A Montecitorio, in un’Aula vuota, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre esponeva il Documento programmatico di finanza pubblica e sottolineava, numeri alla mano, la presenza di “nuvoloni all’orizzonte”, poiché non siamo più nell’età dell’oro, preannunciava una manovra ristretta (intorno ai 20 miliardi di euro), confermando una gestione rigida dei conti pubblici.
Settimana corta per i parlamentari, Aula deserta durante l’intervento di Giorgetti
Non certo un argomento secondario, ma in Aula erano presenti meno di venti deputati, di cui soltanto cinque di maggioranza. E il ministro leghista, giustamente, ha notato come i parlamentari non solo non vogliono lavorare di lunedì, ma nemmeno di martedì, ricordando che i lavori erano stati calendarizzati di martedì proprio perché i deputati si erano opposti a rientrare subito dopo il weekend.
Quello stesso giorno, però, la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni ha bocciato in Commissione Bilancio la proposta di legge per introdurre, per tutti i lavoratori, la settimana lavorativa ridotta a parità di salario. Quindi la settimana corta esiste solo per i parlamentari che, però, si sono giustificati adducendo la necessità, in clima di campagna elettorale, di lavorare nei lori territori.
Eppure Giorgetti stava esponendo un Documento programmatico che interessava tutti i territori e stava ribadendo la necessità di prendere una “decisione fondamentale”, perché “quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione”.
Giorgetti e i conti pubblici, una manovra finanziaria da 20 miliardi
“Questa rotta – ha aggiunto – riteniamo di doverla confermare in un momento come questo in cui si annunciano nuvoloni all’orizzonte e questo Documento risponde a questa impronta e mira a rispettare il sentiero di consolidamento della finanza e punta a rispettare i target fissati dalla nuova governance europea e se le condizioni lo consentiranno sarà possibile l’uscita dalla procedura a primavera”.
Il che, tradotto in parole povere, significa che non si prevedono maggiori finanziamenti né per il welfare, né per la sanità, né per l’istruzione eccetera, eccetera…
Giorgia Meloni rassicura i mercati sulla tenuta dei conti pubblici
Ma, per allontanare le nubi, la premier Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni al Senato, in vista del Consiglio europeo, ha rassicurato “i mercati e i cittadini” sulla tenuta delle finanze pubbliche e sul percorso economico del Governo.
Il riferimento ai “nuvoloni”, sollevato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in merito ai sacrifici e alle complessità della Legge Finanziaria, è stato bilanciato da un intervento focalizzato sulla crescita e sulla difesa della competitività italiana ed europea. Giorgia Meloni ha categoricamente smentito l’ipotesi che le spese destinate alla difesa vadano a discapito della salute pubblica, rassicurando sul fatto che “i soldi per la difesa non sono sottratti agli ospedali”.
Manovra economica, sanità ed energia: le critiche al Governo
La premier ha ribadito di voler insistere nel chiedere a Bruxelles un’ulteriore flessibilità di bilancio, facendo leva sull’impatto dell’inflazione e della crisi energetica globale e ha definito “molto rischioso” l’accordo Trump-Putin sul gas russo. Per “coerenza”, ha ribadito di voler continuare ad aiutare l’Ucraina.
Certo, avremmo auspicato soluzioni concrete sul piano sanitario, energetico e avremmo preferito che parlasse di pace, di tassazione sui sovraprofitti delle banche, delle industrie energetiche e delle forniture belliche anziché chiedere ulteriore flessibilità che inevitabilmente si traduce in una maggiore spesa netta finanziata a deficit.
Debito pubblico italiano e spesa europea, i rischi per le nuove generazioni
In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un debito pubblico strutturalmente elevato, accumulare nuovi margini di spesa rischia di compromettere il futuro delle nuove generazioni.
In sede di Commissione europea, peraltro, la Germania e gli altri Paesi “frugali”, hanno sostenuto la necessità di tagliare il bilancio e limitare la spesa europea; Giorgia Meloni, invece, ha trovato una piccola convergenza nel premier spagnolo Pedro Sanchez e nel primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. E ha trovato l’intesa per il decreto bollette che consisterà in un tetto al prezzo dell’energia prodotta con fonti fossili e delle forniture belliche.
Pina Travagliante
Professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania

