Si è aperta di fatto la campagna elettorale per le elezioni del 2027, che naturalmente dovrebbero effettuarsi nel mese di ottobre, ma secondo la convenienza degli attuali Maggioranza e Governo potrebbero essere anticipate alla primavera del 2027, magari abbinandole alle elezioni comunali di città importanti come Milano, Roma, Torino, Napoli e Palermo.
La convenienza deriva dai sondaggi che via via saranno effettuati per testare l’umore dei cittadini votanti e di quelli che non vanno a votare. Quest’ultimo serbatoio, che ormai si attesta intorno ai quattro decimi, è fondamentale perché può fare girare la ruota del risultato verso una parte o verso l’altra.
Vannacci e il nuovo scenario politico italiano
Lo scenario che si presenta è estremamente variegato perché, da un canto, è venuta fuori la variabile indipendente costituita dal Futuro nazionale di Roberto Vannacci, che acquisisce consensi rapidamente.
Dall’altra parte, vi è il dissenso continuo fra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, che ha le sue beghe in questi ultimi tempi provocate dal fondatore Beppe Grillo, che ha fatto causa a Giuseppe Conte.
Liberali, Riformisti e Socialisti fuori dall’agone politico
Sono spariti dall’agone i Liberali, i Riformisti e i Socialisti, vale a dire qui gruppi politici che si alleavano da una parte e dall’altra riuscendo a formare maggioranze.
In questo scenario arriva il vento tedesco, che non è certamente stabilizzante perché AfD (il partito di estrema destra) continua a crescere, rosicchiando al partito democratico Cdu doti a due cifre, come è avvenuto nel Land Meclemburgo-Pomerania.
Bisogna però rilevare che nella città-stato di Berlino il partito di sinistra Die Linke è riuscito a vincere le elezioni.
Conservatori e Progressisti, la necessità di fare chiarezza
Se non si fa chiarezza nel nostro Paese su cosa vogliono fare le due parti e come intendono avere rapporti – i Conservatori con Vannacci e i Progressisti fra loro e con l’ala riformista e liberale – i cittadini capiranno ancora di meno come spira il vento e quindi vi è il rischio di un ulteriore aumento dell’astensionismo.
La confusione è un elemento deteriore per la Democrazia, che invece esige un quadro nitido di programmi non fumosi e non molto ampi, formati ognuno da sette o otto obiettivi, anziché elenchi infiniti.
La confusione è nemica della Democrazia, di quella vera, purché espressa da un Popolo sapiente e non ignorante, cui vengono spiegati con chiarezza i percorsi, gli obiettivi e i tempi per realizzarli.
Programmi politici e promesse elettorali
Naturalmente cittadine e cittadini devono capire se ricevono informazioni serie oppure illusioni alla Mandrake, cioè prese in giro fatte da promesse che poi, ovviamente, non potranno essere mantenute.
Un punto essenziale che dovrebbe essere chiaro nei due programmi (Conservatore e Progressista) è come fare crescere il Pil di almeno tre punti percentuali ogni anno mediante investimenti in infrastrutture nei territori e sostegno al sistema manifatturiero, non solo con risorse finanziarie, bensì con l’accelerazione di tutti i procedimenti amministrativi che consentano di sbloccare progetti per decine di miliardi.
L’altro punto che sottolineiamo di continuo è la riforma strutturale della Pubblica amministrazione, inserendo il sacrosanto principio di Premi e Punizioni: chi fa bene ed è puntuale viene premiato; chi fa male o non è puntuale viene sanzionato.
Redistribuzione della ricchezza e crescita del Pil
In questo quadro bisognerebbe che futuri Governo e Maggioranza dicessero chiaramente a cittadine e cittadini come intendono redistribuire la ricchezza, per il semplice motivo che se essa è concentrata in poche mani non crea Pil e non crea sviluppo; se invece è distribuita alla base a soggetti capaci, il Pil può tendere a quel minimo del tre per cento, che è una vera crescita economica.
Sviluppo del Sud e divario con il Nord
L’altra questione fondamentale che ribadiamo sempre è lo sviluppo, sotto tutti i punti di vista, delle sette Regioni del Sud affinché raggiungano quelle del Nord, che hanno parametri complessivi e individuali (dei cittadini) doppi rispetto a quelli del Sud.
Nella logica della redistribuzione della ricchezza andrebbe prevista un’imposta patrimoniale minima, per esempio dello 0,9 per cento, per patrimoni superiori al miliardo, sapendo che tale imposta non intaccherebbe i patrimoni, ma diminuirebbe i rendimenti.
Semplice il ragionamento? Sì, ma difficile da recepire. Gli ignoranti non capiscono!

