Home » Sicilia » Sicilia, traghetti sempre più costosi: “L’Ets pesa sui biglietti e danneggia le imprese”

Sicilia, traghetti sempre più costosi: “L’Ets pesa sui biglietti e danneggia le imprese”

Sicilia, traghetti sempre più costosi: “L’Ets pesa sui biglietti e danneggia le imprese”
Traghetto Messina, IMAGOECONOMICA-

Il vicepresidente Confcommercio, Pasquale Russo, parla al QdS.it: il suo punto di vista sul rincaro dei biglietti dei traghetti

L’aumento dei costi energetici riporta al centro il tema dei collegamenti marittimi con le isole e del loro peso sull’economia dei territori. A preoccupare è anche il sistema europeo Ets, il meccanismo che attribuisce un costo alle emissioni di anidride carbonica attraverso l’acquisto di quote da parte delle aziende interessate. Per il trasporto marittimo, questo significa un ulteriore onere per le compagnie di navigazione, chiamate a sostenere i costi delle emissioni prodotte dalle proprie navi.

L’intervista a Pasquale Russo, vicepresidente Confcommercio

Secondo Confcommercio, la combinazione tra il costo del carburante e il costo Ets supera il 50% del prezzo dei biglietti, con possibili ripercussioni sulle tariffe, sul trasporto delle merci e sulla competitività delle isole. L’associazione chiede una revisione delle regole europee, affinché la transizione energetica non aggravi gli svantaggi legati all’insularità. Ne abbiamo parlato con Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio, recentemente intervenuto in audizione presso la Commissione per le Politiche europee della Camera dei deputati sul pacchetto di misure per la revisione del sistema Ets, che ha illustrato le criticità del meccanismo e le modifiche ritenute necessarie.

Quanto incidono gli extracosti legati all’Ets sulle tariffe dei collegamenti marittimi con la Sicilia e quali conseguenze hanno per residenti e turisti?

«Sulle tariffe dei biglietti hanno sicuramente un impatto, su questo non c’è dubbio. Avendo un extracosto dovuto a una tassa, le compagnie ne ribaltano una parte sul prezzo del biglietto. Poi dipende anche dalle politiche commerciali di ciascuna compagnia di navigazione. Bisogna però fare attenzione: in Sicilia l’Ets si applica soltanto ai collegamenti con il continente, non a quelli con le isole minori, che sono esentati fino al 2035. La misura riguarda, quindi, le tratte tra la Sicilia e il resto del Paese, mentre sono escluse quelle verso le Eolie, le Egadi e le altre isole con meno di 200 mila abitanti. Detto questo, le merci risentono sicuramente di questa imposizione e anche i tanti turisti che arrivano in Sicilia via nave devono fare i conti con l’aumento del costo del biglietto».

Confcommercio chiede di estendere l’esenzione dall’Ets a tutte le isole, comprese Sicilia e Sardegna, richiamando il principio costituzionale che impegna la Repubblica a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. Quale intervento sarebbe necessario per raggiungere questo obiettivo?

«L’Ets è un sistema che sta penalizzando l’economia del nostro Paese. Lo dimostra anche la recente presa di posizione di alcuni governi, compreso quello italiano, sulla necessità di rivederlo. Anche il Consiglio ha chiesto alla Commissione europea di intervenire. Quello che si sarebbe dovuto fare era ottenere una deroga all’applicazione dell’Ets non soltanto per le isole minori, ma per tutti i territori che non hanno un collegamento stradale. Sicuramente la Sardegna, ma anche la Sicilia, che pur avendo un collegamento stradale è un’isola molto grande, nella quale i collegamenti marittimi hanno un’importanza notevole per le relazioni con il resto del Paese. Si sarebbe dovuta ottenere, a livello europeo, una deroga anche per le isole che superano i 200 mila abitanti. Purtroppo, questo non è stato fatto: abbiamo avuto un’esenzione parziale e limitata nel tempo. La battaglia, quindi, va condotta soprattutto a livello comunitario”.

La richiesta di rivedere l’Ets è compatibile con l’obiettivo della decarbonizzazione del trasporto marittimo?

“Assolutamente sì, perché ad oggi l’Ets non ha prodotto benefici in termini ambientali. Anzi, per quanto riguarda le merci e in particolare in Sicilia, si è tornati a viaggiare su strada perché è più conveniente rispetto alla nave, i cui noli sono aumentati anche per effetto di questo sistema. È una norma che impone una tassa, nella speranza che questa porti a investimenti, ma le tecnologie necessarie non sono attualmente disponibili in misura sufficiente. L’obiettivo è spingere le compagnie a utilizzare navi più ecocompatibili per ridurre le emissioni, ma non possiamo pensare di avere domani mattina navi elettriche o a idrogeno. Oggi alcune riduzioni sono possibili con le navi a GNL, ma questo combustibile non azzera gli effetti dell’Ets e manca una logistica distributiva sufficiente per alimentare tutte le navi a GNL. Bisogna inoltre considerare che le navi richiedono tempi lunghi di programmazione e costruzione e hanno una vita media di circa trent’anni. Non è possibile cambiare flotta da un giorno all’altro”.

Come si può garantire che anche le micro, piccole e medie imprese siciliane possano accedere più facilmente ai fondi destinati alla decarbonizzazione?

“Questo dovrebbe farlo il governo italiano, perché la gestione dei proventi dell’Ets è una competenza dei singoli Stati. Attualmente, la regolamentazione europea prevede che almeno il 50% dei proventi sia restituito alle imprese proprio per finanziare investimenti sulla decarbonizzazione. Da noi, però, questo non sta avvenendo: questi fondi non vengono utilizzati per consentire alle imprese di realizzare gli investimenti necessari. È una scelta che spetta alla politica”. La richiesta di Confcommercio si muove dunque su due fronti: rivedere le regole europee per tutelare i collegamenti con le isole e assicurare che le risorse generate dall’Ets sostengano concretamente la transizione delle imprese. Per la Sicilia, la sfida è conciliare gli obiettivi ambientali con la necessità di mantenere accessibili i trasporti e sostenere la competitività del territorio.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram