata esclusivamente a dinamiche economiche e di mercato”.

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