Il professore Sabino Cassese, nel forum pubblicato sabato scorso, ha messo il dito su una piaga e cioè che il nostro Paese non funziona perché “la macchina pubblica è impantanata e avrebbe bisogno di organizzazione e competenza”.
L’argomento è stato trattato moltissime volte su questo giornale, ricordando la metafora secondo la quale un veicolo non marcia bene se il suo motore non funziona bene. Il driver, cioè il Governo, dovrebbe avere l’interesse a farlo riparare affinché giri con regolarità, in modo da consentire al veicolo-Italia di marciare a una velocità accettabile e non a passo di lumaca, com’è in atto.
Il percorrere lentamente la strada di tutti i giorni comporta nessun progresso, scarsa produzione di ricchezza, basso livello delle imposte e quindi scarsa disponibilità, che peraltro non viene indirizzata agli investimenti, bensì alla spesa corrente cattiva.
Il quadro che delineiamo è sotto gli occhi di tutti; basta fare qualche riflessione e una lettura attenta dei quotidiani (purtroppo non tutti) che trattano queste materie.
Leggi chiare per migliorare la Pubblica amministrazione
Ovviamente, per riparare il motore (Pubblica amministrazione) bisogna che il Parlamento faccia leggi onnicomprensive e “scritte in italiano”, cioè comprensibili anche dai comuni lettori e dai cittadini. Del resto, facciamo ancora riferimento al professore Cassese, basterebbe utilizzare il metodo francese scritto nell’editoriale di sabato.
Leggi chiare, che non abbiano bisogno di astruse interpretazioni, obbligherebbero la Pa a funzionare senza quei giochetti che servono solo a confondere le idee, ad alimentare truffe, malversazioni e corruzione, a utilizzare la cultura del favore; insomma, quanto di peggio possa accadere in una Comunità.
Va da sé che oltre alla riparazione del motore, andrebbero inseriti nella Pa i principi di merito e produttività, cioè ognuno dei tre milioni di pubblici dipendenti dovrebbe produrre un certo risultato (e non meno) in un certo tempo, in base ai quali dovrebbe godere di un apposito premio. Ovvero, in mancanza dei quali, dovrebbe subire un’apposita sanzione.
Ecco, alla cultura del favore va sostituita la cultura del premio o sanzioni. Solo in un sistema rigoroso e funzionale, il motore (Pa) del Paese, riprendendo a funzionare, farebbe fare un balzo all’economia, alla società e alla civiltà.
In questo quadro, ritorniamo per l’ennesima volta sull’altro pilastro di una Comunità che è quello della cultura, della conoscenza e delle competenze: requisiti essenziali perché cittadine e cittadini funzionino meglio e vadano avanti insieme, non alcuni piuttosto che altri.
Quanto prospettiamo, da decenni, quasi in una quantità forse eccessiva, non viene ascoltato dalle istituzioni perché esse sono abituate alla cultura del favore, che, ribadiamo ancora una volta, è legata alla paura di perdere consensi di quella parte della popolazione (la minoranza) che vorrebbe continuare ad avere privilegi a scapito dell’altra parte (la maggioranza) la quale non ha santi in paradiso e quindi subisce angherie e vessazioni dei primi.
Sanità, scuola e digitalizzazione: gli investimenti necessari
Pensiamo alla sanità, alla gestione di autorizzazioni, all’anagrafe, alla digitalizzazione dei sistemi e vi risparmiamo il lungo elenco se non precisando che la maggior parte delle risorse dovrebbe essere indirizzata agli investimenti in infrastrutture, manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio per evitare i disastri conseguenti, e anche al buon funzionamento della base di formazione di cittadine e cittadini, cioè scuola e università.
Sappiamo che non è facile agire in maniera obiettiva e altruistica, anche perché i responsabili delle istituzioni agiscono su un popolo diventato sempre più ignorante, anche per l’uso smodato e sproporzionato degli smartphone, i quali illudono i singoli di sapere tutto perché ponendo delle domande ricevono delle risposte. Ma poi le risposte non vengono coordinate e quindi non risolvono la conoscenza di chi, appunto, usa gli smartphone; è un po’ come il cane che si morde la coda.
Cambierà lo stato delle cose? Non lo sappiamo, ma purtroppo ne dubitiamo. Almeno per il momento.

