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Truffa nell’Agrigentino, incastrato in casa della vittima anziana: il catanese patteggia due anni

Truffa nell’Agrigentino, incastrato in casa della vittima anziana: il catanese patteggia due anni
Truffa del “finto carabiniere” a Bronte

Definita la posizione giudiziaria del trentacinquenne etneo: resta dietro le sbarre per mancanza di un domicilio dove scontare la misura cautelare

L’incubo vissuto da un’anziana a Sciacca si chiude con un accordo di patteggiamento, ma la vicenda giudiziaria del responsabile svela anche un singolare e complesso paradosso legato alla detenzione. Roberto Oglialoro, trentacinquenne originario di Catania, ha concordato una pena a due anni di reclusione per il tentativo di truffa aggravata messo a segno nel febbraio scorso nella cittadina in provincia di Agrigento. Un’operazione criminale sventata sul nascere grazie alla lucidità e al coraggio della padrona di casa.

La trappola sventata dalla vittima e l’arresto in flagranza

I fatti risalgono all’inverno scorso. Oglialoro, indicato dagli investigatori come il terminale operativo di un sodalizio criminale ben più ampio e specializzato nei raggiri ai danni delle fasce più deboli, era riuscito a introdursi nell’abitazione della vittima sfruttando il copione ormai noto del “finto appartenente alle forze dell’ordine”.

Il piano, tuttavia, si è infranto contro la freddezza della donna. Insospettita dalla telefonata ricevuta poco prima, l’anziana ha immediatamente composto il numero d’emergenza, allertando i carabinieri. Un intervento tempestivo che ha consentito ai militari del reparto territoriale di piombare sul posto e bloccare il trentacinquenne in flagranza di reato, proprio mentre si trovava all’interno della casa nel tentativo di completare il colpo.

Otto mesi “impossibili” in carcere

Nonostante in sede di convalida dell’arresto il giudice per le indagini preliminari avesse concesso a Oglialoro la misura cautelare degli arresti domiciliari, l’indagato non ha mai lasciato la struttura carceraria, rimanendovi ristretto per ben otto mesi consecutivi.

Il motivo di questa lunga permanenza in cella risiede nell’oggettiva impossibilità di trovare una sistemazione: a bloccare la scarcerazione è stata l’assenza assoluta di disponibilità abitative o di strutture di accoglienza sociale disposte ad ospitarlo. Adesso, in concomitanza con la definizione del patteggiamento a due anni, il difensore dell’imputato ha presentato una nuova e formale richiesta di scarcerazione per regolarizzare la sua posizione.