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L’Etna intralcia il trasporto aereo, il treno come alternativa: si torna a parlare del progetto per tagliare i tempi Catania-Roma

L’Etna intralcia il trasporto aereo, il treno come alternativa: si torna a parlare del progetto per tagliare i tempi Catania-Roma

L’emergenza cenere riaccende i riflettori sul progetto per portare la percorrenza sotto le sette ore

Alzarsi e andare alla finestra per vedere dove soffia il vento. Prendere il cellulare e, tra siti specializzati e social network, cercare di capire se l’Etna sia tranquilla o intenta a sbuffare. Negli ultimi tempi sono azioni che sempre più siciliani, perlomeno quelli che vivono nella parte orientale dell’isola, compiono quando sono in procinto di partire. Rituali che si ripetono a prescindere dal doversi muovere per lavoro o viaggi di piacere. Ciò che conta, in questi casi, è la distanza da percorrere. Se la distanza è tale per cui è impensabile – nonché sconsigliabile, visti i recenti aumenti di benzina e diesel – farlo in auto e dunque serve imbarcarsi su un volo, evitare di farsi trovare impreparati è fondamentale.

Aeroporto di Catania e chiusure dello spazio aereo

In questo caso prendere un volo significa avere a che fare pressoché sempre con l’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania. Il traffico su quello di Comiso, più a sud, continua a essere marginale. A volte Comiso è un piano B, a cui si ricorre non per volontà del passeggero ma di compagnie ed enti del settore del trasporto aereo. Il motivo è ormai noto a tutti: l’attività eruttiva dell’Etna, specie se stromboliana, dell’Etna finisce per intralciare sempre più spesso l’agibilità dello scalo etneo.

Questa estate, per settimane viaggiare in aereo da Catania si è trasformato in qualcosa di simile a un incubo. E di recente la situazione si è ripresentata: chiusura degli spazi aerei, ritardi, dirottamenti e un sistema di trasmissione delle informazioni che passa costantemente per comunicazioni che arrivano a ridosso della partenza. Tanto per chi in Sicilia ci vive quanto per chi la sceglie come meta per una vacanza, l’esperienza del viaggio si tramuta in un faccia a faccia con i concetti di precarietà. Un continuo prendere in considerazione la possibilità di vedere saltare i propri piani. E, nel caso dei turisti, affrontare costi esosi per servizi non preventivati, come i servizi taxi con tariffe da capogiro che quest’estate sono stati proposti ai viaggiatori disorientati. Frustrazione e rabbia sono i sentimenti più diffusi. Con l’apice raggiunto nei casi in cui a complicarsi sono state le partenze di chi doveva lasciare la Sicilia per motivi di salute.

Treno Catania Roma: torna il progetto alternativo all’aereo

Su questo sfondo ha ripreso piede uno studio non nuovo e che ruota, secondo i proponenti, attorno a un’alternativa che finora le istituzioni – sia a livello nazionale che regionale – non hanno preso seriamente in considerazione. Si basa sull’utilizzo dei treni, metodo di trasporto che in Sicilia ancora oggi, per le carenze infrastrutturali e la ristrettezza dell’offerta, viene utilizzato soltanto da una parte di popolazione. Per i docenti universitari Francesco Russo e Massimo Di Gangi, invece, ci sarebbero tutte le condizioni per accorciare sensibilmente i tempi per collegare Catania a Roma.

Frecciarossa in Sicilia per collegare Catania a Roma

A rilanciare il progetto è stata la Cgil, con lo specifico contributo delle sigle Fillea e Filt. Il sindacato ha chiesto al governo Meloni e alla giunta Schifani di adottare la soluzione logistica proposta dai due professori. “Non si tratterebbe di sostituire l’aereo, ma di mettere la Sicilia nelle condizioni di non vedere bloccate persone, imprese, turismo e l’intera economia a ogni eruzione dell’Etna, offrendo una seconda modalità di trasporto realmente utilizzabile per raggiungere la capitale e, attraverso la rete nazionale, il resto d’Italia”, hanno scritto in una nota condivisa i segretari generali Alfio Mannino, Giovanni Pistorio e Alessandro Grasso. La proposta a cui fanno riferimento i tre sindacalisti coinvolge i Frecciarossa. I treni veloci che in Sicilia sono destinati a rimanere una chimera, nonostante gli investimenti miliardari sul fronte dei raddoppi ferroviari – ancora di là dall’essere in procinto di essere conclusi – sulle tratte Messina-Catania e Catania-Palermo.

“Si tratta di utilizzare diversamente infrastrutture e tecnologie già disponibili – hanno aggiunto Mannino, Pistorio e Grasso – senza attendere il completamento delle grandi opere programmate nei prossimi anni. Quando Fontanarossa si ferma non si ferma soltanto Catania: va in sofferenza il sistema dei trasporti dell’intera Sicilia, con conseguenze per cittadini, lavoratori, imprese e turismo. Nei momenti di chiusura o forte limitazione dell’aeroporto di Catania – hanno concluso – una connessione ferroviaria veloce potrebbe assorbire una parte della domanda, ridurre i disagi dei viaggiatori e alleggerire la pressione sugli altri aeroporti siciliani”.

Il progetto ferroviario per ridurre i tempi Catania-Roma

Ma in cosa consisterebbero questa soluzione fin qui trascurata? Il Quotidiano di Sicilia già qualche anno fa ne parlò con uno degli ideatori: il professore Francesco Russo, ordinario alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Specializzato nel settore, nel curriculum di Russo c’è anche la direzione di un master in Ingegneria dei trasporti. “A partire dalla combinazione di treni attuali è possibile abbattere il tempo di percorrenza. Non ho proposto nessuna nuova realizzazione, mi sono basato su treni che già sono in circolazione”, spiegò Russo a questa testata.

Frecciarossa e attraversamento dello Stretto di Messina

Tra le opzioni che sarebbero percorribili ci sarebbe appunto quello di sfruttare i Frecciarossa ma in una formazione diversa, per ovviare alle altrimenti inevitabili lungaggini per superare lo Stretto. “Sarebbe possibile prevedere un treno Frecciarossa, in realtà non disponibile per la Sicilia, sulla tratta Catania-Roma composto da quattro carrozze al fine di creare un convoglio compatibile con la lunghezza del traghetto che è di circa 145 metri. Questo permetterebbe di eliminare i tempi morti dovuti al taglio del treno da un lato dello Stretto e della sua ricomposizione dall’altro”, spiego il docente. Un tema che spesso, specialmente tra i non addetti ai lavori, viene offerto come resistenza alla possibilità di avere in Sicilia i Frecciarossa è quello di un’incompatibilità a livello di infrastrutture.

Per Russo non era così. “Il tema che abbiamo sul tavolo è riuscire a far transitare alcuni treni che arrivano dall’isola sulla linea alta velocità nel tratto Salerno-Roma, mentre oggi sono instradati sulla linea convenzionale. Dal punto di vista fisico, ossia delle infrastrutture, dei binari e delle gallerie non c’è nulla da fare, non è necessario alcun investimento”, commentò il professore. Russo individua nei locomotori politensione, capaci di operare sia sulle linee convenzionali che sfruttano una tensione di 3mila volt a corrente continua che su quelle più tradizionalmente utilizzate per l’alta velocità, che invece si contraddistinguono per una tensione di 25mila volt a corrente alternata. “Alcune delle linee ad alta velocità sono alimentate come le linee convenzionali, ad esempio la Napoli-Salerno, la Roma-Firenze”, ricordò l’esperto nell’intervista al QdS.it.